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Cooperazione Sud-Sud: la via del Marocco

Il Marocco sta accrescendo i propri sforzi nella politica estera per acquisire un ruolo più importante in ambito regionale, e le sue politiche di sviluppo attuate nei Paesi dell’Africa sub-sahariana costituiscono un esempio lampante di questo recente impegno. Ma quali sono gli interessi diretti che il Paese nordafricano cerca di soddisfare attraverso queste politiche?

COOPERAZIONE SUD-SUD – Sull’onda della decolonizzazione, a partire dalla fine degli anni Settanta iniziò ad affermarsi sulla scena internazionale un nuovo concetto di cooperazione. Edificata sull’etichetta “neocolonialista” attribuita ai Paesi occidentali – spesso accusati di sfruttare le risorse economiche del continente africano attraverso scambi ineguali – questa nuova idea di collaborazione internazionale prevedeva un forte sostegno reciproco tra Paesi in via di sviluppo, quelli del cosiddetto “Sud globale”. A partire dagli anni Novanta alcuni Stati emergenti di quest’area, in particolar modo la Cina e l’India, si sono profondamente impegnati in questo nuovo processo di cooperazione reciproca, ma hanno anteposto e favorito la promozione di relazioni e accordi bilaterali a detrimento delle attività di supporto alla cooperazione, svolte ad esempio da agenzie internazionali quali lo United Nations Office for South-South Cooperation (UNOSSC) o lo United Nations Development Programme (UNDP).
Durante gli ultimi decenni altri Stati appartenenti a questa categorizzazione socioeconomica hanno seguito l’esempio dato da questi due Paesi, impegnando importanti risorse a favore di una politica estera sempre più devota all’economia internazionali, e dunque sempre più dedicata alla ricerca di nuovi eventuali mercati – in questo caso raggiunti attraverso accordi di cooperazione.
In linea con questa dinamica, il Marocco si aggiunge senza dubbio alla lista di quelle nazioni del “Sud globale” dedicatesi alla cooperazione Sud-Sud, arrivando a diventare un attore principale dello sviluppo socio-economico con numerosi partner dell’Africa nera. Grazie all’estensiva attività diplomatica del sovrano Mohammed VI, infatti, il Marocco è riuscito a stipulare importanti accordi di scambio con membri dell’area sub-sahariana in un contesto di mutua collaborazione. Il tutto inquadrato in una campagna legittimativa incentrata sulla riscoperta dell’identità africana e sulla rappresentazione dell’Africa stessa come contesto naturale impregnato di forti legami storici, culturali e religiosi.

Fig. 1 – Il sovrano del Marocco, Re Mohammed VI

LE POLITICHE DI SVILUPPO MAROCCHINE IN AFRICA SUB-SAHARIANA – Benché l’impegno diplomatico ed economico marocchino in Africa sub-sahariana non sia di certo un fatto recente, né un nuovo oggetto di studio per gli analisti, durante gli ultimi due decenni esso è andato visibilmente incontro a un accrescimento notevole. Tra il 2000 e il 2010, infatti, il volume degli scambi del Regno con l’Africa sub-sahariana è passato da 3,6 miliardi MAD (dirham marocchini) a 11,7 miliardi MAD, portando così il Marocco a diventare il primo Stato africano investitore nella Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (CEMAC) e nell’Unione economica e monetaria ovest-africana  (UEMOA) – mostrando un particolar interesse per Paesi come il Senegal e la Guinea Equatoriale. Durante questo decennio l’attività diplomatica del re si è tradotta in 34 visite ufficiali, che hanno dato frutto a quasi 3.200 accordi e convenzioni bilaterali per le imprese marocchine, sia pubbliche che private. Tra queste ultime possiamo annoverare le più importanti società del tessuto economico del Paese, in settori chiave come quello finanziario, assicurativo, energetico, minerario, agro-alimentare, ma anche in settori come quello delle costruzioni e delle telecomunicazioni. Da notare che in quest’ultimo la società nazionale di telecomunicazioni, Maroc Telecom, negli ultimi anni si è espansa abbondantemente nell’area geografica in questione, incorporando altre aziende nazionali appartenenti allo stesso settore, come Sotelma (Mali), Gabon Telecom (Gabon), Mauritel (Mauritania) e Onatel (Burkina Faso). Per quanto riguarda il settore finanziario, invece, i maggiori istituti creditizi marocchini, presenti ormai in 19 Paesi africani, sono Attijariwafa Bank, Banca Centrale Popolare (BCP) e BMCE Bank.

Fig. 2 – Un’immagine del Sahara marocchino

INTERESSI NAZIONALI E ASPIRAZIONI REGIONALI – A nostro avviso il progetto di cooperazione sud-sud intrapreso dal Marocco dovrebbe essere interpretato secondo gli interessi e le ambizioni cui quest’ultimo aspira in ambito regionale – e non solo. L’obiettivo a lungo termine dell’impegno politico estero di Mohammed VI è difatti quello di accrescere il ruolo in politica estera esercitato dal suo Paese per tramutarlo nel più importante attore economico e politico del continente. Tra gli interessi legati al progetto di cooperazione sud-sud troviamo, primi fra tutti, gli importanti vantaggi economici legati a quest’impresa. Grazie ai considerevoli investimenti e ai contratti stipulati dalle sue aziende pubbliche e private nei Paesi della CEMAC e dell’UEMOA, il Marocco sta infatti tenacemente assumendo un peso economico sempre maggiore, portandosi in diretta competizione con il Sudafrica – gigante regionale che il Marocco desidererebbe surclassare, ambendo così a conquistare il primato economico del continente.
Ma oltre a constatare gli evidenti vantaggi economici, è necessario anche considerare alcuni aspetti più politici dell’impegno cooperativo promosso dal sovrano. Rabat è alla ricerca di un ruolo più assertivo e prestigioso anche sul piano politico, e questa tendenza non ha fatto altro che accentuarsi durante l’ultimo periodo. Le agitazioni della cosiddetta “Primavera araba” nel Maghreb – che hanno toccato in particolar modo la Libia, la Tunisia e l’Egitto – hanno difatti fortemente incentivato l’azione estera del Marocco, accrescendo così la sua volontà di ampliare il suo ruolo internazionale sul continente, e in particolare in Africa occidentale, molto probabilmente in chiave “anti-algerina”. Questa volontà si è così tradotta nell’ambizione di conquistare il ruolo di protagonista nella promozione della cooperazione sud-sud, parte storicamente ricoperta – fino a poco tempo fa – dalla Libia di Gheddafi.
Per le autorità marocchine, dunque, il metodo migliore per amplificare l’influenza estera del Regno sul continente africano è la concretizzazione di politiche di sviluppo economiche, e il principale obiettivo politico servito da questo schema è rappresentato dall’ormai radicata questione del Sahara occidentale, collegata anche all’atavica rivalità con il vicino di casa, l’Algeria. Nel contesto del suo programma di cooperazione, il Marocco ha infatti allocato maggiori sforzi e risorse in quei Paesi dell’Africa sub-sahariana che non riconoscono la legittimità politica della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (RDAS), in cambio di un chiaro appoggio politico nella questione che lo vede protagonista (antagonista). Nonostante ciò, stando ad alcune fonti aperte, il Regno ha avviato al contempo un’azione diplomatica incentrata sulla cooperazione economica anche con Paesi storicamente a lui “ostili”, cioè che appoggiano apertamente la creazione di uno Stato indipendente nel Sahara occidentale.
E questo per :

  • ovviare al boicottaggio dei prodotti marocchini fabbricati nella regione contestata – posto in essere col bene placito dell’Unione Africana (UA);
  • porre una solida base per il ripristino di normali relazioni diplomatiche con i cosiddetti Stati “ostili” in cambio di un avvicinamento alla posizione del Marocco riguardo al Sahara;
  • un futuro e graduale reintegro nel sistema dell’UA, organizzazione abbandonata dal Marocco nel 1984 per via dell’ammissione della RDAS come membro ufficiale.

Antonio Buzzelli

Un chicco in più

«Trattandosi di solidarietà, il Marocco segue un approccio diplomaticostrategico che mira a consolidare una cooperazione Sud-Sud efficiente, in particolar modo con i Paesi africani fratelli. A questo proposito, le visite che abbiamo effettuato in un buon numero di Paesi del continente ci hanno permesso di sviluppare un modello di cooperazione economica mutualmente benefica, e di migliorare le condizioni di vita del cittadino africano.» (Discorso del Re Mohammed VI, 30 luglio 2015)

Per approfondire si suggerisce Le Maroc en Afrique: la voie royale, Institut Amadeus, 2015 

Foto: RvDario

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