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La Cina e il G20: una nuova perla per la cintura cinese?

Il Giro del Mondo in 30 Caffè – La Cina, da pochi giorni, ha assunto la Presidenza del G20, il cui vertice si terrà ad Hangzhou il 4-5 settembre, con l’obiettivo di «rimediare alla crescita mondiale ancora troppo lenta e disuguale». Il Dragone, come nuova potenza globale, fungerà da ago della bilancia, attento ai bisogni delle economie emergenti, lottando contro la fame e le disparità, all’esterno come all’interno, oppure veicolerà solo i propri interessi economici per strappare agli Stati Uniti la leadership mondiale?

IL G20 E LA CINA – Il G20 ha rappresentato dal 2008 la principale piattaforma di confronto tra le economie più avanzate del mondo, l’Unione europea ed i Paesi emergenti, dalla quale si attendevano soluzioni efficaci alle crisi finanziarie ricorrenti, parzialmente svincolate dai limiti angusti imposti dagli interessi nazionali, attraverso una gestione multilaterale della governance internazionale. Alcune riforme dei sistemi di regolazione e sorveglianza finanziaria sono state realizzate, ma non si è riusciti a dare nuovo impulso alle economie occidentali, persistentemente impantanate in una crescita inferiore alla media, con alti livelli di disoccupazione e timori di deflazione: una sconfitta multilivello dovuta ad una realtà imperfetta (Krugman 2014). A fronte di ciò, la RPC, che pesava solo per il 4% sul volume di scambi globali fino all’ingresso nel WTO, nel dicembre 2001, raggiungeva successi eccezionali, tagliando nel 2014 il traguardo di prima economia mondiale, per PIL a parità di potere d’acquisto. Nel 2015 è riuscita a mantenere una crescita del 7%, nonostante gli squilibri delle borse, ed ha ottenuto che lo yuan fosse inserito a pieno titolo nel paniere SDR (diritti speciali di prelievo), pervenendo ad uno stadio definito “nuova normalità”, scandito da liberalizzazioni, sia economiche che finanziarie, e da un impianto di riforme radicali ad ampio spettro per un’espansione anche politica e culturale.

Fig. 1 – Xi Jinping farà gli onori di casa al G20 di Hangzhou

ORIZZONTI STRATEGICI – Alla chiusura, ad Antalya, in Turchia, dell’ultimo vertice del G20, insanguinato da attacchi terroristici transnazionali, dubbi, rabbia, rielaborazioni ideologiche e culturali si intrecciavano tra Oriente e Occidente, vagheggiando, solo a latere del summit, nuovi orizzonti, idonei ad elaborare una risposta globalmente coordinata al terrore. Lo scorso primo Dicembre, nell’assumere la presidenza del G20, il presidente Xi Jinping avviava una serie di incontri, volti ad affrontare “sia i sintomi, sia le cause” del «global terrorism» e ad esplicitare i nuovi target cinesi e le nuove linee di indirizzo politico, funzionali al nuovo ruolo da protagonista che lo Stato di Mezzo era intenzionato ad interpretare. Pechino sottolineava la necessità di implementare gli investimenti in infrastrutture per irrobustire la crescita economica e la collaborazione internazionale per ridurre l’impatto degli squilibri tra i mercati (spillover) e le reazioni che ne seguono (spill-backs). Gli incontri con i BRICS hanno rilanciato la necessità di nuovi modelli innovativi, rinvigoriti, interconnessi e inclusivi, sulla scia delle previsioni rese note dall’Ansa lo scorso 27 dicembre, relative all’ascesa tra le prime cinque economie del 2030 di India e Brasile. Il baricentro del potere mondiale si sposterà?

Fig. 2 – Una veduta di Hangzhou, che ospiterà a settembre il summit G20

PROSPETTIVE ED ASPETTATIVE GLOBALI – Il nuovo anno si apre con uno sguardo attento al G20, che si svolgerà nel settembre 2016 ad Hangzhou, nello Zhejiang, e permetterà alla Cina di veicolare una nuova immagine internazionale, grazie al dinamismo dell’economia interna e all’attività riformatrice del governo. L’incantevole bellezza della location cercherà di ammaliare il mondo, mostrando sia l’antico patrimonio storico e culturale, sia le sperimentazioni economiche all’avanguardia, modello di innovazione e vitalità. La Cina si proporrà come nuovo driver del gruppo in quanto, a fronte di una ripresa internazionale fragile, intende spingere per una crescita più sostenuta, verde, capace di creare nuova occupazione, sconfiggere la povertà e innalzare il PIL pro-capite. Il Paese di Mezzo sta anche ricalibrando la propria proiezione internazionale, con la possibilità di intervenire militarmente fuori dai confini nazionali secondo la nuova legge antiterrorismo, auspicando una stretta collaborazione tra tutti i membri del G20 affinché diventi una voce unica planetaria. La perla, caduta dalla via lattea, da cui, secondo antiche leggende, è nata Hangzhou, definita da Marco Polo la città più splendida del mondo, chiuderà  quella cintura (“string of pearls”) globale di strutture strategiche che, mischiando le carte geopolitiche tradizionali, coronerà la Cina paladina dello sviluppo, come dai tempi di Bandung, oppure tenterà di mettere in crisi (Pillsburry 2015) il potere americano?

Elisabetta Esposito Martino

China G20 logo

Fig. 3 – Il logo del G20 di quest’anno

Un chicco in più 

Il presidente cinese Xi ha lavorato come capo del comitato provinciale del Partito comunista cinese nello Zhejiang tra il 2002 e il 2007; il creatore di Alibaba, Jack Ma, proviene da Hangzhou, soprannominata la “capitale dell’e-commerce”. In questa città è stata ideata una piattaforma online, che vende esclusivamente prodotti per studenti universitari, che si è diffusa in quasi 2000 università. Il direttore dell’Accademia del Commercio della regione, Zhang Handong, ha dichiarato in un’intervista che il G20 permetterà alla città di accelerare notevolmente il suo sviluppo.

Michael Pillsbury, portavoce dei “panda huggers”, ha sostenuto per anni la più stretta collaborazione tra Stati Uniti e Cina, scommettendo sulla volontà di ascesa pacifica cinese. Nell’ultimo libro The Hundred-Year Marathon: China’s Secret Strategy to Replace America as the Global Superpower,  ritorna sui suoi passi e suona l’allarme, rileggendo la storia, recente ed antica, in particolare quella degli Stati combattenti (dal 453 al 221 a.C) cui pose fine Qin Shi Huangdi fondando l’Impero, con tattiche ingannevoli, frutto di una complessa strategia che, secondo molti, traspare anche oggi dagli indirizzi del governo della RPC.

Vedi inoltre: Krugman, P. La disfatta degli economisti, in «Micromega online», 16/9/2014.

Per maggiori informazioni sull’agenda della Presidenza cinese del G20, cliccate qui.

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Foto: nznationalparty

2 comments
ZucchiMariaChristina
ZucchiMariaChristina

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andreatorti90
andreatorti90

Credo che la leadership cinese debba mettere in pausa i suoi piani - veri o presunti - di egemonia mondiale per affrontare dei nodi molto importanti:


1) All'interno, il bivio fra volontà di "dirigismo" dell'economia e apertura ai mercati, per loro natura non controllabili da un solo attore statale, nonché la lunga e non facile transizione da potenza manifatturiera export-driven a economia di servizi trainata dalla domanda interna;


2) All'estero, lo scollamento sempre più evidente dalle altre economie emergenti e in via di sviluppo, specie in Africa; in Madagascar e altri Paesi, le popolazioni e gli imprenditori locali sembrano insofferenti nei confronti della penetrazione cinese: per quanto a lungo Pechino riuscirà a evitare di essere percepita come l'ennesima potenza neo-coloniale?


Insomma, è giusto riconoscere i grandi progressi della Cina, ed è altrettanto opportuno riconoscere l'ascesa di una governance globale multi-polare: ma penso che per il funerale dell'Occidente ci sia ancora tempo.