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Grexit scongiurata. E la crisi?

In 3 sorsi – È sembrato a lungo impossibile, tuttavia alla fine, con un accordo da 86 miliardi di euro per i prossimi tre anni, l’Eurogruppo e l’Europa hanno deciso, per la terza volta dal 2010, di investire ancora sulla Grecia.

1. L’ACCORDO “SALVA-GRECIA” – Il 13 agosto l’Eurogruppo presieduto dall’olandese Jeroen Dijsselbloem ha avallato il piano di salvataggio, il terzo dal 2010. I ministri delle finanze dell’eurozona hanno dato l’assenso alla concessione di 86 miliardi di euro per i prossimi tre anni. La prima tranche da 26 miliardi è stata sbloccata immediatamente, cosa che ha permesso alla Grecia di onorare la rata da 3,4 miliardi – versata il 20 agosto – dovuta alla Banca centrale europea (BCE). È stata quindi confermata la garanzia di 25 miliardi atta alla ricapitalizzazione delle banche elleniche. Accordo cruciale per la Grecia e non solo, tutt’altro che scontato dopo il referendum del 5 luglio, è stato possibile dopo la praticamente contemporanea ratifica in forma solenne del Governo greco, avvenuta il 14 agosto, degli accordi presi lo scorso 13 luglio con i creditori internazionali. Il piano è passato con 222 voti favorevoli, 64 contrari e 11 astenuti. L’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha votato contro e ha palesato l’intenzione di dare vita a una nuova formazione politica. Questo non ha provato altro se non la divisione interna di Syriza, il partito dell’ex premier Alexis Tsipras. Senza un’intesa si sarebbe quasi sicuramente concretizzato un “prestito ponte” di 6,06 miliardi per tre mesi, ipotesi notoriamente caldeggiata dalla cancelliera Angela Merkel, considerata invece nefasta dall’ex premier greco. Molto importante è stata l’approvazione data il 19 agosto dal parlamento tedesco: il Bundestag ha votato il piano di salvataggio con 454 voti a favore, 113 contro e 18 astenuti, per un totale di 585 votanti sui 631 seggi parlamentari. Risultato importante perché superiore a quello registrato il 17 luglio scorso, quando il Bundestag si riunì in sessione straordinaria per decidere se dare seguito ai negoziati con Tsipras e i voti favorevoli furono 439, con 119 voti contrari e 40 schede bianche. Il disegno di legge greco che introduce gli accordi prevede misure che dovranno diventare operative già entro quest’ottobre ed essere inserite nel bilancio 2016. Misure “dolorose”, come la nuova tassa sul gasolio per gli agricoltori – in vigore dal 1° ottobre prossimo – che avrà un range tra i 66 € e i 200 € per 1.000 litri, che aumenterà a 330 € dal 1° ottobre 2016. L’anticipo dell’imposta sul reddito degli agricoltori salirà dal 27,5% al 55%, mentre l’imposta complessiva salirà dal 13% al 20% nel 2016, fino al 26% nel 2017. Gli istituti d’istruzione privata, i Frontistiria, fino a oggi esentati dagli obblighi erariali, verranno tassati al 23%. Le agevolazioni fiscali sull’Iva adottate sulle isole saranno eliminate entro la fine del 2016, in tre fasi successive – dal 1° ottobre 2015 al 1° gennaio 2017. Gli interessi sui debiti scaduti contratti con lo Stato e onorabili in 100 rate, vedranno un aumento dal 3% al 5% per importi superiori ai 5.000 €, mentre per importi inferiori, a determinate condizioni, non vi saranno aumenti. La Marina mercantile affronterà aumenti delle imposte, come la tassa sul tonnellaggio, che aumenterà del 4% all’anno tra il 2016 e il 2020, mentre la tassa sui vettori cargo stranieri resterà in vigore fino al 2019. In merito alla gravosa questione delle privatizzazioni, i termini ultimi per la presentazione delle offerte sono ottobre 2015 per il porto del Pireo, novembre 2015 per la rete ferroviaria e febbraio 2016 per il porto di Salonicco. Con l’accordo vi saranno probabilmente riflessi sull’economia internazionale, per ora difficili da inquadrare. Sicuramente la Cina sarà coinvolta, visto il blocco della cessione alla China Ocean Shipping Company (Cosco) del 67% del porto del Pireo. Resta aperto anche il versante russo, visti i passati contatti per il gasdotto Turkish Stream e per degli accordi commerciali, contatti che hanno avuto il loro peso in tutte le fasi di negoziazione.

Fig. 1 – Tra Tsipras e la Merkel è stato raggiunto un faticosissimo accordo. Quanto durerà?

2. FAVOREVOLI E CONTRARI – Varoufakis (che ha definito gli accordi come una “nuova Versailles”) e i dissidenti di Syriza non sono stati gli unici a condannare l’accordo: a essi si è unito anche il Nobel per l’economia Paul Krugman, che lo ha definito reo di aver ucciso il “progetto europeo”, e ha rafforzato la propria posizione contraria supportando l’hastag #ThisIsACoup.
Un altro Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz, si è invece schierato tra i “quasi favorevoli”. Nonostante considerasse la “Grexit” un evento tutt’altro che terribile, ha espresso opinioni favorevoli sull’accordo, raccomandando però alla Germania di acconsentire al taglio del debito pubblico nominale greco – come auspicato anche dalla direttrice operativa del Fondo monetario internazionale (FMI), Christine Lagarde. Il ministro Pier Carlo Padoan ha considerato in maniera positiva l’accordo, in grado di rilanciare crescita e occupazione, e sottolineato come ognuno abbia svolto giudiziosamente la sua parte. Il premier Matteo Renzi ha espresso soddisfazione già lo scorso luglio. Parimenti soddisfatto degli esiti si è dichiarato anche il Presidente francese François Hollande. Nota da tempo è la posizione del Presidente americano Barack Obama, che ha più volte dichiarato la necessità che la Grecia rimanesse nell’eurozona. In merito la cancelliera Merkel si è espressa sostenendo che i vantaggi hanno infine superato gli svantaggi, bocciando però la possibilità di tagliare il debito nominale, ma lasciando aperta la possibilità di rivederne i termini temporali.

Fig. 2 – Vassiliki Thanou-Christophilou potrebbe diventare – seppur provvisoriamente – la prima donna premier nella storia della Grecia

3. COSA POTREBBE ACCADERE: LA MOSSA DI TSIPRAS – È in diretta televisiva che Tsipras, il 20 agosto, ha comunicato le sue dimissioni, già consegnate in precedenza al Presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos e, secondo il portavoce del Governo tedesco, Steffen Seibert, già note da tempo anche a Berlino. Con il suo discorso l’ex premier ha affermato che «con i creditori internazionali la Grecia non ha ottenuto l’accordo che voleva, ma è stato il migliore accordo possibile viste le circostanze». Ha quindi indicato come data delle nuove elezioni il 20 settembre, chiedendo «un mandato forte per un Governo stabile, insieme alla società che vuole riforme progressiste». La vera intenzione di Tsipras sarebbe di tornare premier prima dell’entrata in vigore delle misure del terzo salvataggio. Alle politiche del 25 gennaio 2015 Syriza ha registrato il 36,34% dei voti, mentre, secondo un sondaggio del 24 luglio della società di analisi Metron, il partito sarebbe sempre primo, però solo con il 33,6%. Dopo il fallimento del leader del partito conservatore all’opposizione Nuova Democrazia, Vangelis Meimarakis – che aveva ricevuto formalmente dal Presidente Pavlopoulos il 21 agosto un mandato esplorativo per un nuovo esecutivo -, il 24 agosto è stato conferito un nuovo mandato a Panagiotis Lafazanis, ex ministro dell’Energia e dissidente di Syriza, leader e fondatore di Unione Popolare, che con 25 parlamentari compone la terza forza partitica greca. In caso di fallimento, molto probabile, dopo il 27 agosto sarà confermata la data del 20 settembre per nuove elezioni. Il governo provvisorio dovrebbe in questo caso essere assegnato, per legge, alla giudice della Corte Suprema, Vassiliki Thanou-Christophilou, che a 65 anni potrebbe diventare la prima donna premier ellenica.

Claudio Cherubini

Un chicco in più

Per chi volesse approfondire, si consiglia la lettura della Dichiarazione dell’eurovertice dello scorso luglio: http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2015/07/12-euro-summit-statement-greece/

 

 

 

 

 

Foto: Doug’s Lumix

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