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India ed Egitto: vecchi amici, nuovi partner

Stretti alleati nell’era della decolonizzazione, India ed Egitto si sono allontanati diplomaticamente durante la lunga Presidenza di Hosni Mubarak, condividendo pochi e flebili interessi strategici. Ora, però, i Governi dei due Paesi sembrano intenzionati a voler ristabilire una solida partnership politica ed economica, volta a combattere il terrorismo islamista e a incoraggiare lo sviluppo commerciale dell’area del Mar Rosso.

ANTICHI LEGAMI – Le relazioni commerciali e culturali tra India ed Egitto sono di lunga data: i primi contatti tra i due Paesi risalgono addirittura all’epoca dei Faraoni e diversi testi di età ellenistica riferiscono della presenza costante di mercanti e letterati indiani nei principali porti egiziani sul Mediterraneo. In tempi più recenti, indiani e egiziani hanno poi condiviso la difficile e controversa esperienza del dominio coloniale britannico, sviluppando contemporaneamente movimenti nazionalisti di massa nei primi decenni del XX secolo. Giunti al potere dopo il 1945, questi movimenti si sono alleati strettamente durante l’era della decolonizzazione, prospettando la nascita di un blocco indipendente afro-asiatico in grado di sfidare il rigido bipolarismo americano-sovietico della Guerra Fredda. Era questo, infatti, l’ambizioso obiettivo della Conferenza di Bandung del 1955, presieduta congiuntamente dal Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e dal Primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, uniti da una sincera amicizia personale e dal desiderio di affermazione dei loro Paesi come guida morale del nuovo assetto internazionale uscito dalla dissoluzione degli imperi coloniali europei. Nonostante la forte sinergia tra Nehru e Nasser, rafforzatasi nel 1961 con la nascita del Movimento dei Non Allineati (NAM), India ed Egitto hanno però finito per seguire traiettorie politiche diverse, esaurendo gradualmente quel terreno di interessi e aspirazioni comuni che li aveva tenuti insieme nei primi decenni del periodo post-coloniale.

Fig. 1 – Il Presidente egiziano Nasser incontra il Primo ministro indiano Nehru al Cairo nel 1957

LA STASI DELL’ERA MUBARAK – Questo distacco tra le due nazioni si è manifestato soprattutto durante il lungo regime del Presidente Hosni Mubarak, deposto dalla rivoluzione di Piazza Tahrir nel 2011. In quasi trent’anni di dominio politico incontrastato, Mubarak ha infatti visitato l’India solo tre volte, mostrando sempre scarso interesse per un rilancio della vecchia partnership diplomatica con New Delhi. Di conseguenza anche i rapporti economici indo-egiziani – abbastanza fiorenti durante la presidenza di Nasser – non sono mai veramente decollati, conoscendo solo qualche interessante sviluppo nel settore energetico dopo il 2003. Inoltre, il graduale declino del NAM come attore politico internazionale e il pesante coinvolgimento dell’Egitto nelle vicende mediorientali hanno spinto ulteriormente l’India lontano dalla sua precedente amicizia con Il Cairo, confermando la relativa assenza di interessi strategici comuni tra i due Paesi. Nel 2008-2009 alcuni eventi hanno parzialmente scosso questa atmosfera di cordiale distacco, ravvivando alcuni aspetti della vecchia alleanza indo-egiziana: la visita di Mubarak a New Delhi prima e la partecipazione di Manmohan Singh al vertice NAM di Sharm El-Sheikh poi, hanno infatti aperto nuovi spazi di cooperazione tra le due nazioni, trainati da un crescente interscambio commerciale e dalle comuni preoccupazioni per l’ascesa del terrorismo islamista nella regione dell’Oceano Indiano. Ma nulla di realmente significativo è venuto fuori prima dell’inattesa caduta di Mubarak nel 2011, che ha rimesso gradualmente in moto la tradizionale sinergia tra Il Cairo e New Delhi a livello sia economico che diplomatico.

Fig. 2 – Visita del Presidente egiziano Mubarak a New Delhi nel 2008

LA SVOLTA DI MORSI – Tale svolta è stata inizialmente promossa da Mohamed Morsi, eletto Presidente dell’Egitto nelle contestate elezioni della primavera 2012. Deciso a rilanciare l’economia nazionale, seriamente provata dalle turbolenze rivoluzionarie, Morsi ha infatti cercato ripetutamente nuovi partner commerciali al di fuori del Medio Oriente, puntando soprattutto sulla Cina e su altre nazioni emergenti dell’Asia orientale. In virtù di tale strategia diplomatica, anche l’India è stata considerata un referente economico primario per l’Egitto, e Morsi ha visitato in pompa magna New Delhi nel marzo del 2013, firmando una serie di importanti accordi bilaterali nel campo delle telecomunicazioni, dell’educazione e della conservazione dei beni culturali. Morsi ha anche favorito la promozione in terra egiziana del programma ITEC (Indian Technical and Economic Cooperation Programme), volto alla formazione professionale di tecnici stranieri in India, e ha cercato di convincere diverse aziende indiane ad aumentare i propri investimenti economici nel suo Paese. Nonostante queste misure, però, i rapporti tra New Delhi e Il Cairo hanno ancora segnato il passo per qualche tempo, ostacolati dall’appartenenza di Morsi alla controversa organizzazione dei Fratelli Musulmani e dal suo atteggiamento amichevole nei confronti del Pakistan, eterna “bestia nera” della politica estera indiana. Non a caso la drammatica caduta di Morsi nell’estate del 2013, vittima di un colpo di Stato militare guidato dal generale Abdel Fattah al-Sisi, è stata accolta con malcelato favore dal Governo indiano, a dispetto della brutale repressione messa in atto dall’Esercito egiziano contro i sostenitori del deposto Presidente. Un atteggiamento non sfuggito al generale Sisi, che ha avanzato nuove e significative aperture diplomatiche verso l’India dopo la sua elezione a Presidente dell’Egitto nel maggio del 2014.

Fig. 3 – Mohamed Morsi parla all’India-Egypt Economic Forum del marzo 2013

LOTTA AL TERRORISMO – Rispetto a Morsi, Sisi non mira solo a stabilire una partnership economica con New Delhi, ma vuole anche includere l’India in una vasta coalizione regionale contro il terrorismo, capace di contenere e sconfiggere la crescente minaccia dei gruppi jihadisti in Medio Oriente. Si tratta di un’iniziativa vista con estremo favore dal Governo indiano, preoccupato a sua volta dall’espansione di ISIS e Al-Qaeda in Asia meridionale, e la recente visita del ministro degli Esteri Sushma Swaraj al Cairo ha cercato proprio di stabilire i primi tasselli di una più stretta collaborazione tra i due Paesi nella lotta al terrorismo. Nel corso della visita, avvenuta lo scorso agosto, Sisi e Swaraj hanno espresso l’intenzione di rispolverare le disposizioni di un vecchio trattato bilaterale anti-terrorismo del 1995, mai realmente implementate, e si sono dichiarati favorevoli a una maggiore cooperazione militare contro ISIS. Inoltre Swaraj ha ufficialmente invitato Sisi al prossimo India-Africa Forum Summit di New Delhi, dove l’argomento sicurezza sarà al centro delle conversazioni tra i Governi di entrambe le sponde dell’Oceano Indiano. A dispetto di una certa vaghezza nei dettagli, la sintonia diplomatica tra i due Paesi è apparsa totale, e Swaraj ha mostrato grande calore verso i suoi interlocutori egiziani, salutandoli in arabo e definendoli “fratelli” del popolo indiano. Era dai tempi di Nasser e Nehru che non si vedevano simili espressioni di amicizia nelle relazioni ufficiali tra i due Paesi.

Fig. 4 – Il Ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj, protagonista dei recenti colloqui diplomatici con l’Egitto

CANALE DI SUEZ – Il vertice del Cairo con Sisi è stato anche segnato dalla firma di diversi accordi economici, volti a incrementare l’interscambio commerciale indo-egiziano e ad attirare nuovi investimenti economici indiani in Egitto. In particolare, il Governo egiziano mira a trasformare l’India in un partner privilegiato per lo sviluppo della zona del canale di Suez, la cui importanza commerciale è aumentata notevolmente con il recente raddoppio del canale, costato oltre otto miliardi di dollari. Non a caso uno degli ospiti d’onore alla pomposa inaugurazione della nuova via d’acqua, avvenuta lo scorso agosto a Ismailia, è stato proprio il ministro della Marina e dei Trasporti indiano Nitin Gadkari, che ha promesso un maggiore utilizzo del canale per l’import-export del suo Paese verso l’Europa. In un incontro con il suo omologo egiziano Eng Hany Day, Gadkari ha anche discusso di cooperazione tra i due Paesi nell’ambito dello sviluppo delle infrastrutture portuali, con enfasi particolare su quelle di Suez e di Port Said. Ma il coinvolgimento dell’India a Suez non sarà solo marittimo: diverse grandi aziende come Tata Motors e Maruti Suzuki stanno infatti progettando di estendere le loro attività nell’area del canale, contribuendo alla creazione di un moderno polo industriale-tecnologico nella valle di Ismailia. E il Governo indiano dovrebbe supportare la formazione di molti tecnici locali tramite il programma ITEC e altre iniziative di educazione professionale, accrescendo la propria influenza politica e culturale nel Paese nordafricano. Un’influenza già consistente e garantita dalla presenza di una vivace diaspora indiana in Egitto, a cui Swaraj ha chiesto apertamente sostegno per la diplomazia economica della madrepatria.

Fig. 5 – Una nave da trasporto attraversa il nuovo tratto del canale di Suez a Ismailia

PRAGMATISMO E CAUTELA – Per l’India l’Egitto rappresenta quindi un partner di crescente importanza a livello sia politico che economico. La sfida del terrorismo islamista e le opportunità offerte dall’ampliamento del canale di Suez promettono infatti di ravvivare la vecchia amicizia tra i due Paesi, offrendo a entrambi la possibilità di agire al di fuori delle rispettive sfere di influenza regionali. Tuttavia la persistente instabilità politica dell’Egitto ostacola una partnership indo-egiziana più stretta e limita la crescita dell’interscambio commerciale tra le due nazioni, fermo a meno di cinque miliardi di dollari nell’annata 2014-2015. Da questo punto di vista il Governo indiano considera Sisi un interlocutore abbastanza affidabile, anche grazie al suo moderatismo religioso, ma permangono dubbi sulla tenuta del suo regime e sulla serietà delle sue aperture diplomatiche verso New Delhi. Il prossimo incontro tra il Presidente egiziano e Narendra Modi all’India-Africa Forum Summit sarà quindi importante per capire potenzialità e limiti dell’attuale rapprochement indo-egiziano, molto più pragmatico e prudente della precedente intesa tra Nasser e Nehru a Bandung.

Simone Pelizza

Un chicco in più

Al momento ci sono circa cinquante aziende indiane attive in Egitto, per un giro d’affari di due miliardi e mezzo di dollari. Oltre a giganti come Tata Motors e Maruti Suzuki, si segnala anche la presenza di compagnie a capitale misto come la Egypt-India Polyester Company (EIPET), specializzata nella produzione di resina PET per contenitori di plastica. In tutto le aziende indiane danno lavoro a oltre trentacinquemila persone, concentrate soprattutto sulla costa mediterranea. 

Foto: TravelsWithDan

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