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Oltre la Grande Muraglia: il nuovo turismo cinese

L’industria turistica cinese sta conoscendo una fase di grande espansione, tra apertura al mondo globalizzato e culto delle memorie dell’era rivoluzionaria. Una breve analisi delle principali conseguenze sociali, culturali e geopolitiche del graduale ingresso della Cina nei grandi flussi del turismo internazionale.

IL TURISMO DAGLI OCCHI A MANDORLA – Un fenomeno nuovo sta percorrendo la Cina, nonostante l’alta propensione al risparmio che caratterizza i suoi cittadini: dal 1990 i volumi dei flussi turistici sono in costante ascesa, in linea con il trend positivo del turismo internazionale, per il quinto anno consecutivo – dopo la flessione del 2009 – secondo i dati forniti dal costante monitoraggio del  World Tourism Barometer (UNWTO). Secondo questi calcoli, si prevedono, entro l’anno 2020, cento milioni di turisti outbound provenienti dalla Repubblica Popolare, cioè il 20% del totale globale, che modificheranno gli equilibri storici, ma anche geopolitici, dell’industria turistica. Secondo le statistiche, nel 2014 la spesa complessiva ha raggiunto i 128 miliardi di dollari, di cui il 29% del totale degli acquisti di beni di lusso, con una media di settemila dollari per viaggio a persona. Un ruolo non indifferente viene giocato dalla Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, tecnologicamente molto avanzata e snodo di collegamento tra la RPC ed il resto del globo, che assorbe il 70% dei viaggi all’estero dei cinesi, essendo considerata meta “outgoing”. L’aeroporto dell’isola (Chep Lap Kok), primo al mondo per il trasporto di cargo, costituisce un centro nevralgico internazionale, senza eccessive limitazioni ai flussi in uscita di persone o di valuta straniera.

Fig. 1 – Turisti cinesi si fanno fotografare di fronte a Buckingham Palace durante le Olimpiadi di Londra del 2012

TURISMO OUTGOING – Le cause che hanno prodotto questo boom derivano, in primis, dall’apertura verso il resto del mondo, disciplinata dagli accordi bilaterali sul libero scambio dei flussi turistici (Approved Destination Status – ADS), siglati tra la Chinese National Tourism Administration e un Paese estero, che ha aggiunto al turismo outbound cinese un gran numero di destinazioni, tra le quali i Paesi dell’Unione Europea, insieme alla possibilità, accordata nel 2004 agli imprenditori esteri, di possedere diritti reali sugli alberghi in Cina e, dal 2007, di investire nel turismo. A tutto ciò si aggiunge la costante crescita della disponibilità economica della popolazione, degli affari, dei congressi oltre agli spostamenti per le cure mediche e gli studi, favoriti dai voli diretti e dai visti multipli….Tutte interconnessioni del mondo globalizzato, la cui conseguenza ha prodotto il raddoppiamento del fenomeno turistico dal 2006 al 2012 e lo sviluppo di industrie intermediarie, agenzie e organizzazioni specializzate, che costituiscono un potenziale enorme per un valore di mercato che potrebbe raggiungere un miliardo di yuan.

Fig. 2 – Un gruppo di turisti cinesi visita il tempio di Wat Chedi Luang in Thailandia

NUOVI TREND – Parallelamente allo sviluppo del turismo tradizionale, anche grazie alla capillare diffusione delle nuove tecnologie, la Cina è riuscita a diventare il primo mercato in termini di spesa turistica e il secondo in termini di arrivi. Secondo i dati dell’ultimo bollettino del China National Network Information Center , il numero di utilizzatori di Internet nel 2014 ha raggiunto la quota di 649 milioni e gli utenti di apparati mobili hanno sfiorato i 557 milioni, diffondendo in Cina i turisti FIT “free and independent travelling”, che scelgono le proprie mete sugli smartphone, collegandosi ai più innovativi portali (come Xiāoyáo dào lǚxíng wǎng 逍遥道旅行网), senza il supporto di tour operators o di agenzie, ma utilizzando le opportunità fornite dalle Carte di Credito Union Pay (ora accreditate anche presso Harrods) utilizzate dal 90% dei cinesi, con una media di spesa di ben 319 dollari a transazione, contro gli 80 dollari di Visa e gli 87 dollari di MasterCard. Viene raggiunto così un nuovo obiettivo dello sviluppo economico-sociale della Repubblica Popolare Cinese.

Fig. 3 – La Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, principale meta dei flussi turistici cinesi

DESTINAZIONE ITALIA – L’Italia si colloca al quinto posto tra le destinazioni prescelte dai turisti stranieri e al settimo per gli introiti, e rappresenta una meta sempre più richiesta dai viaggiatori cinesi, nonostante l’appartenenza all’area Schengen – che costituisce un segmento particolarmente ridotto del movimento outbound della RPC, come appare dai dati dell’ENIT. L’Analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats) della destinazione “Italia” rileva, nell’immaginario collettivo, la forza d’attrazione del Belpaese per la combinazione di arte, cultura e stile di vita che si riflette nella produzione artigianale, nei brand del “Made in Italy” per uno shopping di qualità, nell’enogastronomia e nell’Italian Lifestyle, differenziando e caratterizzando fortemente lo Stivale rispetto a tutti gli altri Paesi nonostante i noti problemi della nostra Penisola e la persistente carenza di informazioni turistiche su musei, ristoranti, luoghi d’arte non soltanto in lingua cinese, ma anche in inglese. I bacini di generazione dei flussi turistici, stagionali per la lontananza, si concentrano sui poli urbanizzati di Pechino, Shanghai e Canton, ma cominciano a coinvolgere anche  i grandi centri urbani dell’interno della Cina.

Fig. 4 – Una coppia di turisti cinesi alla prese con l’acqua alta in Piazza San Marco

TURISMO INCOMING E PROGETTUALITÀ POLITICA – Al China National Tourism Administration (Guójiā lǚyóu jú 国家旅游局), l’Agenzia alle dirette dipendenze del Consiglio di Stato, sono assegnati il coordinamento dell’industria turistica, la redazione della legislazione in materia, la definizione degli standard e delle strategie di promozione. Alle autonomie locali viene attribuita la responsabilità di implementare le politiche sul territorio, definendone la carrying capacity, cioè la possibilità di sopportare cambiamenti nodali, in termini fisici, ecologici, economici e sociali in relazione alle risorse naturali, ambientali e culturali, variabili strettamente correlate tra loro. L’accesso al turismo internazionale costituisce uno dei principali risultati dello sviluppo economico-sociale della Repubblica Popolare Cinese e segna un nuovo stadio del progresso raggiunto. Si chiarisce così il legame tra settore primario e terziario attraverso la multifunzionalità agricola, che comprende l’incoming turistico cui sottende una progettualità politica che converge su obiettivi precisi, a fronte dello scollamento, sempre più evidente, tra luogo fisico e spazio sociale, tra l’ideologia al potere – che attinge ancora al marxismo-leninismo di Mao Zedong – e la realtà economica, immersa in logiche capitalistiche e individualistiche. Il risultato si chiama “turismo rosso”.

Fig. 5 – Turisti in visita al Memoriale del Massacro di Nanchino, compiuto da truppe giapponesi nel 1937

“TURISMO ROSSO” E IDEOLOGIA – L’idea è quella di ricercare le radici storiche e culturali della rivoluzione, ripercorrendone i luoghi, situati nelle zone più interne, simbolo dell’epopea che ha portato alla fondazione della Cina moderna (Xīn shèhuì 新社会: la Nuova Società nata con la vittoria della rivoluzione). I siti, scelti allora per sfuggire alle armate nemiche, diventano ora destinazione di tour finalizzati a riaccendere credi ideologici impalliditi e vuoti e riempirli di contenuti, trasformando mete sperdute in poli di attrazione: risorge così Ruijin, nello Jiangxi, da dove partirono – nel 1934 – centomila soldati dell’Esercito rosso per sfuggire all’accerchiamento delle truppe del Guomindang. Oggi come allora si percorrono i diecimila chilometri della Lunga Marcia che, attraverso 11 province, giunse nel 1935 a Yan’an, nello Shaanxi, dove vengono riproposti “I discorsi sulla letteratura e l’arte” di Mao, e si partecipa, indossando abiti d’epoca, alle ricostruzioni delle battaglie più famose, oppure si visita la prima base rossa sui monti Jing Gang, ancora avvolta da un alone romantico.

Fig. 6 – Turisti vestiti da soldati dell’Esercito rosso visitano il quartier generale di Mao Zedong a Jinggangshan

TURISMO E BUSINESS – Il “turismo rosso” è anche un progetto economico, fatto di biglietti di ingresso per luoghi e spettacoli, di vendita di generi alimentari e souvenir, di alloggi in locande e posti di ristorazione, di alberghi e siti ricostruiti lungo tutto il cammino vittorioso dell’Esercito rosso. Un paio di miliardi di dollari di ricavi permettono di combinare business ed educazione patriottica. A questo si aggiunge la cifra da capogiro stanziata per il sito del segretissimo Progetto 596, avviato nel giugno 1959 nello Xinjiang – dove, nel 1964, è detonata la prima bomba atomica cinese e dove si sono susseguiti almeno 46 test nucleari nella distesa del grande lago salato di Lop Nur. Ma a simili tour accede con difficoltà la classe che dispone di redditi medi o medio-bassi, già tagliata fuori dal mercato dei viaggi long haul, di lunga distanza, che rimangono appannaggio delle classi colte e di quelle che percepiscono salari più elevati – circa 30 milioni di cinesi.

TURISMO, SOFT POWER E SVILUPPO – A fronte dell’enorme potenziale economico che si cela dietro l’industria turistica, altre disparità si profilano all’orizzonte, allargando ulteriormente il divario sociale e culturale tra i cittadini. Per continuare a gestire insieme l’ascesa a grande potenza e la trasformazione interna, anche la promozione del turismo può costituire un ulteriore tassello del soft power cinese, che contribuisce all’espansione economica ma anche alla lotta alla povertà, all’ecosostenibilità, traducendosi in una progettualità che riconsideri il rapporto tra uomo ambiente e territorio e promuova un nuovo sentimento di interdipendenza globale e di responsabilità condivisa, in linea con gli obiettivi dell’ONU (Millennium Development Goals o MDG) e della Carta della Terra al fine di realizzare un modello di vita che sia realmente per tutti “moderatamente prospera” (小康社会 Xiǎokāng shèhuì).

Fig. 7 – In vacanza dal “nemico” giapponese: turisti cinesi visitano il Palazzo Imperiale di Tokyo

Elisabetta Esposito Martino

Un chicco in più

Risulta difficile stabilire con certezza le cifre reali del turismo cinese. I dati ufficiali pubblicati dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), dal CNTA (China National Tourist Administration) e dall’ENIT  (“Cina e Hong Kong, Rapporto Congiunto Ambasciate” 2014), spesso non sono disaggregati Paese per Paese. I dati ISTAT, che riguardano l’anno 2012, devono essere interpretati tenendo conto delle registrazioni plurime e dei visti dell’area Schengen. Tuttavia, i dati della Banca d’Italia relativi alle rilevazioni sul movimento turistico e la propensione alla spesa, pubblicati ad aprile 2014, riguardano l’evoluzione della spesa anche dei turisti cinesi. 

Foto: wohnblogAt

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