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Lo scandalo Volkswagen (3)

L’Unione europea ha preso provvedimenti basati sulla logica del compromesso. Tuttavia i mercati mondiali e gli attori coinvolti hanno reagito in maniera forte agli ultimi sviluppi dello scandalo. Le conseguenze, anche inaspettate, hanno un peso sia nel breve che nel lungo periodo

VOLKSWAGEN, ECCO I PRIMI CONTI DA PAGARE – Alla fine dello scorso ottobre la casa tedesca ha diffuso i dati del terzo trimestre. Complessivamente le vendite sono cresciute del 5,3%, raggiungendo così un fatturato di circa 51,49 miliardi di euro. In compenso i costi dello scandalo si sono rivelati maggiori rispetto alle stime. Sono state registrate perdite operative pari a 3,48 miliardi di euro – contro i 3,27 miliardi stimati da 11 esperti interpellati da Bloomberg –, con un rosso netto di 1,67 miliardi – il primo passivo da 15 anni. Lo scorso anno, nello stesso trimestre, era stato registrato un utile netto di 3,23 miliardi. Il fondo da 6,5 miliardi di euro – accantonato per coprire i costi di breve periodo – è aumentato a 6,7 miliardi. Sono stati infine previsti peggioramenti significativi per il rendiconto di fine anno. Per Volkswagen sarà quindi difficile ripetere i 12,7 miliardi di euro del 2014, frutto della vendita di 10,14 milioni di vetture.
Le previsioni non hanno tenuto conto delle class action – le quali coinvolgono oltre che i comuni consumatori anche i fondi sovrani di Qatar e Norvegia – e della nuova denuncia della Environmental Protection Agency (EPA), che accusa il gruppo di Wolfsburg di aver truccato anche le emissioni dei diesel a 3 litri. L’EPA starebbe inoltre indagando su tutte le vetture vendute sin dal 2009. Nel caso venissero rilevate irregolarità nei consumi e nelle emissioni, secondo Mary Nichols – presidente della California Air Resources Board, agenzia dell’omonimo Stato – Volkswagen sarebbe costretta a ricomprare i modelli, con l’obbligo di modificare sia il software che la meccanica dei motori – se interessata a ricommercializzarli. Secondo il Financial Times, il gruppo tedesco avrebbe già confessato di aver dotato di un software illecito 85.000 veicoli Audi diesel 3 litri, venduti dal 2009 a oggi – potrebbero inoltre seguire ulteriori ammissioni per modelli Volkswagen e Porsche. Per coprire le ulteriori spese – oltre alla nota riduzione di 1 miliardo di euro in investimenti e il taglio dei finanziamenti alle attività di marketing e sponsorizzazione –, il 20 novembre l’amministratore delegato (a.d.) Matthias Müller, ha annunciato per il 2016 un taglio da 1 miliardo di euro alle spese in conto capitale – pari a circa il 7% dell’ultimo budget e primo taglio in assoluto dal 2009 –, che così non supererà i 12 miliardi di euro – 1 miliardo in meno rispetto alla spesa media stabilita nel piano quinquennale 2015-2019. Dalla misura sono escluse le attività di ricerca e sviluppo per l’elettrico e il digitale, che  saranno invece sostenute con ulteriori 100 milioni di euro. Il 50% del totale dei fondi per gli investimenti saranno dirottati verso le 28 sedi tedesche, mentre resta confermato il budget di 4,4 miliardi di euro per le filiali cinesi. A Francoforte – indice Deutsche Aktienindex 30 (DAX 30), il segmento in cui sono quotati i 30 titoli a maggiore capitalizzazione – dopo l’annuncio, le azioni privilegiate Volkswagen hanno sorprendentemente guadagnato l’1,5% a 107,40 euro.
Alcuni esperti hanno sostenuto che il gruppo tedesco intenderebbe tagliare gli investimenti su Audi – marchio che vale circa il 40% del profitto consolidato –, che assieme a Porsche, ha subito corposi cali nelle vendite. Quest’ultima ha infatti registrato un ribasso dell’utile netto – dai 2,5 miliardi di euro del terzo trimestre del 2014 agli attuali 1,19 miliardi. Secondo Bloomberg non sarebbe da escludere la possibilità della cessione delle azioni di Audi e Ducati.
L’aspetto pratico avrà anch’esso il suo peso. Fonti tecniche interne all’azienda considerano necessarie 10.000 diverse soluzioni per gli 11 milioni di auto coinvolte nello scandalo. Inoltre il 20 novembre scadeva il termine per presentare alle autorità americane le modifiche necessarie a riportare le emissioni a norma – con tempi tecnici per l’eventuale approvazione pari a 20 giorni.

LA REAZIONE DEI MERCATI – Quasi contemporaneamente alla diffusione dei dati sul terzo trimestre, a Francoforte il titolo della casa di Wolfsburg ha registrato un aumento del 3% – nettamente inferiore alle aspettative. Volkswagen ha tuttavia “ceduto lo scettro” delle vendite a Toyota. Se durante i primi tre trimestri la casa tedesca è stata la maggior venditrice di auto al mondo, dopo lo scandalo la casa giapponese ha toccato la quota di circa 7,5 milioni di automobili, distanziando Volkswagen di quasi 70.000 vetture .
Dopo Moody’s e Standard&Poor’s, anche Fitch Ratings ha declassato il gruppo tedesco da «A» a «BBB+». La decisione nasce in relazione agli effetti finanziari – sia diretti che indiretti –, come le spese per il richiamo dei veicoli, le cause legali, le multe e le mancate vendite. Non sarebbero stati inoltre considerati positivamente i cambi dei vertici dirigenziali.
Particolare tutt’altro che ignorabile è l’interruzione, da parte della casa tedesca, dell’emissione di bond. Tuttavia per l’anno in corso vi sono scadenze pari a 2,57 miliardi di euro, per il 2016 di 14,3 miliardi e per il 2017 di 13,5 miliardi.
Secondo Bloomberg, Volkswagen sarebbe in cerca di un finanziamento-ponte di 20 miliardi di euro per affrontare le spese fuori previsione. L’intento sarebbe quello di ottenere la somma entro la fine dell’anno. La casa di Wolfsburg ha risentito degli effetti dello scandalo anche su altri mercati, oltre a quelli europeo e americano – che sembra aver “perdonato” la truffa. Brasile e Russia hanno visto un crollo delle immatricolazioni delle auto Volkswagen rispettivamente del 50% e del 26%. In Europa il calo è stato in media dell’1,1%, con una flessione dell’1,3% nell’Europa occidentale, tuttavia con piccoli aumenti in Germania, Italia e Spagna. Nell’Europa centro-orientale c’è stato un aumento dello 0,5% e, clamorosamente, le vendite in Cina sono aumentate dell’1,8% e nell’America settentrionale del 3,5%.

Fig. 1 – Il trasporto delle vetture nella torre di smistamento del complesso Autostadt, Wolfsburg 10 marzo 2015

I PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI EUROPEI – Mentre nell’Unione europea (UE) continua il reciproco scambio di accuse di negligenza tra coloro che erano preposti a denunciare i test incriminati di Volkswagen, il Parlamento europeo ha bocciato l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta – 453 i contrari, 209 i favorevoli, 17 gli astenuti. Quest’ultima era stata suggerita al fine di indagare le responsabilità del gruppo tedesco, della Commissione europea e delle Autorità nazionali di vigilanza. Lo stesso organo ha tuttavia approvato un’indagine “approfondita” – 386 i favorevoli, 208 i contrari, 83 gli astenuti –, il rafforzamento dei controlli e considerato la possibilità di istituire un’Autorità europea di vigilanza.
Il Comitato tecnico dei veicoli dell’UE ha approvato nuove procedure per i test su strada e nuovi parametri per l’inquinamento da ossidi di azoto (NOx) – il “pomo della discordia” che ha dato vita allo scandalo negli Stati Uniti. Attualmente l’emissione consentita è di 80 milligrammi per chilometro. La Commissione richiedeva una soglia di “non-conformità” pari al 60% (fattore 1,6), mentre il Comitato ha optato per una soglia del 110% (fattore 2,1). La misura entrerà in vigore il 1° settembre 2017 e sarà valida solo per i prototipi. A partire dal 1° settembre 2019 – invece che dal 2018 come aveva richiesto la Commissione – lo sarà per tutte le auto omologate. Dal gennaio 2020 la soglia scenderà al 50% (fattore 1,5) per i prototipi, per diventare dal gennaio 2021 obbligatoria anche per le auto omologate. Queste misure saranno applicate ai test su strada – che non inizieranno più a partire dal 2016 ma dal 2017. Rispetto alla soglia consentita, tra i test in laboratorio e quelli su strada sono state registrate divergenze tra il 400-500%. Sui 28 membri dell’UE si sono registrati solo un contrario (Paesi Bassi) e un astenuto (Repubblica Ceca).

LA MULTA DI BRUXELLES – Quando saranno disponibili i dati definitivi, il gruppo tedesco potrebbe avere un altro conto da onorare, perché nel caso di eccessi di emissioni di CO2 Bruxelles può imporre sanzioni. Quando le automobili superano i limiti di emissioni, il produttore deve risarcire 5 euro per il primo grammo al chilometro di CO2 in eccesso, 15 euro per il secondo, 25 euro per il terzo, 95 euro per ogni ulteriore grammo. Particolare rilevante è il fatto che dal 2019 si multerà di 95 euro già dal primo grammo in eccesso. Attualmente il limite è di 130 grammi di CO2, mentre dal 2021 si scenderà a 95 grammi.
La portavoce per il Mercato interno Lucia Caudet, in merito agli obiettivi climatici del 2020, ha sostenuto che le attuali condizioni dell’UE siano già migliori rispetto a quelle degli obiettivi stessi. Ciò è da ricollegare anche ai reclami di Greenpeace – “storica nemica” di Volkswagen –, che aveva sollecitato la Commissione a: istituire un’inchiesta straordinaria su base europea (per l’appunto bocciata); sospendere il marchio tedesco sia dal gruppo di esperti UE, sia dal registro dei lobbisti UE; indagare approfonditamente sull’operato delle Motorizzazioni dei 28 membri UE; rafforzare la legislazione ambientale.

VENDETTA O GIUSTIZIA PER TUTTI? – Il nodo tassazione-inquinamento non è solo a livello comunitario. In quasi tutti gli Stati d’Europa, sulle auto vi è una tassa, calcolata in base alle emissioni di CO2 dichiarate – un’imposta specifica sull’esternalità negativa che per l’appunto l’inquinamento rappresenta. In ragione di ciò il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt, ha aperto alla possibilità di rimediare all’eventuale evasione: «Se questi veicoli emettono più CO2 del rispettivo limite, sarà necessario un nuovo calcolo».
La Germania ha dato mandato alla Kraftfahrt-Bundesamt (Kba) – la Motorizzazione tedesca – di ampliare l’indagine sui motori diesel anche ai modelli stranieri. In base ai primi test effettuati su strada per 50 modelli, 25 tedeschi e 25 stranieri, sono stati riscontrati livelli di emissioni inquinanti. Le verifiche sono ancora in corso e i modelli “incriminati” non sono ancora stati resi noti. La Kba ha indagato – oltre che VolkswagenAlfa Romeo, Bmw, Dacia, Ford, Fiat, Hyundai, Jeep, Mazda, Mercedes-Benz. Anche in assenza di dati certi, è già possibile prevedere che questi ultimi potrebbero sconvolgere ulteriormente lo scenario e gli equilibri.
Il 13 novembre Volkswagen ha diramato una lista, con cui ha indicato i veicoli “model year 2016” con eccessi di emissioni. Sono in tutto 430.046 – 15.733 Audi, 32.161 Seat, 83.282 Škoda, 281.617 Volkswagen e 17.253 Volkswagen Veicoli Commerciali.

Fig. 2 – Il ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt allo AMI Auto Show, Lipsia 30 maggio 2014

Claudio Cherubini

Un chicco in più

Secondo un report di Natixis Research – comparto ricerche di Natixis, il secondo gruppo bancario di Francia – lo scandalo sta avendo il suo peso anche nel mercato del platino, specie per gli Exchange Traded Product (ETP) fisici legati al metallo – in questo caso, si possono “semplificare” come strumenti finanziari negoziati in borsa, che riflettono il trend del prezzo spot o prezzo a pronti. Tutto ciò sarebbe avvenuto in ragione dell’alto utilizzo del metallo nella creazione delle marmitte catalitiche.
Il platino e i metalli del gruppo del platino, sono estremamente rari. Secondo un report dell’Agenzia nazionale per l’Energia e l’Ambiente – ente pubblico italiano di ricerca –, la maggiore produzione mondiale si ricava nel Bushveld Igneous ComplexTransvaal (Sudafrica) –: dai 4 ai 7 grammi di platino per ogni tonnellata dissodata.
In seguito allo scoppio dello scandalo, dopo circa un mese Natixis ha registrato un calo della consistenza degli ETP fisici di 5 tonnellatate un valore pari al 2% dell’intera produzione mondiale del 2014. Il mercato del platino resta incerto sugli esiti e ciò potrebbe avere effetti globali, visto l’aumento dell’importazione della Cina durante il periodo giugno-agosto 2015   +32% pari a 23 tonnellate.
Il prezzo del platino previsto per il 2016 – da Natixis – è di 1.120 dollari l’oncia, mentre per il 2017 è di 1.375. Nel caso in cui lo scandalo si concretizzasse nel peggiore degli scenari ipotizzati, il prezzo nei prossimi due anni potrebbe arrivare a 830 dollari l’oncia.

Questo è il nostro terzo approfondimento sullo scandalo Volkswagen. Per ripercorrerne tutte le tappe, vi suggeriamo:

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