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Angola e India, tra rapporti bilaterali e multilaterali

Il terzo Forum India-Africa, tenutosi a New Delhi a fine ottobre, rappresenta soltanto uno dei meccanismi di cooperazione Sud-Sud tra le due sponde dell’Oceano indiano. In questa occasione vediamo una panoramica dei rapporti tra Angola e India, due Paesi dalla forte relazione bilaterale.

PARTNER PER L’INDIPENDENZA – Con il risveglio nazionalistico delle società africane tutelate dalle potenze coloniali occidentali, sia nell’ambito di Società delle Nazioni e ONU, sia quanto a tendenze egemoniche durante la Guerra Fredda, vari gruppi indipendentisti cercarono un determinante sostegno ideologico e concreto nel Movimento dei Paesi non-allineati (MPNA), istituzionalizzato nel 1961 da Nasser (Egitto), Tito (Jugoslavia), Nehru (India) e Sukarno (Indonesia) come alternativa all’insostenibile influenza di USA e URSS, nonché come piattaforma internazionale di solidarietà, autonomia e sviluppo.

IL FORUM INDIA-AFRICA – A distanza di oltre 50 anni, quegli stessi ideali continuano a essere tuttora i principi cardine della cooperazione Sud-Sud, come indicato più volte nei preamboli delle edizioni dell’India–Africa Forum Summit (IAFS) riguardo alla necessità di «ridefinire e rinvigorire la decennale partnership e i legami culturali e storici tra il continente africano e l’India» (2008) e «riaffermare che la collaborazione resta basata sui fondamentali principi di uguaglianza, rispetto e beneficio reciproci, nonché comprensione storica tra i popoli» (2011), il tutto alla luce «della comune esperienza del passato coloniale e della solidarietà nella resistenza che hanno cementificato le comuni aspirazioni per un ordine politico-economico internazionale più giusto ed equo» (2015).

Fig. 1 – Manuel Vicente, vicepresidente dell’Angola, con Vijay Kumar Singh, ministro degli Esteri indiano

ANGOLA E INDIA – Nel discorso che sancì l’indipendenza dell’Angola nel 1975, il presidente Neto proclamò la nascita di una Repubblica popolare, basata sui principi della democrazia e allineata, nell’ambito della politica estera, ai canoni del MPNA. Il Movimento popolare di liberazione dell’Angola (MPLA), d’ispirazione marxista-leninista, arrivava al potere in Angola mentre Indira Gandhi, figlia ed erede politica di Nehru (uno dei fondatori del MPNA), governava l’India con il Congresso Nazionale Indiano, partito dalle tendenze socialiste e nazionaliste. Nonostante nel tempo le forze politiche in Angola e India abbiano cambiato alcuni indirizzi (il Movimento popolare di liberazione, per esempio, ha abbandonato il marxismo-leninismo negli anni Novanta, aprendosi alla democrazia e al mercato), le esperienze del passato continuano a favorire il mantenimento di strettissimi rapporti politici, diplomatici e soprattutto economici tra i due Paesi.

Fig. 2 – Il Presidente angolano Jose Eduardo Dos Santos

RAPPORTI ECONOMICI – In seguito all’apertura del MPLA all’economia di mercato e alla necessità di ricostruire le infrastrutture distrutte dalla guerra civile, l’Angola aveva – e ha – bisogno, oltre che di buoni rapporti diplomatici, anche di un sostanziale e costante flusso d’investimenti esteri, sia nel settore delle risorse energetiche (che costituisce l’80% delle entrate), sia – e forse in primo luogo – negli altri settori ancora da sviluppare. Il fallimento nei fatti della Conferenza internazionale dei donatori per la ricostruzione dell’Angola ha condotto a un notevole incremento dei rapporti del Paese africano con la Cina (divenuta il principale partner commerciale, con 27 miliardi di euro d’interscambio nel 2014, a fronte dei 12,7 miliardi con l’UE) e con l’India. Nello specifico, l’interscambio tra Luanda e New Delhi è cresciuto in modo esponenziale, passando dai 150 milioni di dollari nel biennio 2005-2006 ai 4,3 miliardi nel 2009-2010, fino agli oltre 7,5 miliardi del 2012-2013. Stando ai dati, in termini di bilancia commerciale – che è abbastanza equilibrata – l’Angola importa dall’India prodotti agricoli e macchinari vari, mentre l’export da Luanda verso New Delhi è fondamentalmente circoscritto al petrolio.

Fig. 3 – Foto di gruppo all’India-Africa Summit Forum

COOPERAZIONE MULTILATERALE – Contrariamente ai due primi India-Africa Forum Summit, ai quali parteciparono soltanto delegazioni dell’Unione africana, di un numero limitato di Paesi e delle Comunità economiche del continente, quello appena concluso è stato allargato a tutti gli Stati (Angola compresa) e ha avuto luogo dopo due avvenimenti importanti per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile: l’approvazione da parte dell’Unione africana dell’Agenda 2063 (che sarà l’anno del centenario dell’Organizzazione) e l’adozione dei 17 obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile entro il 2030. L’India-Africa Summit Forum è nato anche per contrastare il dominio del Forum per la cooperazione Cina-Africa, nonostante la presenza indiana nel continente risalga al periodo precedente agli anni delle indipendenze: oggi ci sono molti africani di origine indiana, soprattutto nei Paesi affacciati sull’Oceano Indiano (il Sudafrica ne ha 1,4 milioni, mentre nelle Mauritius gli afro-indiani costituiscono più del 50% della popolazione).

DIVERSIFICARE L’ECONOMIA E ATTIRARE CAPITALI – In termini statistici, India e Africa compongono insieme circa un terzo della popolazione mondiale, ma non sono rappresentate in modo proporzionale nelle Organizzazioni internazionali. Complessivamente l’interscambio tra New Delhi e il continente ha raggiunto, nel 2014, i 74 miliardi di dollari, mentre per quanto riguarda Pechino ammonta a oltre 220 miliardi, sebbene gli investimenti della Repubblica popolare abbiano subito un brusco rallentamento nel primo semestre del 2014. Per l’Angola il Summit è giunto proprio nel momento in cui il Governo sta promuovendo una politica di diversificazione dell’economia, per ridurre la forte dipendenza dal petrolio e per evitare i rischi derivanti dall’abbassamento dei suoi prezzi nei mercati internazionali. In merito, come conseguenza della riduzione del costo del greggio, le autorità di Luanda hanno dovuto tagliare più della metà del budget del 2015 (45,6 miliardi di euro), con un 7% di deficit che ha costretto l’Angola non solo a indebitarsi nei confronti di Cina e istituzioni finanziarie internazionali, ma anche ad attuare una politica economica di austerity. In ogni caso, la collaborazione tra Luanda e New Delhi è strategica e destinata a durare ancora a lungo, non in ultimo per sviluppare progetti dedicati all’agricoltura: fu precisamente un anno fa che l’ambasciatore in India, Manuel Bravo, ricordò agli investitori del Paese asiatico che l’Angola dispone di 30 milioni di ettari di terre arabili e del 12% del bacino idrico del continente.

Issau Quintas Agostinho

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Foto: Share GK

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