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Economia globale: si apre una nuova fase

Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Si è concluso un anno non del tutto positivo per l’economia globale, minacciata da diversi fattori di instabilità. Il 2016 porta con sé simili interrogativi; per questo sarà importante mantenere politiche il più possibile coordinate

IERI: UN ANNO COMPLESSO – Il 2015 si era aperto all’insegna di prospettive piuttosto positive per l’andamento dell’economia globale. Il risultato finale non è stato però pienamente all’altezza delle aspettative, dato che i fattori di rischio evidenziati da analisti e organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale si sono effettivamente verificati. La crescita del PIL mondiale, inizialmente prevista al 3,8%, è stata in seguito rivista leggermente al ribasso al 3,3% dal FMI. Le incertezze legate al terrorismo internazionale, il nuovo ciclo finanziario che ha portato ad una riduzione strutturale dei prezzi internazionali delle commodities, l’inflazione che è rimasta troppo bassa nelle economie più sviluppate (soprattutto in Europa), hanno mantenuto la crescita leggermente al di sotto delle previsioni iniziali. In particolare, ha destato molto stupore il rallentamento dell’economia cinese, la cui crescita è scesa per la prima volta dopo quasi trent’anni al di sotto del 7%: segno di una transizione strutturale in atto verso una fase più matura e che richiederà però di essere governata abilmente dalle autorità di Pechino. La crisi in molti Paesi emergenti, in particolar modo quelli esportatori di materie prime, ha colpito duramente regioni come l’America Latina e soprattutto un Paese come il Brasile, in cui sulle difficoltà economiche si è innestata una crisi politica che potrebbe portare ad una rischiosa paralisi in un anno cruciale come il 2016, in cui la nazione sudamericana sarà sotto i riflettori per lo svolgimento delle Olimpiadi di Rio.

Fig. 1 – Il crollo della borsa di Shanghai avvenuto in estate ha destato parecchio scalpore

OGGI: UN MONDO IN EVOLUZIONE – L’elemento principale da registrare al momento attuale, al di là degli andamenti delle singole economie, è la transizione strutturale che sta attraversando l’economia globale. Le caratteristiche principali di questo fenomeno sono:

  • Gli USA hanno ripreso ad essere la “locomotiva” principale dell’economia mondiale. Con una crescita del 2.6% nel 2015, e una attesa del 2.8% nel 2016, gli Stati Uniti si sono lasciati definitivamente alle spalle la crisi del 2008-09 riuscendo anche a contenere la disoccupazione. Ma non è tutto oro quel che luccica: il peso del lavoro nella composizione del reddito statunitense sta diminuendo costantemente, il che implica una graduale compressione dei salari in favore dei detentori di capitale. Attenzione dunque all’aumento delle disuguaglianze in un Paese che è già ai primi posti tra le economie sviluppate in quanto a distribuzione diseguale del reddito;
  • L’Europa è tornata a crescere, ma non abbastanza. Nel 2015 si dovrebbe registrare un +1.9%, che è un dato non del tutto soddisfacente soprattutto nell’Eurozona, al netto degli ingenti sforzi effettuati dalla Banca Centrale Europea attraverso il Quantitative Easing voluto fortemente da Mario Draghi. La politica monetaria espansiva non è stata infatti finora in grado di riattivare il meccanismo dell’inflazione;
  • La Cina deve cambiare modello di crescita, da un’economia sostanzialmente di investimenti e di esportazioni ad una più concentrata sui consumi interni. È una fase capitata a tutte le economie e che impone a Pechino di evitare “scossoni” troppo forti, anche perché le implicazioni per il resto del mondo sono più che rilevanti;
  • Gli emergenti non sono più il traino principale dell’economia globale. La fine del “supercycle” delle materie prime ha ridotto drasticamente le entrate fiscali di questi Paesi, soprattutto in Sudamerica, mettendo a nudo i limiti di modelli sviluppo focalizzati troppo sulle esportazioni.

Fig. 2 – Janet Yellen, al timone della Fed: le decisioni della Banca Centrale USA saranno decisive nel 2016

DOMANI: UN FUTURO CON TANTI INTERROGATIVI – Secondo il FMI la crescita mondiale dovrebbe essere del 3,8% nel 2016 (vedi grafico). Al di là del dato del PIL, considerato sempre più “freddo” e incapace di restituire un’immagine fedele dell’economia globale nella sua complessità, le economie più sviluppate stanno andando incontro a dei cambiamenti epocali: i tassi di crescita attuali sono destinati a rimanere bassi (il cosiddetto “New Normal” ben descritto da Larry Summers) se non verranno effettuate profonde riforme strutturali volte a sviluppare nuovi settori ad alto contenuto tecnologico e di capitale umano che possano aumentare il prodotto potenziale e anche ridurre la disoccupazione. Il capitalismo occidentale ha dunque bisogno di un profondo ripensamento per poter continuare a guidare l’economia mondiale, che vada oltre a politiche monetarie di volta in volta espansive (come nel caso europeo) o restrittive (come negli USA, dove la Fed continuerà a far crescere i tassi di interesse, seppur lentamente).

Crescita PIL globale 2016

Fig. 3 – Le prospettive di crescita del PIL globale (elaborazione “Il Caffè Geopolitico” su dati FMI)

Dall’altro lato, anche per gli emergenti si porranno interrogativi simili: la battuta d’arresto imposta dalla frenata dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime indica che la diversificazione della produzione è sempre più una necessità per garantire crescita e sviluppo stabili e duraturi. Ecco perché, dunque, anche un presunto “gigante” come la Russia continuerà nel 2016 ad avere difficoltà economiche, al netto delle sanzioni imposte dall’UE e dalle altre potenze occidentali.
L’anno che sta cominciando apre dunque le porte ad un periodo di profonda transizione, che dovrà essere governata dalle autorità economiche e finanziarie con lungimiranza e disponibilità a collaborare e a coordinarsi. Altrimenti potremmo continuare a parlare di “stagnazione secolare” per molto tempo ancora. La linea tra le opportunità di una nuova, interessante fase di sviluppo e una di esaurimento del potenziale di crescita è molto sottile.

Davide Tentori

Foto: …-Wink-…

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1 comments
Bruno Nieddu
Bruno Nieddu

Insomma, non mettete da parte l'ombrello perché può ancora succedere di tutto...