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Pistole Beretta in esposizione al salone DSEI 2015. Foto: Il Caffè Geopolitico
Pistole Beretta in esposizione al salone DSEI 2015. Foto: Il Caffè Geopolitico

Un Caffè con Jarno Antonelli, Beretta

Miscela Strategica – Intervistiamo Jarno Antonelli, Defence&Law enforcement communication specialist di Beretta.  Affrontiamo temi delicati tra i quali le regole internazionali per la vendita di armi leggere, l’influenza delle crisi sulle vendite, i problemi politici e culturali con i quali l’azienda si confronta

Quali sono i vostri prodotti di punta? Qual è la vostra posizione nell’industria nazionale e internazionale?

Beretta è considerata la prima fabbrica di armi al mondo ancora in attività. Per ragioni documentate risale al 1526, anno in cui furono vendute canne da archibugio alla repubblica di Venezia dal fondatore, Bartolomeo Beretta. Dal rinascimento Beretta ha sempre prodotto armi, oggi soprattutto per uso sportivo. L’ 80% della nostra produzione si concentra oggi su caccia e tiro a volo. Il restante 20% riguarda la difesa, un settore di nicchia. Ma è importante, perché ci consente di guardare a quelle tecnologie presenti nel settore che nel solo mondo della caccia non potremmo reperire facilmente. Molte cose, come internet, nascono dal settore militare perché l’attenzione allo sviluppo tecnologico è molto più elevata che in altri. Il settore delle armi venatorie è un settore di tradizione che rimane legato alla cultura della caccia, la quale varia secondo i Paesi, ma che è costante. Questo spiega chi è il nostro gruppo, che oggi conta 20 aziende in tutto il mondo (Beretta holding) e fa capo alla famiglia Gussalli Beretta da 15 generazioni – Pietro Gussalli Beretta è oggi presidente della Beretta Holding e il fratello Franco è invece presidente della fabbrica d’armi Pietro Beretta. Nel settore militare – per quanto riguarda le armi portatili – siamo tra i primi al mondo, ma ci sono aziende che per fatturato e produzione sono meglio piazzate perché legate alla partecipazione statale e parastatale, per cui hanno molti più sbocchi. Noi dobbiamo farci spazio tra loro e proporre i nostri prodotti attraverso dei contratti, dei tender, che si confrontano con queste grosse aziende statali o comunque partecipate dallo Stato. Però in termini assoluti siamo tra i primi cinque produttori al mondo, anche se ovviamente il ranking cambia da uno Stato all’altro, secondo la nostra presenza. In Italia siamo i primi.

Jarno Antonelli posa con il "nostro" Marco Giulio Barone presso lo stand Beretta del salone DSEI
Fig. 1 – Jarno Antonelli posa con il “nostro” Marco Giulio Barone presso lo stand Beretta del salone DSEI


Le crisi internazionali e le scelte nazionali ed UE in politica estera condizionano la vostra performance? In che modo?

Il fattore delle crisi internazionali penalizza le vendite di armi portabili, in primo luogo perché nei Paesi sotto embargo o nelle black list non si può vendere. La vendita viene di solito bloccata fisicamente, ma non c’è nemmeno la volontà da parte della nostra azienda di correre questi rischi.
In seconda battuta un Paese in crisi tipicamente ha problematiche interne con priorità più alta, dalle urgenze sanitarie agli spostamenti di massa della popolazione.
Terzo motivo principale: nel momento in cui scoppia una crisi la priorità sugli acquisti va ai settori con equipaggiamenti meno durevoli e più urgenti, autocarri, mezzi da combattimento, missili, e non alle armi leggere.

Il segretario dell’AIAD Festucci ci diceva che in realtà dove c’è la guerra non si vende…

Esatto, ma non solo. Le crisi non accadono dall’oggi al domani, come sembra, ma spesso sono processi lunghi mesi o anni. Già nei periodi pre-crisi, in cui si intuisce una direzione negativa da parte di uno Stato, le black list impediscono il rifornimento di armi, perlomeno da aziende come la nostra. Ad esempio, dagli anni Ottanta in poi non vendiamo più in Iraq. Stiamo parlando di circa 30 anni. Alla fine una crisi per noi rappresenta una penalizzazione nell’export di armi portatili.

Cosa succede se Paesi autorizzati ad acquistare armi aumentano il budget per la difesa, ad esempio perché percepiscono una nuova minaccia alle porte?

In questo caso c’è un aumento degli apparati di sorveglianza (satelliti, sorveglianza aerea, ecc.), dei sistemi d’arma complessi, e hanno un bel picco. Ma una pistola ha una vita media tra i 20 e i 50 anni. Questo ci fa capire che quando vendi in quei Paesi, per i prossimi decenni non han bisogno più di nulla. L’arma leggera è un bene durevole e loro stessi lo vogliono così. Pensi che in Italia le forze di polizia hanno acquistato la loro pistola di ordinanza nel 1976, siamo nel 2015 e stiamo ancora aspettando una gara generale. Stesso discorso per i fucili d’assalto per l’Esercito italiano, abbiamo atteso dal 1991 e solo oggi ci sono i primi ordini per il nuovo ARX-160 nelle sue versioni. Ovvio che per chi produce munizioni il discorso è opposto. Il conflitto potrebbe portare dei vantaggi, ma si torna al punto di partenza, se l’azienda non può esportare in un determinato Paese non ne beneficia ugualmente. 

Alcuni prodotti di punta in mostra. Dall'alto in basso: il fucile d'assalto ARX-160, la carabina CX-4 Storm e la pistola mitragliatrice MX-4 Storm. Foto: Il Caffè Geopolitico
Fig. 2 – Alcuni prodotti di punta in mostra. Dall’alto in basso: il fucile d’assalto ARX-160, la carabina CX-4 Storm e la pistola mitragliatrice MX-4 Storm. Foto: Il Caffè Geopolitico


La Commissione Europea invita da qualche anno le aziende del settore a coordinarsi tra loro e a prediligere operazioni di M&A. Quanto le politiche UE condizionano il vostro assetto aziendale e le vostre strategie?

La fortuna di Beretta è di essere un’azienda privata consolidata che non è nemmeno quotata in Borsa. Quindi tutte le direttive che possono facilitare la produzione e l’accessibilità alle armi – per chi può detenerle, è chiaro che le armi non possono essere date a chiunque – e una maggiore cultura in materia aiuterebbero il corretto utilizzo. Nessun preconcetto particolare su collaborazioni anche spinte, se ci sono condizioni vantaggiose. A oggi, però, non esistono nemmeno regole comuni per la detenzione delle armi, a cominciare dal porto d’armi sportivo unico, dal numero di armi che si può detenere, eccetera. A mio parere l’arma è nata con l’uomo ed esisterà sempre, l’arma scomparirà quando l’uomo scompare. Magari posso capire chi sia contro la caccia per motivi vari, opinioni rispettabili, ci mancherebbe. Ma se pensiamo a forze armate e di polizia, se mi vengono a dire che il poliziotto deve andare disarmato, chi lo dice è un po’ folle. Queste forze devono poter difendere il cittadino. Poi possiamo discutere sul fatto che sia lecito che un privato possa detenere un’arma, ma questo è un altro discorso da affrontare in maniera diversa. La maggior parte delle nostre armi viene comunque usata per la caccia, un’attività di antica tradizione, e per il tiro sportivo, una pratica diffusa. Intaccare o ledere il diritto di difendere casa propria con le armi non è giusto, a mio parere, concordo con gli statunitensi in questo. 

In Italia le tematiche del settore difesa e sicurezza sono trattate poco e male. Un’azienda come la vostra ne risente in qualche modo?

L’italiano medio è molto ignorante sull’argomento rispetto agli altri cittadini europei. Non ne parliamo nei confronti degli statunitensi. Il primo indice è proprio il linguaggio giornalistico, sommario e aspecifico, che mal descrive le armi e i loro usi. Danneggia perché poi si fa fatica a prendere decisioni circostanziate e l’opinione pubblica non capisce bene di cosa si parli. Poi l’argomento è impopolare e quindi si traduce in politiche non sempre adeguate o ben studiate.

Due fucili a pompa della famiglia M-4 di Benelli. Foto: Il Caffè Geopolitico
Fig. 3 – Due fucili a pompa della famiglia M-4 di Benelli. Foto: Il Caffè Geopolitico


Alcune aziende lamentano che anche la legislazione in materia ne risenta. Concorda?

Più che la legislazione è l’interpretazione che è faziosa e danneggia. Che l’ente competente possa decidere arbitrariamente a chi dare o non dare le armi non è corretto. Io posso come ente ritardare i tempi di invio di un’arma per motivi vari, oppure decidere di concedere l’autorizzazione subito. I ritardi o i permessi negati dovuti all’interpretazione, lo dico per esperienza, sono all’ordine del giorno. Ad esempio, la Russia è oggi nella black list e l’invito europeo a non vendere riguarda tutti gli armamenti. Il fucile da caccia non è un armamento, non ha valore bellico. Se io interpreto la legge in maniera scorretta o comunque restrittiva non posso più mandare nulla in Russia, nemmeno un sasso in quanto potenzialmente offensivo. E qui si torna al discorso informazione e cultura della difesa: dal momento che non si conoscono le armi e i loro utilizzi e che la parola arma fa paura, ecco che si creano problemi seri nella vendita, ma inesistenti nei fatti. Sia ben chiaro, le leggi ci sono per validi motivi e Beretta non è affatto contro la legislazione sulla regolamentazione degli armamenti, anzi! Però a nostro parere una parte dell’iter burocratico dovrebbe essere semplificata e l’interpretazione delle leggi chiarita per non lasciar spazio ad “interpretazioni personali”. L’industria dovrebbe essere aiutata, non ostacolata. Questo significa che se ho una direttiva europea che viene interpretata in maniera ampia in Austria, in Gran Bretagna o altrove, e da noi trova applicazione diversa, rimaniamo indietro. Non solo come Beretta, ma proprio come Paese per quanto riguarda questo tema. Se nel rispetto della legislazione comune europea la Repubblica Ceca può vendere e noi no, non abbiamo fatto alcun bene al “sistema”, ci siamo solo dati la zappa sui piedi per nulla.

La nostra intervista si conclude qui. Rivolgiamo un caloroso ringraziamento a Jarno Antonelli per la disponibilità!

Marco Giulio Barone

Video – Jarno Antonelli presenta il fucile d’assalto ARX-160 al salone Enforce Tac 2015

Un chicco in più

Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A. è un’azienda italiana antichissima le cui origini risalgono alla metà del 1400 e le cui prime attività documentate cominciano nel 1526. Oltre cinquecento anni di attività ed esperienza rendono Beretta un’azienda di grande caratura nazionale e internazionale. I suoi prodotti sono diffusi e rinomati e comprendono armi portatili di ogni tipo per usi che vanno dalla caccia al tiro sportivo, agli equipaggiamenti militari. L’azienda esporta i suoi prodotti in oltre 100 Paesi e produce circa 1500 armi ogni giorno. L’intero gruppo, Beretta Holding, guidato da Pietro Gussalli Beretta, comprende 26 aziende tra le quali Sako, Uberti, Tikka, Stoeger, Benelli Armi, Franchi, Steiner e Burris. Il gruppo ha un fatturato annuo di circa 640 milioni di euro e un utile netto di circa 15 milioni che la famiglia Beretta impiega in gran parte in innovazione, ricerca, e programmi di ammodernamento e ampliamento.
Al salone DSEI 2015, dove si è tenuta la nostra intervista, Beretta ha presentato il nuovo ARX-200, fucile d’assalto in calibro 7,62×51 mm NATO destinato ad equipaggiare i “marksmen” (tiratori scelti) e complementare all’ARX-160 in 5,56×45 mm.

Questa intervista è parte dello Speciale DSEI 2015. Vi suggeriamo di consultarlo per approfondire i temi del salone e leggere le interviste già pubblicate.

 

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