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India e Malesia: una nuova alleanza nel Sud-est asiatico?

India e Malesia stanno sviluppando da tempo solide e promettenti relazioni bilaterali, soprattutto in campo economico e militare. In tal senso la recente visita di Narendra Modi a Kuala Lumpur è parsa suggellare la nascita di una nuova alleanza strategica nel Sud-est asiatico, capace di garantire la sicurezza regionale e di contenere le crescenti ambizioni marittime della Cina. Non mancano però dubbi e incertezze, alimentati dalle tradizionali tensioni etnico-politiche della Federazione malese.

IL VIAGGIO DI MODI IN MALESIA – Tre settimane fa il Premier indiano Narendra Modi si è recato in Malesia per partecipare ai lavori del tredicesimo ASEAN-India Summit, tenutosi in contemporanea con il decimo East Asia Summit (EAS) a Kuala Lumpur. Durante l’evento Modi ha confermato il desiderio del suo Paese di giocare un ruolo più attivo nel Sud-est asiatico, sostenendo ambiziose iniziative come l’autostrada trilaterale India-Myanmar-Thailandia e la lotta ai cambiamenti climatici, e ha insistito sulla necessità di sviluppare un sistema di sicurezza collettivo nella regione per far fronte alla duplice minaccia della pirateria e del terrorismo islamista. Il Primo ministro indiano ha anche rimproverato implicitamente la Cina per il suo atteggiamento “aggressivo” nel Mar Cinese Meridionale, anche se non è mancato un incontro relativamente cordiale con il Premier cinese Li Keqiang a margine del contemporaneo EAS, presenziato anche dal Presidente americano Barack Obama e dal Primo ministro giapponese Shinzo Abe.

Fig. 1 – Il Premier indiano Narendra Modi con il suo omologo malese Najib Razak, novembre 2015

Dopo aver partecipato ad entrambi i vertici internazionali, Modi si è intrattenuto ancora in Malesia per un paio di giorni, coltivando le già cordiali relazioni bilaterali con il Governo di Najib Razak. In tal senso i due Premier hanno firmato una serie di importanti accordi economici e militari, incluso uno per la creazione di una comune struttura di addestramento e manutenzione tecnica per i caccia multiruolo Sukhoi Su-30, usati dalle Aviazioni di entrambi i Paesi. Modi e Razak hanno anche siglato un’intesa per la lotta al cyber-terrorismo e si sono impegnati a collaborare per la sicurezza marittima e la prevenzione dei disastri naturali. Al termine dei loro colloqui ufficiali i due leader si sono poi recati nel centro di Putrajaya, capitale amministrativa della Malesia, dove hanno inaugurato insieme un gigantesco torana, tradizionale porta d’ingresso dei templi induisti e buddisti. Accompagnato dall’Alto Commissario Shri T.S. Tirumurti, Modi ha infine visitato la missione Ramakrishna di Kuala Lumpur, una delle più antiche fondate al di fuori dell’India, dove ha inagurato una grande statua in onore di Swami Vivenakanda, discepolo prediletto di Ramakrishna e padre spirituale del moderno nazionalismo indiano.

PARTNERSHIP STRATEGICA – Ricca di impegni politici e mondani, la visita di Modi in Malesia è parsa suggellare la crescente intesa strategica tra New Delhi e Kuala Lumpur, sviluppatasi soprattutto a partire dai primi anni Duemila. Pur intrattenendo cordiali relazioni diplomatiche sin dal 1957, India e Malesia non hanno infatti cercato una collaborazione militare o economica più stretta per diversi decenni, scontrandosi anche saltuariamente per l’egemonia navale nel Mar delle Andamane. L’istituzione di un sistema regolare di consultazioni militari bilaterali nel 1993 ha rappresentato il primo passo verso una maggiore intesa tra i due Paesi, alimentata anche dal tumultuoso sviluppo economico del Sud-est asiatico. Gradualmente l’interscambio commerciale indo-malese è aumentato da pochi milioni di rupie malesi a svariati miliardi di dollari, raggiungendo un incremento annuale record del 7.3% nel 2012. A trainare gli scambi tra i due Paesi, soprattutto a favore della Malesia, sono i settori chimico, minerario e alimentare, con la recente aggiunta di quello tecnologico. La Malesia è anche il diciannovesimo maggiore investitore straniero in India, per un valore complessivo di oltre 618 milioni di dollari nel periodo 2000-2013, e grandi compagnie malesi come PETRONAS e Astro All Asia Networks plc hanno conquistato importanti segmenti di mercato locale nei rispettivi settori. Da parte sua l’India ha iniziato seriamente a investire in Malesia negli ultimi anni, finanziando cinque grandi progetti industriali nel 2011 e dieci nel 2012. A Kuala Lumpur sono ormai attive anche diverse grandi aziende indiane come Biocon, Manipal Group e Veeda Clinical Research, che stanno dando un significativo contributo allo sviluppo del settore farmaceutico malese e all’espansione delle locali strutture universitarie.

Fig. 2 – Il mercato finanziario di  Kuala Lumpur, uno dei più importanti del Sud-est asiatico

Visto lo stabilirsi di solide relazioni militari e il continuo infittirsi di quelle economiche, non sorprende quindi la decisione dei due Governi di firmare una formale Partnership Strategica nell’ottobre 2010, volta a rendere permanente la cooperazione indo-malese nel medio e lungo periodo. Un impegno confermato negli anni successivi dai continui scambi di visite ministeriali tra India e Malesia, inclusa quella del Premier malese Najib Razak a Delhi del dicembre 2012, avvenuta in occasione delle celebrazioni per il ventesimo anniversario delle relazioni tra ASEAN e India. Nell’ambito dell’accordo di Partnership Strategica del 2010, è stata anche istituita una struttura permanente di consultazione per le maggiori aziende dei due Paesi, ovvero l’India-Malaysia CEO Forum, che mira ad aumentare il numero di joint venture indo-malesi e a favorire i rispettivi investimenti economici nel Sud-est asiatico. Nonostante una certa aperiodicità nelle proprie riunioni, il Forum ha presentato spesso interessanti proposte per il rafforzamento dei rapporti commerciali indo-malesi e i suoi suggerimenti più recenti hanno preparato il terreno per la firma degli accordi economici tra Modi e Razak, che prevedono anche una maggiore interazione dell’organizzazione con le istituzioni finanziarie e industriali dei due Paesi.

SICUREZZA REGIONALE – Pur focalizzato sull’ulteriore sviluppo della partnership economica con Kuala Lumpur, il viaggio malese di Modi è stato però dominato dal tema della sicurezza, con una costante enfasi sulla necessità di rafforzare la cooperazione militare tra India e Malesia. Questa cooperazione è già ben avviata da tempo e ha conosciuto una significativa accelerazione dopo la visita a Kuala Lumpur del ministro della Difesa indiano A. K. Antony nel 2008, punto di partenza per la nascita di una vera e propria alleanza militare tra i due Paesi. Sulla base delle linee guida negoziate da Antony con il Governo malese, la Royal Malaysian Air Force (RMAF) ha cominciato infatti a ricevere regolare addestramento da esperti indiani sull’uso dei caccia Su-30 e ha stabilito relazioni privilegiate con la Hindustan Aeronautics Limited (HAL) per la manutenzione tecnica della propria flotta aerea. Allo stesso tempo la Marina indiana ha cominciato a partecipare regolarmente alla Langkawi International Maritime and Aerospace Exhibition (LIMA), una delle maggiori fiere della difesa organizzate in Malesia, e ha visitato spesso con le proprie unità diversi porti malesi, stabilendo cordiali rapporti di collaborazione e amicizia con la Royal Malaysian Navy. L’Esercito indiano e quello malese hanno infine lanciato corsi d’addestramento congiunti e organizzano aperiodicamente l’esercitazione bilaterale Harimau Shakti, incentrata soprattutto su tattiche anti-terrorismo e di counterinsurgency.

Fig. 3 – Un gruppo di caccia Sukhoi Su-30 in dotazione alla Royal Malaysian Air Force

Nonostante questi promettenti sviluppi, l’India non pare comunque soddisfatta dei propri legami militari con la Malesia, e Modi ha rilevato più volte nei suoi colloqui con Razak la necessità urgente di stabilire una maggiore partnership difensiva tra i due Paesi, indirizzata specialmente contro la sempre più pressante minaccia del terrorismo islamista nell’Oceano Indiano. Da questo punto di vista gli accordi militari firmati dai due Premier prevedono lo sviluppo di programmi comuni di cybersecurity e un’intensificazione delle proprie esercitazioni congiunte in ambito di anti-terrorismo e counterinsurgency. La decisione di creare un forum di consultazione permanente tra le rispettive forze aeree per l’uso dei caccia Su-30, però, tradisce anche la crescente insofferenza di New Delhi e Kuala Lumpur verso le ambizioni marittime della Cina nel Sud-est asiatico, espresse con particolare forza nelle recenti dispute sulle isole del Mar Cinese Meridionale. La Malesia è infatti direttamente coinvolta in alcune di queste dispute, soprattutto quelle relative all’arcipelago delle Spratly, e guarda con sempre maggiore preoccupazione all’atteggiamento aggressivo di Pechino nell’area. Un sentimento condiviso dall’India, già ai ferri corti con la Cina per l’espansione diplomatica ed economica di quest’ultima nell’Oceano Indiano, ed espresso apertamente da Modi durante il suo discorso all’ASEAN-India Summit di quest’anno, in cui il Premier indiano ha invitato tutti i Paesi coinvolti nelle dispute nel Mar Cinese Meridionale a rispettare il diritto internazionale e ad adottare un “codice di condotta” comune per la risoluzione di tali controversie. Parole cortesi ma ferme, rivolte chiaramente alla Cina e accolte con particolare soddisfazione dal Governo malese, ormai alleato chiave di New Delhi nel complicato contesto internazionale del Sud-est asiatico.

INSTABILITÀ POLITICA MALESE – A dispetto di forti interessi economici e strategici comuni, la crescente intesa tra India e Malesia non appare comunque priva di numerose incertezze e fragilità. New Delhi deve infatti ancora dimostrare di essere un partner veramente affidabile per i Paesi ASEAN, soprattutto a livello militare, e le sue ambizioni navali nel Mar delle Andamane potrebbero rappresentare un serio ostacolo nei rapporti con Kuala Lumpur, assai gelosa delle proprie prerogative nell’area e già in conflitto con la Thailandia per lo sfruttamento delle locali risorse ittiche e minerarie. Ma i principali dubbi sul futuro della partnership indo-malese sono legati alla crescente instabilità politica della Malesia, alimentata da vecchi conflitti etnici e nuove tensioni socio-economiche. Sempre più impopolare, il Governo di Razak – principale forza motrice degli accordi economici e militari con l’India – è infatti indebolito da gravi scandali finanziari e continua a perdere consensi a favore di forze politiche nazionaliste e islamiste.

Fig. 4 – Il leader dell’opposizione malese Anwar Ibrahim, condannato recentemente a cinque anni di carcere per “sodomia”

L’opposizione democratica guidata dall’ex vice-Premier Anwar Ibrahim, condannato a cinque anni di carcere per “sodomia”, soffre una simile crisi di legittimità e di consensi, accompagnata da un graduale riaccendersi della tradizionale rivalità etnica tra la maggioranza malese e la minoranza cinese, protagonista del recente boom economico del Paese. E sullo sfondo pesa anche la persistente emarginazione sociale della popolosa comunità indiana (oltre due milioni di persone), sottoposta spesso a pesanti pratiche discriminatorie da parte della maggioranza malese. Un contesto politico assai turbolento, quindi, che mette a rischio la stabilità governativa del Paese e i tanti impegni presi dalle Autorità di Kuala Lumpur verso il vicino gigante indiano.

Simone Pelizza

Un chicco in più

L’ex Premier malese Mahathir bin Mohamad, dominatore assoluto della vita politica del suo Paese per oltre quarant’anni, è di origini indiane. Suo padre, Mohamed Sikander Kutty, proveniva infatti dallo Stato del Kerala, sulla costa sud-orientale dell’India. Altre figure pubbliche malesi con origini indiane sono l’attuale ministro della Sanità Subramaniam Sathasivam, il poeta Cecil Rajendra, la giornalista Sumisha Naidu e il magnate aeronautico Tony Fernandes.

Foto: Foto Penerangan

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