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Qual è la situazione economico-politica della Repubblica Ceca?

Da chi è composto il Governo ceco? Su che fronti si muove la politica internazionale di Praga? Quali sono stati i recenti miglioramenti a livello economico?

1. DA CHI È GUIDATA LA REPUBBLICA CECA? – Le dimissioni del Primo ministro Petr Nečas del Partito Democratico Civico (ODS) e la caduta del suo Governo di centrodestra nel 2013, assieme all’esperienza insufficiente dell’esecutivo tecnico degli ultimi sei mesi, hanno portato a elezioni legislative anticipate. Dal gennaio 2014, Bohuslav Sobotka, presidente del Partito Socialdemocratico Ceco, è il Primo ministro della Repubblica Ceca. Il Governo di coalizione, schierato prevalentemente su una linea di centrosinistra, è composto da 16 ministri e formato da 3 partiti: il Partito Socialdemocratico Ceco, ANO 2011 (acronimo per “Partito dei Cittadini Insoddisfatti”) e l’Unione Cristiana e Democratica – Partito Popolare Cecoslovacco. Il Partito socialdemocratico Ceco, detentore di 50 seggi e collocato nel centrosinistra, fondato addirittura nel 1878 durante la dominazione austriaca, è membro dell’Internazionale socialista e del Partito Socialista Europeo. ANO 2011, invece, collocato al centro, grazie ad un’ideologia tendenzialmente liberale (ma populista), è membro di Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa e detiene 47 seggi. Infine, l’ultimo partito (le cui origini anche in questo caso risalgono al 1894), l’Unione Cristiana e Democratica – Partito Popolare Cecoslovacco, con soli 14 seggi, è collocato nel centro-destra per la sua ideologia cristiano democratica e per il suo conservatorismo sociale. Il Presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, proveniente dal Partito dei diritti civili e in carica dal marzo 2013, è succeduto a Václav Klaus. Zeman ha sconfitto Schwarzenberg ottenendo il 54,8% dei voti.

Fig. 1 – Una veduta di Praga

2. LA POSIZIONE INTERNAZIONALE – La Repubblica Ceca è membro ONU dal 1993 e NATO dal 1999. Membro dell’Unione europea dal 2004, non rientra ancora nell’eurozona a seguito dei vari rinvii compiuti negli scorsi anni: il programma iniziale prevedeva l’entrata nell’euro nel 2010, ma a causa del forte deficit fu rinviata al 2012. L’ingresso però è slittato nuovamente, prima al 2015 e poi al 2019. Il nuovo Presidente della Repubblica Miloš Zeman, eletto nel 2013, invocando comunque un referendum per la decisione, si è dimostrato più sensibile ai temi europei e favorevole a una maggiore presenza di Praga in Europa, incontrando anche il sostegno del nuovo esecutivo socialdemocratico guidato da Sobotka. La politica estera di Praga, però, ha anche un occhio di riguardo alla Russia e ai Paesi dell’area balcanica: in particolar modo, le relazioni con la prima si sono consolidate nel settore economico e finanziario per gli investimenti russi in Repubblica Ceca (tenendo presente anche l’importanza della dipendenza energetica da Mosca). In questo senso, Praga guarda al Partenariato Orientale dell’UE come un importante strumento per gestire e sviluppare i rapporti con Mosca. Nei Balcani, invece, ambisce a un ruolo di guida verso l’Europa in considerazione dei legami storico-culturali esistenti. Infine sono importanti anche le relazioni che legano Repubblica Ceca a Slovacchia, con cui Praga punta a migliorare la collaborazione politica (tramite riunioni congiunte degli esecutivi) ed economica (cooperazione nel settore energetico basata su una maggiore produzione di energia nucleare).

Fig. 2 – Milos Zeman, Presidente della Repubblica Ceca

3. LA SITUAZIONE ECONOMICA  Nel 2014, dopo un periodo di stagnazione a seguito della crisi del 2007-2010, il PIL della Repubblica Ceca è tornato a crescere (+2,4%) così come i consumi privati e gli investimenti di capitale fisso. Il tasso di inflazione rimane lontano dall’obiettivo della Banca Centrale e ha registrato un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente (è stato dello 0,4%). Questa diminuzione del tasso di inflazione si deve soprattutto alla diminuzione dei prezzi del carburante, dell’elettricità, dei prodotti alimentari e delle bevande non alcooliche. Per quanto riguarda la produzione industriale, che ha visto una lieve crescita, degno di nota è senz’altro il settore automobilistico, per il quale il 2014 è stato un anno record: la Repubblica Ceca ha mantenuto la posizione di punta tra i leader mondiali producendo ben 1,25 milioni di veicoli e registrando quindi un incremento del 10,5% rispetto all’anno precedente. Analizzando singolarmente le maggiori case automobilistiche, si può notare che la Skoda Auto è stata la prima produttrice (+15,01%), seguita da Gruppo TPCA (+9,71%) e Iveco (+3,82%); chiude la fila la Hyundai Motor Manufacturing Czech (+1,31%). Sempre in ambito industriale, è stata registrata una crescita di produzione anche per le apparecchiature elettroniche (+18,1%), per i prodotti petroliferi (+11,8%) e chimici (+9,6%), e infine dei mobili (+7,9%). Le esportazioni ammontano a 131,4 miliardi di euro, con un saldo della bilancia commerciale pari a circa 13 miliardi di euro. Per il 2015 ci si attende un ritmo di crescita dell’economia superiore a quello del 2014, con PIL in rialzo del 2,9% grazie all’andamento degli investimenti aziendali, del commercio con l’estero e del consumo interno. Parallelamente, secondo il sito InfoMercatiEsteri, sono aumentati gli investimenti esteri che contemplano progetti destinati a centri tecnologici e di R&D, centri di servizi strategici a sostegno delle imprese per lo sviluppo di software o nel settore High-Tech, greenfield, brownfield, biotecnologia e nanotecnologia: sono stati avviati ben 147 progetti per un valore complessivo di circa circa 3,2 miliardi di euro, con la conseguente formazione di 16.000 nuovi posti di lavoro. Sempre secondo le stime di InfoMercatiEsteri, gli investimenti diretti in entrata in Repubblica Ceca nel 2014 hanno riguardato prevalentemente attività di ricerca e servizi tecnici, settore finanziario e assicurativo, immobiliare, totalizzando 4,45 miliardi di euro. I maggiori Paesi investitori sono stati Germania (2,94 miliardi di euro), Cipro (1,22 miliardi di euro) e Lussemburgo (1,17 miliardi di euro). Anche i dati occupazionali mostrano un miglioramento – il tasso di disoccupazione è calato dello 0,1%. Un altro dato positivo è la crescita della remunerazione pro capite, che per il 2015 misura un 3,3% (al pari della Germania e meglio di Stati quali Lussemburgo, Svezia, Regno Unito). In linea generale possiamo dire che le nazioni più sviluppate e che hanno sofferto maggiormente la crisi, tendono a crescere di meno rispetto a nazioni meno sviluppate come la Repubblica Ceca. Abbiamo quindi davanti una serie di dati che ci mostrano una crescita economica positiva nonostante la crisi e che lasciano ben sperare anche per il 2016.

Giacomo Biscosi

 

Un chicco in più

La Repubblica Ceca è una repubblica parlamentare: il parlamento è bicamerale (la Camera dei deputati è composta da deputati eletti per 4 anni, mentre il Senato viene rinnovato ogni due anni per un terzo dei suoi membri). Il Presidente della Repubblica ha un mandato di 5 anni e non può essere eletto più di due volte di seguito. 

Foto: forastico

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