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I punti d’incontro tra Stati Uniti e Santa Sede

Dalla nascita degli Stati Uniti le relazioni USA – Vaticano sono apparse discontinue, deboli e non ufficiali. Ora sembra che le agende dei due attori globali siano più convergenti e i rapporti appaiono più stretti. Cos’ha contribuito ad avvicinare gli States alla Santa Sede? In cosa le agende dei due attori internazionali coincidono?

I MOTIVI DELLA FREDDEZZA E IL CAMBIAMENTO – I rapporti tra gli Stati Uniti e la Santa Sede, da quando il servizio diplomatico è diventato una professione distinta da quella del politico (con il Congresso di Vienna nel 1815), sono apparsi per lungo tempo freddi e informali (le formali relazioni diplomatiche tra i due Stati sono state stabilite solo nel 1984 ad opera di Ronald Reagan e Giovanni Paolo II). Questo è stato dovuto a una serie di motivi che riguardano caratteristiche intrinseche alla società americana. Gli Stati Uniti non sono una nazione a maggioranza cattolica e per questo i Presidenti passati non hanno mai considerato l’idea di avere relazioni strette con la più alta autorità cristiano-cattolica del pianeta. Inoltre il cattolicesimo americano, a causa della sua lontananza geografica dal Papa, ha preso una direzione diversa da quella di Roma e non tutti si sentono rappresentati dalla Città del Vaticano. Altri motivi risiedono nella Costituzione americana, la quale prevede la parità di peso delle religioni professate negli States: avere delle relazioni permanenti con la Santa Sede avrebbe voluto dire preferire una religione alle altre e ciò sarebbe stato considerato anticostituzionale. Quest’approccio però sembra cambiato e l’evento simbolico che lo testimonia è stato la visita di Papa Francesco negli Stati Uniti in occasione del VII incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, preceduta da una visita a Cuba, i cui rapporti con gli Stati Uniti, grazie anche alla mediazione del Papa, si stanno normalizzando. Il Papa ha sfruttato il suo viaggio per incontrare Barack Obama alla Casa Bianca a Washington, pronunciare un discorso al Congresso, pregare con altri leader religiosi a Ground Zero e intervenire al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York nel 70° anniversario dall’istituzione dell’Onu. Cos’è cambiato quindi? Perché gli Stati Uniti e il Papa hanno stretto un così forte legame? Il motivo è la similitudine delle loro politiche estere e dell’approccio alle problematiche internazionali contemporanee, tra cui troviamo i pressanti problemi dei rifugiati e del cambiamento climatico.

IL PROBLEMA DEI RIFUGIATI – La questione dei profughi è diventata una priorità nei programmi politici degli Stati e delle organizzazioni internazionali e un punto d’incontro tra Obama e Bergoglio. E’ da qualche tempo ormai che il Presidente americano tenta di smuovere le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo (le prime, quindi, ad entrare in contatto con il flusso dei profughi) e l’Unione Europea affinché agiscano con efficienza e celerità per affrontare l’ondata di migranti degli ultimi mesi. Obama afferma che sia di vitale importanza aumentare la collaborazione degli attori internazionali anche nello stabilizzare le regioni del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, respingendo qualsiasi forma di estremismo. Gli Usa si sono perfino resi disponibili ad accogliere almeno 10mila rifugiati siriani. Il Papa viaggia sulla stessa lunghezza d’onda, ma non poteva essere altrimenti: il problema dei rifugiati va risolto perché è un “attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel Canale di Sicilia”. Anche per Bergoglio è necessario stabilizzare i territori in cui guerre e povertà portano migliaia di persone a rischiare la vita in mare. La sua è quindi un’invocazione allo sviluppo, alla cooperazione e alla solidarietà, la quale deve cominciare dalla diocesi di Roma e diffondersi in ogni parrocchia.

Fig. 1 – Rapporti decisamente cordiali tra Papa Francesco e Barack Obama

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO – Obama ha sempre cercato di lasciare un segno nella lotta contro l’inquinamento. Nel suo nuovo provvedimento contro il cambiamento climatico, il “Clean Power Plan”, il Presidente richiederà a ogni Stato federale americano di ridurre le emissioni degli impianti a carbone e di avviare riforme che cambieranno in maniera drastica il modo in cui l’elettricità arriva nelle case di milioni di cittadini statunitensi. Il primo obiettivo è ridurre l’inquinamento provocato dalle centrali a carbone del 32 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. L’amministrazione statunitense mira inoltre a velocizzare il passaggio alle fonti rinnovabili. Questo è il più grande passo mai compiuto dagli Stati Uniti nella lotta per la protezione degli ecosistemi. Il piano sarà presentato a dicembre a Parigi all’occasione del vertice dell’ONU sull’ambiente. Ostacolato dai repubblicani, i quali reputano il problema del cambiamento climatico in secondo piano rispetto ad altre problematiche più pressanti, il Presidente ha invece ricevuto l’appoggio del Papa. Con la sua enciclica “Laudato Sì”, anche Bergoglio ha affrontato il problema dell’inquinamento, affermando che avrà “conseguenze terribili per tutti noi”. La Santa Sede ha criticato aspramente la comunità politica internazionale, non attiva quanto dovrebbe nella tutela dell’ambiente, e si è focalizzata sull’importanza dell’uso delle risorse rinnovabili. Questi concetti sono stati ribaditi davanti al Presidente, al Congresso Usa e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il piano contro il cambiamento climatico di Obama è stato lodato dal Papa davanti ad una folla di 15 mila persone, uno scacco matto al Congresso e una legittimazione di Obama davanti al suo popolo.

Fig. 2 – Se Obama ha deciso di fare un passo avanti verso L’Avana, è anche grazie alla mediazione della Santa Sede

UN’ALLEANZA INEVITABILE? – Stati Uniti e Santa Sede sono le uniche due realtà nate in Occidente ad avere una proiezione mondiale. Era inevitabile quindi che i loro rapporti si rafforzassero. Il Papa è diventato una delle personalità più influenti dl punto di vista geopolitico e ciò è stato riconosciuto dagli Stati Uniti, sia prendendo atto dell’importante ruolo giocato dal papato nella questione cubana, siamo ammettendo che “gli attori religiosi possono avere una parte fondamentale nel contenere le forze del caos e stabilire un ordine mondiale più giusto”. Queste le parole del Segretario di Stato Kerry, parole mai pronunciate prima da un membro dell’amministrazione americana. Nonostante gli Stati Uniti e la Città del Vaticano continuino ad essere in  disaccordo su svariati temi (prima fra tutte la questione della pena di morte, rigettata e criticata dal Papato) i rapporti tra Usa e Papa stanno diventando più intensi e produttivi e l’apice è stato raggiunto con la visita di Bergoglio sul suolo americano.

Giulia Mizzon

Un chicco in più

A questo link un approfondimento e un video sul piano di Obama contro i cambiamenti climatici

Foto: U.S. Department of Defense Current Photos

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