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Habré, ex dittatore del Ciad, a processo in Senegal

Nel luglio scorso, in Senegal, si è aperto il processo contro l’ex dittatore del Ciad, Hissène Habré, accusato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e tortura. Habré sarebbe responsabile di oltre quarantamila omicidi politici e ventimila casi di tortura contro la popolazione locale ciadiana e i suoi avversari politici. 

CHI È HISSÈNE HABRÉ – Nato in Ciad nel 1942, dopo aver studiato Scienze Politiche a Parigi Hissène Habré tornò in patria durante la prima guerra civile ciadiana, scoppiata nel 1965 tra il Governo autoritario del Presidente Goukouni Oueddei, sostenuto dalla Francia all’indomani dell’indipendenza, e le forze ribelli riunite nel Frolinat (Fronte di Liberazione Nazionale del Ciad), che diedero inizio a una serie di insurrezioni che ben presto si diffusero in tutto il Paese. Ad aggravare ulteriormente la situazione, nel 1973 la Libia di Mu’ammar Gheddafi occupò la zona settentrionale di Aouzou, ricca di risorse naturali, approfittando della situazione per trasformare il Ciad in uno Stato satellite. Durante gli scontri interni, l’esercito fedele a Oueddei ottenne l’appoggio dalla Libia, mentre Hissené Habré si schierò con i ribelli del Frolinat, a loro volta supportati da Francia e Stati Uniti, che speravano così di arginare il potere del dittatore libico nella regione. Gli scontri all’interno del Paese iniziarono però ad acuirsi: il Frolinat si disgregò in numerose fazioni in lotta tra loro, tra cui il FAN (Fronte armato del Nord) capeggiato dallo stesso Habré. Dopo diversi tentativi falliti di formare un Governo provvisorio nella parte nord del Paese e cercare un accordo con i ribelli, nel 1982 Habré rovesciò l’esecutivo con un colpo di Stato e si insediò come Presidente. L’avanzata di Tripoli venne arginata e, nel 1989, i libici furono costretti ad abbandonare la zona occupata. Habré, ormai a capo dello Stato, venne riconfermato lo stesso anno con un referendum.

Fig. 1 – Il Ciad è uno dei Paesi più poveri del mondo, con un’economia basata prevalentemente sull’agricoltura

IL PINOCHET AFRICANO − Dal 1982 al 1990 Habré si rese protagonista di una repressiva e violenta dittatura: soppresse la carica di Primo ministro, instaurò il Governo del partito unico e, tramite la sua compagine, il FAN, e la fondazione della DDS (Direzione di documentazione e sicurezza) creò un corpo di polizia politica che si macchiò di feroci crimini, che gli valsero l’appellativo di “Pinochet africano”. Il governo di Habré si caratterizzò per atrocità diffuse con ondate di pulizia etnica: nel 2001, quando l’organizzazione internazionale Human Rights Watch riuscirà a recuperare i file della polizia politica di Habré, saranno rivelati i nomi di 1.208 persone uccise o morte in stato di detenzione e 12.321 vittime di violazioni dei diritti umani. Tuttavia, nel 1990, in seguito a un colpo di Stato ad opera dell’attuale Presidente del Ciad, Idriss Déby, suo assistente militare, Habré fu deposto e costretto a fuggire in Senegal, dove rimase impunito per 22 anni.

LE VITTIME DI HABRÉ − Deposto Habré, il presidente Déby istituì una Commissione d’inchiesta locale, che, all’interno di un rapporto pubblicato nel 1992, accusò l’ex dittatore di aver formato una polizia politica ritenuta colpevole di numerosi crimini contro l’umanità – nello specifico esecuzioni sommarie, rapimenti, detenzioni illegali e innumerevoli violenze. A farne le spese i gruppi etnici hadjerai e zaghawa (popolazioni del Ciad meridionale colpiti da episodi di pulizia etnica), nonché gli avversarsi politici. Negli anni successivi alla fuga diversi e vani furono i tentativi di avviare procedimenti penali nei confronti di Habré e dei membri del suo Governo basandosi sul principio della giurisdizione universale, in base al quale la corte di un Paese può giudicare tramite processo un imputato o crimini non commessi nel proprio territorio nazionale. Il Senegal, non prevedendo nel proprio ordinamento giuridico tale principio, rifiutò di dare applicazione ai vari procedimenti intentati contro il dittatore ciadiano e venne accusato dalla Corte internazionale di giustizia di violazione degli obblighi derivanti dalla Convenzione contro la Tortura e altre Pene o Trattamenti Crudeli, Inumani o Degradanti (entrata in vigore nel 1987).

Fig. 2 – Idriss Déby, attuale Presidente del Ciad, è stata eletto nel 2006 per il suo terzo mandato consecutivo

L’ISTITUZIONE DELLE CAMERE STRAORDINARIE La svolta è arrivata nel 2012: Macky Sall, eletto Presidente del Senegal, aveva garantito il proprio impegno affinché l’ex dittatore venisse perseguito penalmente, in seguito anche alle numerose pressioni della Corte penale internazionale (che non poteva intervenire nella questione avendo giurisdizione temporale limitata a partire dal 2002), dell’Unione europea e dell’Unione africana (che ha avuto un ruolo molto attivo nell’intera vicenda). Dakar e la stessa l’Unione africana raggiunsero un accordo: creare un tribunale ad hoc, le Camere Straordinarie Africane, con il compito esclusivo di giudicare le persone responsabili dei crimini contro l’umanità perpetrati in Ciad tra il 1982 ed il 1990.  Il Senegal, tramite un emendamento costituzionale, ha provveduto a introdurre nel proprio ordinamento il principio della giurisdizione universale. Habré dovrà quindi rispondere dei suoi atti di fronte a un collegio di giudici composto da magistrati sia senegalesi, sia provenienti da altri Stati africani. Il Ciad, che non aveva mai chiesto al Senegal l’estradizione di Habré, nonostante la condanna alla pena capitale in contumacia ha autorizzato le indagini in loco. Durante il processo saranno ascoltate oltre centomila persone, che in base allo statuto della Corte potranno essere presenti in tutte le fasi del procedimento. L’istituzione delle Camere deve essere considerata come una vittoria della società civile africana e delle organizzazioni di sostegno alle vittime, che hanno dovuto attendere 25 anni per arrivare a questo risultato. Inoltre, le Camere hanno incriminato altri cinque alti funzionari dell’ex regime, sebbene la data del loro processo resti tuttora incerta.

UN MOMENTO IMPORTANTE PER L’AFRICA − Dopo un’istruttoria durata 13 mesi, il processo ha avuto inizio a Dakar nel luglio scorso: i difensori di Habré (nominati d’ufficio) ritengono che il Tribunale sia uno strumento meramente politico e che non abbia la competenza per giudicare il proprio assistito, che continua a negare le accuse a suo carico. All’indomani del primo giorno di udienze il processo è stato aggiornato a causa degli attacchi verbali dell’ex dittatore contro i giudici. Nonostante il processo richieda tempi molto lunghi, esso rappresenta un momento storico importante: è la prima volta che l’Unione Africana istituisce un tribunale ad hoc per giudicare i crimini di un Capo di Stato africano, ed è la prima volta, in Africa, che i tribunali di un Paese giudicano i crimini commessi in un altro Paese. Soprattutto, l’istituzione delle Camere costituisce una speranza per le vittime di quel periodo buio della storia ciadiana e un precedente molto importante per il futuro di un continente dove casi di Governi autoritari e repressivi come quello di Habré rappresentano tuttora una realtà.

Irene Dell’Omo

Un chicco in più

Human Rights Watch è un’organizzazione internazionale non governativa che si occupa della difesa dei diritti umani, con lo scopo di porre all’attenzione della comunità internazionale casi di violazione: dai vari tipi di discriminazione (religiosa, razziale, politica) all’utilizzo della tortura, il fenomeno dei bambini-soldato, la corruzione politica e gli abusi che avvengono nelle procedure di giustizia penale. Qui un link di approfondimento sulla questione Habré

Foto: Malicom

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