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Paolo Nespoli torna in orbita

Dopo quasi sette anni dalla sua ultima missione, l’astronauta Paolo Nespoli tornerà in orbita sulla Stazione spaziale internazionale nel 2017. Ripercorriamo la carriera di Nespoli e vediamo quali sono le prospettive del suo prossimo volo nello spazio.

ASTROPAOLO – Come era stato anticipato da più parti, compreso Il Caffè Geopolitico, un astronauta italiano sarebbe tornato sulla Stazione spaziale internazionale (International Space Station – ISS) entro due anni. Lo scorso luglio il nome è stato ufficializzato dall’Agenzia Spaziale Europea (European Space Agency – ESA) e dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI): si tratta di Paolo Nespoli, astronauta veterano che ha già effettuato due missioni spaziali. Nespoli è astronauta dal 1998, laureato in ingegneria aerospaziale e in ingegneria meccanica con alle spalle un passato nelle forze speciali dell’Esercito italiano (per la precisione il 9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin). L’astronauta è stato il primo tra i colleghi europei a condividere la sua esperienza di missione sulla ISS sul social network Twitter con il nickname @Astro_Paolo.

Fig. 1 – Immagine della ISS con lo Shuttle Endeavour agganciato, fatta da Paolo Nespoli prima del suo rientro a Terra

ESPERIA E MAGISSTRA – Paolo Nespoli ha fatto parte finora di due diverse missioni spaziali, entrambe con un comune denominatore: la ISS. Nel 2007 Nespoli era membro dell’equipaggio della STS-120 sullo Shuttle Discovery (STS sta per Space Transportation System – sistema di trasporto spaziale, denominazione ufficiale dello Space Shuttle). La sua missione, in ambito ESA, fu denominata Esperia (dall’antico nome con cui ci si riferiva alla penisola italiana) ed era il frutto dell’accordo tra ASI e NASA sulla fornitura da parte dell’Italia dei moduli logistici di rifornimento che trasportavano materiali e risorse per la Stazione tramite gli Shuttle. Nel corso della STS-120 fu agganciato alla ISS il modulo permanente Harmony, costruito in Italia sempre grazie all’accordo tra ASI e NASA. Nespoli è tornato sulla Stazione nel dicembre 2010, questa volta come membro della Expedition-26/27. La missione in ambito ESA è stata denominata MagISStra. Durante i 5 mesi di permanenza in orbita, l’astronauta italiano ha portato a termine diversi esperimenti nei campi della medicina, della fisica dei fluidi, delle radiazioni, della biologia e dei prototipi tecnologici. Inoltre, tramite Twitter e Flickr, ha inviato immagini della sua attività in orbita e del nostro pianeta. Il suo rientro avvenne nel maggio 2011, con una capsula Soyuz russa. Proprio Nespoli ha coniato – riferendosi all’atterraggio di questo velivolo spaziale – il paragone «come uno scontro tra un’utilitaria e un tir e tu sei sull’utilitaria».

Fig. 2 – L’atterraggio della Soyuz con Paolo Nespoli a bordo

APPUNTAMENTO AL 2017 – Nel maggio 2017 l’astronauta italiano decollerà dalla base spaziale di Baikonur in Kazakhstan alla volta della ISS insieme al russo Fyodor Yurchikhin (già compagno di missione di Luca Parmitano) e allo statunitense Jack Fisher. I tre faranno parte della Expedition-52/53. Al momento non si hanno dettagli sulla missione, né su chi dei tre sarà il comandante della Stazione nella seconda parte della missione. Il volo spaziale di Nespoli rappresenta una nuova opportunità, non solo per il contributo a diversi rami della scienza che sarà dato dal lavoro in orbita dell’astronauta, ma anche a livello mediatico e divulgativo. I cinque mesi in cui Paolo Nespoli sarà in orbita permetteranno di mettere sotto i riflettori il settore spaziale italiano per evidenziarne l’importanza per l’economia e per lo sviluppo tecnologico del Paese, spesso poco conosciuti al grande pubblico.

Emiliano Battisti

Un chicco in più

Moduli logistici di rifornimento – Erano tre moduli pressurizzati (abitabili) costruiti dall’Italia (precisamente da Thales Alenia Space e ASI) per la NASA. Denominati MPLM (Multi Purpose Logistic Module) e ribattezzati Leonardo, Raffaello e Donatello erano pensati come veri e propri camion di rifornimenti. Volavano nella stiva dello Space Shuttle ed erano agganciati alla ISS tramite il braccio robotico della navetta. L’equipaggio dello Shuttle e della Stazione scaricava i materiali dal modulo e li rimpiazzava con altri che avrebbero dovuto essere riportati sulla Terra. Dei tre moduli, hanno volato il Raffaello (4 volte) e il Leonardo (8 volte). I componenti del Donatello sono stati utilizzati per trasformare il Leonardo in un modulo permanente della ISS, alla quale è stato agganciato definitivamente nel 2011.

Modulo Harmony – Denominato ufficialmente dalla NASA Node-2 (Nodo 2) a causa dei diversi punti di aggancio presenti (ne ha sei), il modulo è stato costruito a Torino da Thales Alenia Space in collaborazione con l’ASI. All’interno sono stivati alcuni dei materiali necessari al funzionamento della Stazione e alla sopravvivenza dell’equipaggio. Harmony è utilizzato come punto d’attracco per i veicoli di rifornimento Dragon della Space-X, Cygnus della Orbital-ATK e HTV dell’Agenzia spaziale giapponese. Una curiosità: quattro dei sei membri dell’equipaggio della ISS dormono in questo modulo.

Foto: magisstra

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