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Maldive: stato d’emergenza e minaccia jihadista

Il 4 novembre scorso il Governo delle Maldive ha proclamato lo stato d’emergenza, sospendendo le libertà civili e politiche del Paese sino a inizio dicembre. La decisione è stata poi revocata dopo qualche giorno cedendo alle pressioni del settore turistico, ma rappresenta comunque un serio deterioramento della crisi interna del piccolo Stato asiatico, esplosa nei mesi scorsi con la condanna arbitraria dell’ex Presidente Nasheed per “terrorismo” e riaccesa di recente dall’arresto del Vice-Presidente Ahmed Adeeb, accusato di aver tramato per assassinare l’attuale Presidente Abdulla Yameen. E su questo scenario teso e confuso si stende anche l’ombra minacciosa del terrorismo jihadista, alimentato dal costante flusso di foreign fighters maldiviani in Siria e in Iraq.

STATO D’EMERGENZA – Mercoledì 4 novembre Abdulla Yameen, Presidente delle Maldive, ha proclamato lo stato d’emergenza, ordinando la sospensione delle libertà politiche e civili nel Paese asiatico per circa quattro settimane. Yameen ha anche dato ampi poteri alle forze di polizia per arrestare e tenere in stato di detenzione extragiudiziale tutti i cittadini sospettati di attentare alla sicurezza dello Stato, ma ha escluso l’imposizione di un coprifuoco notturno nella capitale Malé e negli altri centri abitati della Repubblica maldiviana. La libertà di movimento tra un’isola e l’altra dell’arcipelago è stata seriamente limitata, mentre radio e televisioni hanno dovuto attenersi a un rigido codice di censura in nome della “sicurezza nazionale”, pena la revoca immediata delle loro licenze di trasmissione.

Fig. 1 – Conferenza stampa del Presidente Abdulla Yameen durante le elezioni parlamentari del 2014

RASSICURAZIONI E PREOCCUPAZIONI – Al termine della proclamazione di Yameen, il ministro degli Esteri Dunya Maumoon è intervenuta subito per rassicurare diplomatici e turisti stranieri, spiegando che lo stato d’emergenza rappresenta solo una “misura precauzionale” presa dal Governo contro le “numerose minacce” alla sicurezza nazionale emerse nelle ultime settimane. Maumoon ha anche chiarito che le restrizioni imposte ai cittadini maldiviani non sono applicate agli stranieri presenti nelle Maldive, garantendo il normale funzionamento di alberghi e resort turistici nelle principali isole dell’arcipelago. Questa posizione è stata ulteriormente ribadita in un comunicato ufficiale del ministero del Turismo delle Maldive, emesso poche ore dopo l’imposizione dello stato d’emergenza, che ha confermato il regolare funzionamento dell’aeroporto internazionale di Hulhulé e dei principali servizi di comunicazione marittima tra quest’ultimo e le strutture alberghiere del Paese. L’obiettivo di queste dichiarazioni concilianti è chiaramente quello di non scoraggiare il turismo straniero, principale fonte di reddito di un’economia maldiviana in seria difficoltà, soprattutto a causa della persistente crisi politica del piccolo Stato asiatico. Gli albergatori locali sono infatti preoccupati e temono ricadute pesanti per l’imminente stagione natalizia, con possibili cancellazioni di massa specialmente da parte dei turisti cinesi, nuovi e danarosi ospiti dei resort di lusso maldiviani. E le loro pressioni hanno alla fine costretto Yameen a revocare lo stato d’emergenza dopo pochi giorni, sancendo un parziale ritorno alla normalità politica e istituzionale.

Fig. 2 – Il ministro degli Esteri Dunya Maumoon, che ha cercato di rassicurare i turisti stranieri sull’applicazione dello stato d’emergenza

CALMA APPARENTE – Iniziata nel 2012 con il discusso arresto del giudice Abdulla e le successive dimissioni del Presidente Mohamed Nasheed, accusato prima di abuso di potere e poi di “terrorismo”, la crisi politica maldiviana appare comunque interminabile e in continua fase di peggioramento, tra controverse sentenze giudiziarie, violente manifestazioni di piazza e ripetuti interventi repressivi del Governo Yameen. Dopo la pesante condanna penale di Nasheed nella primavera scorsa, accompagnata da grandi manifestazioni di protesta da parte dei principali partiti d’opposizione, la situazione è sembrata temporaneamente stabilizzarsi a dispetto delle minacce di sanzioni internazionali avanzate dalla Gran Bretagna e da altri Paesi occidentali, sostenitori delle politiche ambientaliste e democratiche dell’ex Presidente maldiviano. Lo stesso Nasheed ha invitato alla calma e, pur supportando l’idea di sanzioni mirate contro diversi esponenti del Governo maldiviano, ha perseguito principalmente vie legali e diplomatiche per la risoluzione della sua vicenda politico-giudiziaria, potendo contare anche sull’appoggio di un team di avvocati internazionali guidato da Amal Clooney e Jared Gersen. Nel frattempo Yameen si è affidato al prestigioso studio legale Omnia Strategy di Cherie Blair per contrastare le iniziative degli avvocati di Nasheed e ha cercato di riallacciare buoni rapporti diplomatici con la vicina India, preoccupata per le possibili ripercussioni della crisi interna maldiviana sugli equilibri geopolitici dell’Oceano Indiano.

Fig. 3 – Amal Clooney lascia il carcere di Maafushi dopo avere incontrato l’ex Presidente Nasheed (settembre 2015)

ATTENTATO AL PRESIDENTE – Ma questa situazione di relativa tranquillità è drammaticamente terminata a fine settembre, quando Yameen e sua moglie Fathimath Ibrahim sono stati vittime di un attentato dinamitardo al loro ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca. In realtà la vicenda è ancora piena di punti oscuri e alcuni esperti non credono nemmeno che si sia trattato di un attentato, propendendo per un semplice malfunzionamento del motoscafo che la coppia presidenziale stava usando per rientrare a Malé dall’aeroporto. Nonostante ciò, le autorità maldiviane hanno usato tale evento per imporre un nuovo giro di vite contro i partiti d’opposizione e i rivali politici del Presidente Yameen, incluso il Vice-Presidente Ahmed Adeeb, arrestato a fine ottobre con l’accusa di essere il mandante dell’attentato alla coppia presidenziale. Appena rientrato dalla Cina, dove aveva presenziato con successo al secondo Maldives Investment Forum, il Vice-Presidente è stato rinchiuso nel carcere di Dhoonidhoo ed è stato espulso da ogni carica politica all’interno del Progressive Party of Maldives (PPM), il Partito del Presidente Yameen. Sposato con l’erede di una delle maggiori catene di resort di lusso dell’arcipelago, Adeeb è una figura politica estremamente controversa ed è sospettato di avere legami con la criminalità organizzata del vicino Sri Lanka, ma pochi credono a un suo reale coinvolgimento nell’attentato a Yameen, vedendo il suo arresto come una semplice vendetta politica del Presidente nei suoi confronti.

Fig. 4 – Il Vice-Presidente Ahmed Adeeb, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato al Presidente Yameen

PERICOLO TERRORISMO – Nel frattempo la polizia ha dichiarato di avere trovato un ordigno esplosivo nelle vicinanze della residenza presidenziale di Muliaage e ha chiesto un mandato di cattura internazionale per otto persone sospettate di essere coinvolte nell’attentato di settembre. Questi fatti e l’arresto di Adeeb sono quindi alla base della decisione di proclamare lo stato d’emergenza nel Paese, annullata poi per le aperte rimostranze degli operatori turistici. Ma la tensione resta, anche per via dei timori per una possibile campagna terroristica dello Stato Islamico, che ha rivendicato online l’attentato e che da tempo sta cercando di creare una propria base operativa nelle Maldive, sfruttando l’alto numero di foreign fighters locali recatisi a combattere in Siria e in Iraq. Nel settembre 2014 alcuni simpatizzanti del gruppo hanno persino inscenato una piccola manifestazione pro-sharia per le strade di Malé, a poca distanza da uno dei principali resort per stranieri della capitale maldiviana.

PROPAGANDA JIHADISTA – Da tempo il Paese conosce infatti una preoccupante ondata di radicalismo religioso, alimentata dalla crisi politica interna e dall’alto tasso di disoccupazione giovanile. Arruolati attraverso le gang del narcotraffico, i jihadisti maldiviani si recano in Pakistan, dove ricevono un breve addestramento militare prima di essere inviati in Siria o in Iraq attraverso la Turchia. Oltre allo Stato Islamico, al-Qaeda è una delle principali organizzazioni islamiste attive nelle Maldive, dove può contare su una vasta rete di penetrazione sia reale che virtuale. Nell’agosto 2013, per esempio, il gruppo ha creato il sito Bilad al-Sham Media (BASM) per reclutare soldati e fiancheggiatori per Jabhat al-Nusra in Siria, mentre diversi predicatori itineranti si occupano di pubblicizzare i “successi” dell’organizzazione nelle isole più remote dell’arcipelago. Finora tutta questa massiccia opera di propaganda e di reclutamento è stata solo utilizzata per operazioni esterne, soprattutto in Medio Oriente, ma ora il rischio è che i gruppi jihadisti decidano di rivolgere le proprie attenzioni verso le stesse Maldive, colpendo l’industria turistica per accentuare l’instabilità politica del Paese, sul modello di quanto già accaduto in Egitto e in Tunisia in tempi recenti.

Fig. 5 – Turisti cinesi arrivano all’aeroporto internazionale di Hulhulé

Simone Pelizza

Un chicco in più

Nei giorni scorsi Ahmed Adeeb è stato dichiarato decaduto dalla carica di Vice-Presidente al termine di un contestato voto parlamentare boicottato dai Partiti d’opposizione. Il Maldivian Democratic Party (MDP) dell’ex Presidente Nasheed ha anche chiesto ufficialmente le dimissioni di Yameen, denunciandone il comportamento “erratico, paranoico e pericoloso”.

Foto: ahuren

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