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Italia-Brasile. Tra opportunità e delusioni (2)

Riprendiamo il nostro percorso di analisi delle relazioni politico-economiche fra Italia e Brasile. Nonostante la difficile situazione interna in Brasile, i due Paesi rimangono fortemente amici. Qui la prima parte della nostra analisi.

(Seconda Parte)

POCHE CERTEZZE POLITICHE – Non possiamo non dare uno sguardo agli avvenimenti interni del Brasile per poter capire meglio le opportunità e i rischi delle operazioni italiane in territorio latinoamericano. La crisi politica creatasi con la minaccia di impeachment arrivata dopo gli scandali di corruzione ha fatto peggiorare la credibilità sui mercati, mettendo alla berlina la Presidente Dilma Rousseff.

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Fig. 1 – Manifesti contro impeachment a sostengo della Presidente Dilma Rousseff-foto dell’autore

Il Brasile si presenta con uno scenario diviso, nel quale le mosse degli attori in campo potrebbero lasciare spazio a mesi di profonda confusione, per non parlare della profonda recessione che già vive l’economia brasiliana – quasi il 4% di PIL in meno rispetto al 2014. Questo dato non può che far pensare che gli investimenti “politici” stessero “drogando” l’economia, prima in positivo ed ora in negativo. Non si spiega, se non con la classica teoria dei prezzi delle commodities, come un Paese che ha goduto di altissimi tassi di crescita non sia riuscito a gettare le basi per costruire un’economia nazionale in grado di emanciparsi dall’estero.

CASI BATTISTI E PIZZOLATO – Sebbene le fonti ufficiali della Farnesina neghino qualsiasi tipo di comparazione fra il caso Battisti e quello Pizzolato, sui giornali e da un punto di vista analitico i due casi sono stati più volte paragonati l’uno all’altro. Nel 2008 l’allora Presidente della Repubblica Lula negava l’estradizione di Cesare Battisti in Italia, destando la profonda irritazione dell’Italia. Cesare Battisti era parte del gruppo Proletari armati per il comunismo, condannato per l’assassinio di quattro persone. Dopo essere fuggito in Francia, Battisti, a rischio estradizione per la fine della cosiddetta dottrina Mitterand, scappa in Brasile. Nel 2009 il ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro gli concede lo status di rifugiato politico; il Presidente della Repubblica italiano, indignato per la decisione, scrive a Lula e richiama l’ambasciatore italiano a Brasilia per discutere del caso.

Nel 2010 il Supremo Tribunale Federale si dice favorevole all’estradizione, ma rimanda la decisione al Presidente della Repubblica. Il caso è discusso anche in sede europea, a Bruxelles, dove la stragrande maggioranza dei Paesi membri sostiene l’estradizione. Un anno dopo il Tribunale vota e rigetta nuovamente – per sei voti a tre – la richiesta di estradizione. L’Italia con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’ex Presidente della Repubblica Napolitano e con i ministri della Giustizia e degli Esteri non riconosce la sentenza in quanto in violazione del trattato bilaterale e del diritto internazionale.

Nel 2015 il giudice Adverci Rates Mendes aveva ordinato la cattura e l’espulsione forzata di Battisti, dichiarando che non si trattava di estradizione, ma di una vera espulsione in Paesi come Messico e Francia, per aver presentato documenti falsi alla Policia Federal grazie ai quali Battisti risiedeva in Brasile. L’avvocato di Battisti ha però presentato ricorso, accettato perché il giudice in questione non aveva competenza giuridica per espellere l’ex terrorista e che ha portato alla liberazione di Battisti.

Il caso Pizzolato, conclusosi con l’estradizione in Brasile dell’ex banchiere coinvolto nello scandalo di corruzione “mensalão” e condannato a 12 anni e 7 mesi, lascia a bocca asciutta tutti coloro che intravedevano in questa situazione la buona occasione per consumare una “vendetta”contro il Brasile. L’unica osservazione a favore di quanti credono nella “merce di scambio” fra condannati in contumaciaè il fatto che contestualmente il Brasile approvava l’estradizione per l’ex camorrista Pasquale Scotti appartenente alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, condannato a tre ergastoli. In questo caso, però, sarebbe un errore italiano nella procedura di richiesta di estradizione a creare un’impasse giuridica che potrebbe mettere in libertà Scotti. L’Italia, infatti, non avrebbe avviato tale procedura, e i tempi dettati dal Trattato bilaterale Italia-Brasile giocano a suo sfavore. Storie di criminalità finite nei meandri delle giustizie nazionali e spesso cadute in una sorta di “prescrizione”, dettate dagli interessi e dalle tempistiche di pubbliche e private istituzioni.

Fig. 2 – Cesare Battisti nelle mani della Cot, Comando de operaçoes taticas, la sezione della Policia Federal contro il terrorismo

CASO ITALPLAN – Il caso Italplan è interessante perché dimostra che il sistema delle piccole e medie imprese italiano riesce a crearsi degli spazi sui mercati stranieri.
Lo studio dell’alta velocità San Paolo – Rio de Janeiro, progetto presentato dall’azienda Italplan e mai pagato dall’ente ferroviario brasiliano, Valec, che si difende dicendo che il progetto non è mai stato approvato dal Governo, è emblematico. Il contratto da 261 milioni di euro prevedeva una parte preliminare con un pagamento anticipato di 15,7 milioni di euro. La piccola ingegneria toscana, della provincia di Arezzo, non ha accettato il mancato pagamento, e ha fatto causa all’ente brasiliano presso il Tribunale di Arezzo, che ha emesso una sentenza a favore della Italplan. Tale sentenza diede l’ordine di bloccare i conti bancari delle rappresentanze diplomatiche brasiliane in Italia. Così facendo il tribunale ha forzato la mano, e non solo ha violato l’immunità diplomatica, ma anche sentenziato in materia giuridica non di sua competenza.
Detto questo, si deve anche però considerare l’intenzione politica che va oltre l’aspetto meramente giuridico e che ha lanciato un chiaro messaggio al palazzo di Itamaraty. Messaggio che è stato percepito, tanto che nel 2012 una delegazione brasiliana del Ministero degli esteri si era recata a Roma per discutere con l’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi sulla questione dei conti bloccati. I conti furono sbloccati e la Italplan non ottenne i soldi. Il processo è ancora in corso anche se la Italplan non opera più – nonostante sia ancora attiva, almeno legalmente -, ma certamente il colpo di quella commessa non incassata deve esser stato letale. La piccola azienda non era tra le più accreditate in quella committenza, soprattutto rispetto ai colossi come Siemens e Odebrecht, ma era riuscita a creare una rete di contatti politici e istituzionali che, insieme ad un progetto più accattivante ed economico, l’avevano vista vincitrice.

RIPARTIRE DALLA BUONE RELAZIONI ITALO-BRASILIANE – Brasile e Italia si erano impegnati sul fronte militare per aumentare la collaborazione strategica. L‘ultimo accordo risale al 2010 e riguarda la Partnership strategica Italia-Brasile, firmata a Washington nel 2012 tra l’ex Presidente della Repubblica Lula e l’ex presidente del Consiglio Berlusconi. La partnership tratta il dialogo politico fra i due Paesi e la concertazione interregionale, con l’obiettivo di stringere ancora le già buone relazioni fra Mercosur e Unione Europea, per concludersi con il vero fulcro del testo, ovvero la cooperazione in ambito militare, economico e spaziale. Proprio in questa sezione si ricorda l’intesa fra lo Stato Maggiore dell’esercito brasiliano ed un’impresa italiana per la produzione di 2044 veicoli blindati per il trasporto del personale militare. Questo accordo mira a sviluppare un rapporto privilegiato fra Italia e Brasile in campo militare.

Fig. 3 – Lula Inácio da Silva, ex Presidente del Brasile, e Silvio Berlusconi, ex Primo ministro italiano

Senz’altro il Brasile potrebbe trovare nell’Italia un ottimo alleato per le relazioni con l’intera Unione Europea, visti i progetti di accordo UE-Mercosur per libero scambio e il legame umano che unisce i due Paesi. Per fare questo, però, il Brasile deve reinserirsi nel contesto internazionale e porsi come vero interlocutore per il Sud America e per il commercio globale. Ripartire dalle buone relazioni fra Italia e Brasile, fra l’Italia e Sudamerica, fra Unione Europea e America latina, perché queste possano creare opportunità di commercio e investimento da una parte e un avanzamento sociale dall’altro, costituendo un polo di eccezionale potenziale culturale ed economico. Il Brasile è per l’Italia un Paese troppo importante e lo sarà sempre; nonostante i momenti di forte crisi economica, migliaia di imprese e famiglie portano avanti progetti e sogni, costruendo un legame indissolubile fra il nuovo e il vecchio mondo.

Alessandro Gaini

Un chicco in più

Il Brasile, da Belindia a Italordania

Se il Brasile, negli anni Ottanta, era considerato il Belindia, un incrocio fra il Belgio e l’India per le caratteristiche economiche che si stavano delineano per forza del regime militare; ovvero un sistema di poche, ricchissime fasce della società e di una maggioranza di popolazione a livelli di estrema povertà, se non di miseria. Il termine curioso, è il risultato dell’analisi fatta dall’economista Edmar Bacha nel 1974 per descrivere l’economia e la società brasiliana, catturandone così le grandi ineguaglianze di reddito. Secondo l’Economist invece, il Brasile negli ultimi anni, sarebbe diventato piuttosto un incrocio fra l’Italia e la Giordania in termini di reddito procapite, Italordania.

Foto: Blog do Planalto

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