contatore visite gratuito
Home - Aree geografiche - Europa - Sette temi dopo Parigi – Scontro di civiltà?
Logo Parigi_scontro di civilta

Sette temi dopo Parigi – Scontro di civiltà?

Ultima puntata delle discussioni interne dopo gli atti terroristici di Parigi. Si chiude con uno dei temi più delicati, e con un confronto su due espressioni – “ scontro di civiltà” e “guerra di religione” –  tra le più utilizzate in questi giorni. Ecco come la vede la nostra redazione

ALBERTO ROSSI L’ultimo confronti dei sei è su un tema certamente tra i più scottanti. Alberto Negri, membro del nostro Comitato Scientifico, scriveva in un commento su facebook degli errori dell’Occidente, della difficoltà di definire obiettivi, alleati e nemici, dicendo infine che tutto scorre “sul filo sottile che separa la lotta al radicalismo islamico e lo scontro tra civiltà. La trappola è scattata”. Di scontro di civiltà si continua a parlare, ci stiamo riempiendo la bocca un po’ tutti, e su questo vorrei fare un giro di tavolo.

PIETRO COSTANZO Che esista uno scontro è un’opzione. Non necessariamente però il conflitto è qualcosa di negativo: confrontarsi, anche duramente, a livello politico e diplomatico può servire a chiarire la direzione che si vuole intraprendere. Ma il confronto dev’essere sul merito, e non certo sugli slogan da bar.

ALBERTO ROSSI In questi giorni mi sono spesso tornate alla mente le mie reazioni istintive post 11 settembre 2001. Non avevo ancora 17 anni. Mi ricordo benissimo che continuavo a dire a tutti nei giorni seguenti: “Io mi arruolo”. Diciotto giorni dopo, lessi d’un fiato l’articolo del Corriere di una certa Oriana Fallaci, mai sentita fino a quel momento. Mi conquistò completamente la scrittura, così d’impatto, travolgente, con quell’incipit pazzesco, e i contenuti mi sembravano inattaccabili. Poi, l’8 ottobre, uscì anche “Il Sultano e San Francesco”, la risposta di Tiziano Terzani: e dopo averla letta, mi feci certe domande. In questi giorni l’autrice di  “La Rabbia e l’Orgoglio è sulla bocca di tutti, e i “Fallaci boys” riportano oggi il pensiero di una superiorità dell’Occidente e di un Islam intrinsecamente, culturalmente violento, pronto a sferrare l’attacco decisivo all’Occidente. Ma non si tratta di scegliere se stare da una parte o dall’altra, ma di capire, 14 anni dopo, a che punto siamo. Da un lato va riconosciuto che ci abbiamo messo del nostro nel lasciare macerie e Stati falliti, non curando mai la fase successiva di interventi militari (“Vai, spiana tutto e rientra, dopo si organizzeranno”) in più occasioni tutt’altro che legittimi, e favorendo la nascita di simili gruppi e fenomeni. Dall’altro, non si può certo negare l’esistenza di un terrorismo e di un estremismo di matrice islamica, e tutte le questioni interne a quel mondo, tra sciiti e sunniti e all’interno di questi ultimi (ne hanno riassunto alcune dinamiche nei giorni scorsi Marco Arnaboldi e Arturo Varvelli nella sua intervista). E dunque? Io mi sento di dire che non c’è una guerra di religione in corso, non c’è proprio un “Islam intero” che dichiara guerra all’Occidente. Le vittime del terrore dello Stato Islamico sono per la stragrande maggioranza musulmani, e gli occidentali sono il 2,6%. Aggiungo infine che aprire un giornale titolando “Bastardi islamici” è soffiare proprio su quelle paure che un’azione terroristica genera, facendo il gioco di chi quella azione la compie. E voi che ne pensate?

ANDREA MARTIRE  Io sono perfettamente d’accordo. Abbiamo parlato in più punti di speculazioni e fallimenti, e su questo raggiungiamo l’apice.

BENIAMINO FRANCESCHINI Per me è in corso uno scontro di civiltà ed esiste una guerra di religione. Se qualcuno con un proprio sistema assiologico attacca qualcun altro con un diverso sistema assiologico, ripudiando in toto questi valori per sostituirli violentemente con i propri, è uno scontro di civiltà. Se, inoltre, lo fa inneggiando al proprio dio, potrà non essere una guerra di religione, ma almeno la matrice sarà religiosa. Ora, il fatto che due schieramenti si affrontino non significa che ci siano due falangi le cui fila di scudi combacino in ogni punto. L’attacco all’Occidente non arriva dall’Islam nella sua totalità, ma da un certo Islam dotato di una propria originalità e non sempre generato da condizioni esterne. Lo scontro di civiltà è innanzitutto interno alla grande Umma musulmana. Solo in un secondo momento la guerra intestina di una civiltà-religione (termine semplificatorio, parliamo di aree che vanno dal Marocco all’Indonesia) si è rivolta verso l’esterno, mirando all’Occidente. Ma se prima si trattava di un conflitto civile, dirigere le armi verso una civiltà diversa comporta un ulteriore livello di analisi. Lo stesso si può dire anche di quanto avvenuto nel periodo in cui si credeva che i valori occidentali potessero essere esportati senza alcun timore – se serviva anche in modo violento. In Europa molti musulmani vivono ai margini, con un livello di tensione che cresce e si somma alla grande frustrazione generale dei nostri tempi. L’Islam diventa la risposta, perché è una religione forte, totalizzante, che dà indirizzi certi, che affida ruoli precisi a ogni individuo.

GIULIA TILENNI Non mi sentirei di scomodare Huntington (che peraltro non mi ha mai convinta molto), come invece va tanto di moda in questo periodo. Non siamo davanti a uno scontro di civiltà, né tantomeno davanti a una guerra tra Islam e cristiani come qualcuno, per fortuna pochi, ogni tanto dice. Forse siamo più di fronte a uno scontro tra visioni, interpretazioni del mondo che poco ha a che fare con la religione “vera”, ma che si basa piuttosto su sue interpretazioni distorte. L’estremismo,  religioso e non, non va mai bene. Quando ero bambina mi invitavano spesso a “non fare di tutta l’erba un fascio”…ma purtroppo, nel 2015, in una società mediamente più istruita – ma a quanto pare non necessariamente più colta – c’è ancora chi non lo ha interiorizzato.

SIMONE PELIZZA Dall’11 settembre 2001 il concetto di “scontro di civiltà”, elaborato inizialmente da Samuel Huntington nei primi anni ’90, domina i discorsi politici e mediatici occidentali, tra sostenitori e detrattori di un’ineluttabile conflitto tra Islam e mondo cristiano. Fatti come quelli di venerdì scorso non fanno altro che rafforzare questi discorsi e le relative polemiche sulla loro validità, senza aggiungere nulla di particolarmente rilevante o utile ad affrontare l’attuale emergenza del terrorismo globalizzato. Più che di “scontro di civiltà” dovremmo forse parlare di “scontro di fondamentalismi”, per usare il titolo di un fortunato libro del giornalista Tariq Ali, dove un Occidente arrogante e sicuro della propria superiorità politico-tecnologico-economica entra drammaticamente in conflitto con un mondo islamico frustrato, frammentato e pieno di rancore per il brutale autoritarismo dei propri Governi e per le continue ingerenze politico-militari dei Paesi occidentali nei propri affari interni. Un mondo islamico che rifiuta la modernità occidentale, preferendole un ritorno utopico ai tempi di Maometto, mentre i Paesi occidentali sembrano incapaci di comprendere le ragioni del malessere musulmano, trattandolo in maniera paternalistica oppure demonizzandolo tout court. A questo “scontro di fondamentalismi” si aggiunge poi la preoccupante ascesa di forme di nichilismo e di alienazione su larga scala, frutto delle dinamiche economiche e socio-culturali della globalizzazione. È un mix esplosivo, che alimenta inevitabilmente estremismo e terrorismo, visti come la soluzione più facile al disincanto del mondo attuale, ben diverso da quello sognato da liberali e pacifisti nei primi anni ’90.

BENIAMINO FRANCESCHINI Su questo, Simone, la fine della Storia intesa come fine della grande dialettica tra capitalismo e comunismo ha aperto un mondo da costruire. L’Occidente si è adagiato sugli allori, ha ritenuto che bastassero Michael Jackson e Playboy per portare le masse mondiali sulla via dell’economia di mercato – e lateralmente anche dei princìpi occidentali. Non è così. Il sistema occidentale ha creato la propria cultura con secoli di traversie e alla fine è uscito quello che siamo oggi: liberali, democratici, laici, eppure anche nichilisti, disillusi, complottisti. Non è detto che lo stesso vada bene al resto del mondo. Rapidamente nelle nuove generazioni cresce il senso di frustrazione nel sentirsi altro rispetto alla società in cui vivono, in quella società che permette tutto con molte eccezioni. Allora ci si rivolge a qualcosa di diametralmente diverso, che venga dal giusto passato e garantisca una nuova integrità. Il cristiano è il simbolo del grande nemico, l’Occidente ne è il luogo fisico ed emblematico, i musulmani integrati i complici corrotti. Sarà anche una strumentalizzazione della religione, però ci si aggrappa ad alcune dinamiche che nell’Islam erano già presenti, connaturate e radicate. E impugnare un sistema di valori per distruggere un altro sistema di valori esterno è uno scontro di civiltà. Se una parte dell’Islam utilizza un’altra parte dell’Islam per mandarla al massacro è colpa dell’Occidente? Se poi il massacro di quei musulmani è indissolubile dalla distruzione dell’Occidente, allora sì che si tratta di uno scontro intestino sublimato in un più ampio scontro di civiltà con i caratteri di una guerra religiosa. Ecco perché deve essere l’Islam il primo a prenderne coscienza e reagire.

ALBERTO ROSSI Solo una sottolineatura… la frase di Giulia “non fare di tutta l’erba un fascio” mi fa venire in mente che parliamo sempre di “Islam” e “Occidente”, quando in realtà sono due semplificazioni giornalistiche, due mondi tutt’altro che monolitici. Cosa vuol dire “Islam”? Cos’è “Occidente”?

DAVIDE TENTORI  Ma infatti, ad esempio, quanti sono i Paesi islamici moderati? Pensiamo al più grande e popoloso di essi, l’Indonesia; o al Marocco, unico rimasto immune dagli sconvolgimenti della cosiddetta “Primavera Araba” che solo in Tunisia ha prodotto effetti positivi (seppur al netto di una crescente insicurezza). Il Libano, realtà difficile in cui però resiste una cultura politica democratica. La Giordania, e anche l’Egitto, nonostante non siano gli esempi più fulgidi di democrazia. Lo stesso Iran, che sta compiendo dei passi avanti importanti per uscire dall’isolamento e che è dotato di una società civile molto più evoluta e aperta di quello che si potrebbe immaginare. E, infine, soprattutto la Turchia: il comportamento ambiguo del regime di Erdogan non corrisponde con il valore geopolitico inestimabile di un Paese che ha saputo compiere un percorso di laicizzazione e democratizzazione unico nel mondo musulmano. Forse, un’Europa più lungimirante e coraggiosa avrebbe favorito l’ingresso di Ankara in UE prima che fosse troppo tardi, ovvero che il regime attuale si irrigidisse. Insomma, in un panorama di questo tipo è difficile dire che ci sia uno scontro di civiltà per l’esistenza di alcune migliaia di fanatici a fronte di più di un miliardo di individui di religione islamica. Ed ecco dunque che entra nuovamente in gioco l’importanza di una forte azione diplomatica multilaterale, volta a coinvolgere tutti questi Stati e a responsabilizzarli verso azioni di prevenzione e repressione comune.

EMILIANO BATTISTI  Aggiungo: di quali civiltà parliamo? Islam contro Cristianesimo? Islam contro Occidente? Islam contro Europa? Medio Oriente contro Europa? Oriente contro Occidente? Ci sono almeno due Islam (sciiti e sunniti) e manca una definizione univoca di Occidente o, addirittura, di Europa (ad esempio: dove stanno i turchi?).  Personalmente, penso che la religione sia una cosa seria, e tirarla in ballo per spiegare guerre e/o attentati è una metodologia superficiale e riduttiva.

LORENZO NANNETTI La religione Cristiana (e in particolare quella Cattolica) non è basata sulla lettura alla lettera della Bibbia (che è il nostro Libro Sacro). Perché allora crediamo che basti leggere due versetti del Corano (magari scelti ad arte, evitandone accuratamente altri) per credere di conoscere come funzioni e in cosa creda l’Islam? Eppure commettiamo spesso questo errore. L’Islam ha una serie di problemi interni notevoli tra le sua varie parti, lo sappiamo, ma certo questo non è certo uno scontro Islam contro Occidente… invece di continuare a chiederci quale sia il vero Islam (domanda peraltro insensata in partenza: qual è il vero Cristianesimo? Quello Cattolico? Quello Protestante? Quello Ortodosso? I Testimoni di Geova? Il Ku Klux Klan? Cosa crediamo che risponderebbe un appartenente a ciascuna di queste?), chiediamoci perché oggi una certa interpretazione (sì, l’Islam non funziona solo tramite lettura del Corano, la questione è molto più complessa perfino per i terroristi) ha questo richiamo su giovani musulmani in certe fasce di popolazione e/o in certe regioni del mondo. E si tratta sempre di motivazioni sociali, sociologiche, politiche, demografiche, economiche, geopolitiche… che sono poi le cause da risolvere per togliere davvero il terreno da sotto il terrorismo. Perché non lo facciamo? Perché In Occidente esiste una forte “ignoranza religiosa” (cioè scarsa conoscenza di ciò che dicono davvero le religioni, nostra e altrui), e non siamo mai spinti capirne davvero di più se questo vuol dire fare troppa fatica. Non è una sorpresa che la nostra pigrizia (ahimé, ingigantita dai social media) ci renda vittime di noi stessi nel momento in cui non capiamo quanto sia complesso il mondo attorno a noi. E allora continuiamo a sciorinare sciocche soluzioni superficiali assolutamente inapplicabili o, peggio, controproducenti. Grossa responsabilità qui sta nei media: quando chiamiamo a parlare troppi politici troppo urlatori invece di chi studia davvero questi temi, non siamo davvero interessati a educare la gente, ma solo a fare audience. Non sarà l’audience però a risolvere questa minaccia.

ALBERTO ROSSI Chiudo io a cerchio, così come ho iniziato introducendo il primo articolo di Marco Arnaboldi: con un grazie anche pieno di stupore per la capacità e la disponibilità di tutti nello sviluppare una tale quantità di riflessioni e analisi di questo livello. È bello, mi ripeto, essere una associazione culturale prima ancora che una testata online: queste sei riflessioni pubblicate spiegano bene il valore di questo aspetto. Il tutto è stato fatto ovviamente per voi lettori (e grazie anche a voi per i vostri interventi!): potete ritrovare qui tutto quanto abbiamo scritto in seguito agli attentati di Parigi. Ci auguriamo che questo lavoro possa essere stato un aiuto, in un momento pieno così importante e delicato, per andare oltre tante parole avventate, per aiutare una riflessione e una comprensione, e per sviluppare un giudizio su quanto avvenuto.

La Redazione

Puoi seguire il nostro speciale e tutte le nostre riflessioni sulla pagina dedicata.
1 comments