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La crisi dei rifugiati e le sfide future: ci serve forza lavoro

Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Il 2015 è stato un anno tragico per i migranti e rifugiati, eppure ricco di sfide e di punti di riflessione sulla crescente importanza del tema migrazione, sia per l’Unione Europea che per il mondo

2015: UN ANNO DI EMERGENZE, UN PUNTO DI ROTTURA – Il 2015 è stato particolarmente duro sul fronte migrazione, specialmente in Europa. Non che prima la situazione fosse semplice, ma l’anno passato ha rappresentato per certi versi il punto di rottura tra il gestibile e l’ingestibile, tra il trascurabile e l’essenziale. Tutti ricordiamo la morte di 800 persone su un barcone nel Mediterraneo in aprile. Non è stata la prima volta e non sarà l’ultima, ma di certo è stato un momento di enorme shock per il mondo, così come la morte del piccolo Aylan, la cui foto, diventata icona dell’orrore delle morti in mare, ha imperversato su internet per mesi. Invece che alle foto, però, guardiamo ai numeri: nel 2015 956.456 persone hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere le coste europee (Italia e Grecia nel 99% dei casi), 3.695 dei quali sono decedute o disperse. A questo si aggiunga un aumento vertiginoso (150%) delle richieste di asilo nel 2015 rispetto al 2014: solo tra luglio e settembre le richieste ricevute dagli UE-28 da parte di cittadini extra-europei sono state 413.800. Nello stesso periodo l’UE ha garantito il diritto d’asilo a 33.100 Siriani.

Aumento delle richieste d’asilo nell’UE 2014-2015. Fonte: Dati Eurostat, 9 Dicembre 2015. Per accedere all’intero report cliccare qui
Aumento delle richieste d’asilo nell’UE, 2014-2015. Fonte: Dati Eurostat, 9 Dicembre 2015. Per accedere all’intero report cliccare qui

La provenienza dei richiedenti-asilo spazia tra 149 nazionalità, le più rappresentate sono siriana, afgana e irachena. Tra i migranti “irregolari” provenienti dalle rotte mediterranee figurano inoltre in gran numero eritrei, nigeriani e somali. Tutti paesi caratterizzati da forte instabilità e profonde rotture che difficilmente saranno sanate nel breve periodo. Molteplici sono le cause di questa diaspora–conflitti civili e regimi autoritari innanzitutto– e molteplici i frutti: difficile gestione delle frontiere, morti in mare, proteste della società civile e cambiamenti di rotta politica. Dal lancio dell’operazione Sophia, alla risoluzione 2240 del Consiglio di Sicurezza e all’introduzione delle quote migranti, dall’apertura delle frontiere alla loro chiusura con il filo spinato a grossi summit (quello della Valletta in primis) e alle donazioni e importanti aumenti di budget (si veda per esempio il Frontex) ogni azione nel corso di quest’anno si è rivelata insufficiente a sanare l’emergenza di una crisi dei rifugiati divenuta oramai mondiale.

DOVE SIAMO, DOVE ANDIAMO – La situazione attuale presenta un numero elevato di problemi su diversi fronti.

  • L’aumento vertiginoso di rifugiati e richiedenti asilo in Europa è stato accompagnato da scontri e proteste. Uno dei moventi sta nella decisione di dare la precedenza di ingresso a certe nazionalità (in particolare siriana, irachena e afgana) piuttosto che ad altre  (come è accaduto in Grecia a dicembre)
  • Il dibattito tra libertà di movimento e sicurezza in Europa si è intensificato. Le frontiere sono fragili, e l’area Schengen a rischio. La situazione richiede un bilanciamento tra intelligence, controllo delle frontiere e gestione dei rifugiati in entrata.
  • L’ingresso di così tante persone non presenta solo il problema di trovare “un posto in cui metterle”, ma anche provvedimenti legislativi che garantiscano loro uno stato legale (in particolare ai minori e agli orfani), assistenza sanitaria, la prospettiva di un impiego e un livello minimo di istruzione per i bambini. In poche parole, accordare l’ingresso senza pensare all’integrazione può non essere sufficiente.
  • L’Euro-barometro, pubblicato in novembre, mostra che l’immigrazione è il tema ritenuto più importante dai cittadini dell’Unione Europea. La centralità del problema, unita al malcontento generale dei cittadini, diventa terreno fertile per la crescita di movimenti populisti e di un inasprimento delle politiche sull’immigrazione in molti paesi europei, inclusi quelli storicamente accoglienti.

LE SFIDE FUTURE – Vuoi per questioni geografiche, vuoi per ragioni politiche ed economiche, la situazione dei migranti nel 2015 è stata affrontata in due modi differenti, talvolta opposti tra loro. Da un lato, molti Paesi hanno avuto un atteggiamento di chiusura e ostilità inasprendo le misure di accoglienza e radicalizzando il dialogo politico. Dall’altro, alcuni hanno avuto un approccio più razionale e rivolto all’apertura. Se la prima strada è la più semplice, la seconda è senz’altro quella più sostenibile nel lungo periodo. Alla base di questi massicci flussi migratori, infatti, vi sono conflitti di difficile risoluzione a prescindere dall’intervento occidentale, in particolare la crisi umanitaria in Siria che si prevede di durata ventennale. I campi profughi nei Paesi ai confini siriani sono sovraffollati e sotto-finanziati. Insomma, il mondo è grande, e non è pensabile lasciare intere generazioni a crescere dentro a delle tendopoli. Politiche repressive e anti-immigrazione rischiano solo di rimandare le soluzioni di una crisi che oggi è sanabile, ma che domani potrebbe diventare catastrofica. I migranti fuggono da situazioni insostenibili, e segregarli o rimandarli indietro non farà altro che logorare l’immagine dell’occidente – dell’Unione Europea in particolare– fomentare dissensi e alzare barriere, sia con le parole che con il filo spinato. Il nostro futuro demografico è multietnico, e ancora più di prima. La nostra società può beneficiare di questi profughi, per molti motivi, e la  sfida dal 2016 in poi sarà l’integrazione, sotto molti aspetti. 

Fig. 1 – Migranti scortati dalla polizia attraverso i campi dal villaggio di Rigonce (Slovenia) al campo rifugiati di Brezice, 23 Ottobre 2015

Fig. 2 – Migranti Siriani e Afgani in protesta in Ungheria, Settembre 2015

 

Fig 3 – Due bambini Siriani vanno in bici nel campo rifugiati di , Giordania. Con una popolazione di oltre 79.000 abitanti, il campo è oramai diventato la quarta città più grande del paese.

 

Fig. 4 – Il campo profughi Grande Synthe, vicino a Dunkerque nella Francia Settentrionale, ospita più di 2000 migranti, soprattutto Curdi e Iracheni.

 

Fig. 5 – Foto di Gruppo al Valletta Summit on Migration, 11-12 Novembre 2015

 

Un chicco in più

Per avere una buona panoramica dei flussi migratori e di molte tematiche ad essi legate, consigliamo di visitare il sito del progetto “Open Migration”, a questo link 

Foto: Oxfam International

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