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Trident Juncture 2015: la NATO Response Force

Miscela StrategicaManca ormai meno di una settimana al via della più grande esercitazione sotto bandiera NATO di quest’anno: Trident Juncture 2015. L’esercitazione si svolgerà dal 3 ottobre al 6 novembre in Italia, Spagna e Portogallo, tre fra i Paesi più rilevanti della sponda sud dell’Alleanza. Trident Juncture sarà l’occasione per testare le capacità della NATO Response Force, la forza di reazione rapida alle crisi tanto chiacchierata dopo il Summit in Galles ma mai ancora effettivamente messa alla prova. Vediamo di cosa si tratta e quali sono le sue funzioni

LA NATO RESPONSE FORCE – In occasione del Summit NATO in Galles nel 2014, in un momento storico in cui la crisi in Ucraina si stava esacerbando, è stata sottolineata l’importanza dell’istituzione di una Forza di Reazione Rapida in seno alla NATO. Uno degli output del summit, infatti, è stato proprio la costituzione di una task force composta da forze speciali di terra, aria e mare che sulla carta dovrebbe essere in grado di intervenire prontamente laddove necessario, in qualunque area geografica in risposta alle emergenze di natura più svariata. Effettivamente è stata costituita una forza con tutte le caratteristiche sopracitate, la cosiddetta Very High Readiness Joint Task Force (VHRJTF), benché di fatto una Forza di Risposta Rapida già esistesse sin dal 2002. Occorre dunque fare un passo indietro per comprendere quali sono stati gli step che hanno portato alla formazione di questa nuova task force. Come accennato, la NATO Response Force (NRF) nasce nel 2002 a seguito del Summit di Praga con lo specifico intento di sviluppare una forza di reazione adattabile alle crisi emergenti del ventunesimo secolo. Il concetto definitivo venne approvato quasi un anno più tardi, e consiste in una forza multinazionale fortemente specializzata che può essere approntata con estrema rapidità in funzione della crisi in atto. La sua capacità operativa iniziale viene dichiarata nel 2004, mentre fino al 2006 non raggiungerà la piena capacità operativa. Sin dal momento della sua costituzione è stato ben chiaro che la NATO Response Force non sarebbe stata solamente un utile strumento militare in risposta alle crisi, ma avrebbe costituito il driver per le trasformazioni tecniche di materiali, mezzi e sistemi d’arma in materia di difesa collettiva. Fino ad oggi, in effetti, la NRF si è rivelata più utile in questa sua seconda veste piuttosto che in quella di punta di lancia nella gestione militare degli scenari geopolitici più preoccupanti.

Fig. 1 – La VHRJTF si addestra con l’esercitazione NATO Noble Jump. Nella foto unità polacche

LE NOVITÀ APPORTATE NEL 2014 – La NRF si costituisce su una struttura composta dalle unità delle forze speciali di mare, aria e terra messe a disposizione dai Paesi partecipanti su una base rotazionale di dodici mesi. Non sono solo i 28 Paesi membri dell’Alleanza a poter fornire unità alla NATO Response Force: su approvazione del NAC (North Atlantic Council, il principale organo decisionale all’interno della NATO), infatti, possono prendere parte anche alcuni Stati coinvolti nei partenariati. Il comando operativo della NATO Response Force si alterna fra i due Joint Force Commands della NATO, uno con sede a Brunssum – nei Paesi Bassi – e l’altro con sede a Napoli. La struttura così definita è rimasta pressoché invariata fino all’introduzione, nel 2014, della task force ad alta rapidità (VHRJTF). L’unità, che conta quasi cinquemila effettivi, sarebbe pronta a muoversi in tre giorni e verrebbe seguita nei giorni successivi al primo dispiegamento da due brigate delle cosiddette Follow-On Forces (IFFG). Si tratta di una misura che rientra nel Readiness Action Plan, il principale elemento di novità emerso dal Summit in Galles. Il piano nasce con l’obiettivo specifico di consolidare la difesa collettiva della NATO ed è stato considerato come il rafforzamento più significativo in questa direzione dalla fine della Guerra Fredda. Nuovo impulso è stato dato questa estate dai ministri della Difesa dei Paesi membri, i quali hanno concordato l’aumento delle truppe impiegabili nella forza di reazione rapida, rimarcando in modo esplicito la rilevanza d’azione a trecentosessanta gradi nei confronti delle due più grosse minacce strategiche percepite al momento: la politica di vicinato aggressiva di Mosca e l’instabilità del fronte sud legata alla progressiva ascesa di Daesh in Siria e in Iraq. Ad oggi la NRF conta quarantamila effettivi, compresa la Very High Readiness Task Force e la sua capacità operativa sarà finalmente testata nel corso della grande esercitazione autunnale Trident Juncture 2015. L’impostazione teorica del Readiness Action Plan sembra effettivamente molto promettente, sebbene sulla sua messa in azione manchino ancora elementi sufficienti per valutarne l’adeguatezza in caso di reale impiego delle forze.

Fig.2 – Bandiere di alcuni dei 28 Paesi NATO. Alle spalle, schieramento di mezzi

LE PROVE SU STRADA: ESERCITAZIONI E TEST – Sin dal momento della sua iniziale costituzione, la NATO Response Force è stata messa alla prova nel corso di diverse esercitazioni, di entità più o meno considerevole, che si sono susseguite fino ad oggi. Dal 2003 al 2006 la NRF è stata impiegata all’interno di una serie di esercitazioni con lo scopo di verificarne la iniziale capacità operativa, prima, e la piena capacità operativa, poi. La prima fase di esercitazione a vedere coinvolta la NRF ha avuto inizio a un anno circa dalla sua inaugurazione – il 20 novembre 2003 – in Turchia, con una prima esercitazione incentrata sul crisis management. A seguire, nel 2004, l’esercitazione Destined Glory in Sardegna ha messo alla prova le unità di mare e ha sancito il raggiungimento della soglia della capacità operativa iniziale. Qualche mese più tardi il disastro ecologico e umanitario causato dall’uragano Katrina si è rivelato un’occasione per testare la NRF in una prima prova su strada. In questo contesto di emergenza la Forza di risposta rapida della NATO ha impiegato diverse unità aeree per il trasporto di materiali e beni di prima necessità a supporto delle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite. Sempre nel 2005 la NATO ha risposto alla richiesta di supporto del Governo del Pakistan devastato dal terremoto. In questa operazione di protezione civile la NRF ha impiegato alcune unità altamente specializzate, inviando in Pakistan ingegneri e personale sanitario. A chiusura del ciclo di test, l’esercitazione Steadfast Jaguar svolta a Capo Verde nel giugno 2006 aveva come obiettivo primario quello di testare l’effettiva interoperabilità delle unità componenti la forza e, dunque, dichiararne la piena capacità operativa. L’ultima esercitazione, la più grande finora messa in atto, si è svolta nel 2013 con il nome di Steadfast Jazz e ha visto coinvolte tutte le componenti di mare, terra e aria della NRF nel Baltico; oltre ai 28 Paesi membri hanno partecipato anche l’Ucraina, la Svezia e la Finlandia. Quest’ultima esercitazione ha in un certo senso “abilitato” i comandanti e le unità che avrebbero fatto parte della NRF nella rotazione per l’anno 2014.

Fig.3 – La bandiera della NATO sventola su un carro polacco

TRIDENT JUNCTURE 2015 COME VERO BANCO DI PROVA – Dal 2006 al 2012 la forza è stata mantenuta senza mai coinvolgerla con qualche specifico impiego operativo. Un primo impulso verso una maggiore valorizzazione della NATO Response Force è stato dato il 21 febbraio 2013 dai ministri della Difesa degli alleati, che hanno individuato nella NRF il cuore della Connected Forces Initiative, il concetto che mira a implementare sempre di più l’interoperabilità e la connettività fra tutte le forze dell’Alleanza. Il clima politico e strategico degli ultimi due anni, poi, ha accelerato la decisione di implementare la NRF con una forza di reazione rapidissima al suo interno, che oggi viene presentata come la punta di diamante del comparto operativo NATO. Sicuramente, a livello teorico, una forza di reazione rapida (o rapidissima), fortemente specializzata, che coinvolge tutte le componenti terrestri, navali e aeree, in grado di reagire a qualunque crisi a ogni latitudine in non più di tre giorni, rappresenta lo standard qualitativo che la prima alleanza militare al mondo deve mantenere. D’altra parte, sebbene le esercitazioni e i test abbiamo progressivamente implementato gli standard della NRF e dimostrato la prontezza delle unità nazionali a essere impiegate in operazioni congiunte con breve preavviso, sono ancora ravvisabili delle criticità. Sul piano operativo, l’esercitazione di questo autunno – Trident Juncture – metterà alla prova il prossimo comando spagnolo nel coordinamento di attività operative incentrate sul fronte meridionale e verificherà la piena capacità operativa della VHRJTF. Quello che, però, non è mai stato testato, è il limite del processo decisionale a 28 del NAC, che sottende al via di qualunque impiego della NRF. Il timore è che, anche laddove la forza sia pronta a intervenire, manchi la capacità politica dei decisori di attivarla.

Emma Ferrero

Un chicco in più

Per rimanere sempre aggiornati sulle notizie riguardanti la NATO Response Force e la VHRJTF vi consigliamo di seguire la pagina dedicata sul sito ufficiale.

Foto: jfcnpsocialmedia

2 comments
Paoluccio Anafesto
Paoluccio Anafesto

NRF: non è che sia un altro sistema di drenaggio di fondi che potrebbero essere diretti ad altre ben più utili esigenze?

Mi giunge l'intervento di questa entità durante  l'uragano Katrina, gli effetti di questo intervento probabilmente sono stati azzerati dai comportamenti non proprio degni della FEMA.

Normalmente entità come NRF non vengono create per rispondere a eventuali attacchi da improbabili nemici, ma per sferrare un attacco.

Analoga entità dovrebbero averla le forze armate russe, che sono riuscite a materializzare a Lattakia decine di aeromobili militari e centri informativi senza farsi scoprire dagli AWACS americani operanti in zona, la loro presenza è stata rilelata solo da foto satellitari, dopo che aerei, mezzi di terra e sistemi di difesa perimetrali erano stati dislocati in campo.

Ritengo tuttavia che entità di questo tipo abbiano possibilità di funzionare bene solo se supportate dalle comunità dei luoghi nei quali intervengono, altrimenti abbiamo già visto le sacche senza ritorno entro le quali sono sprofondate le forze Ucraine e i battaglioni dei golpisti neonazisti nel Donbass.

Rimangono comunque ottima linfa per l'industria bellica, l'efficacia è ancora tutta da dimostrare.

InsalatinaMista
InsalatinaMista

@CafeGeopolitico Alla prova dei fatti NATO si sfalderebbe a prime difficoltà. Rimarrebbero solo Polacchi e Baltici "pappabili" in un boccone