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Multinational Corps NE, il fronte nord-orientale della NATO

Miscela Strategica – Dopo anni di impegno “silenzioso” a favore dell’Alleanza atlantica (di cui è parte integrante dal 2006), il Multinational Corps Northeast sembra candidato a diventare un tassello importante dell’attività NATO sul fianco nord-orientale dell’Europa. Da dove si è partiti, e in che direzione si sta andando?

DA “ILLUSTRE SCONOSCIUTO”…– Sviluppato nel 1999 da un’idea di Danimarca, Germania e Polonia, il Multinational Corps Northeast (MNC NE) ha visto un corposo rafforzamento, che l’ha portato, in una quindicina di anni, ad arricchirsi di altri tredici membri – Estonia, Lettonia e Lituania (2004); Slovacchia e Repubblica Ceca (2005); Stati Uniti (2006); Romania (2008); Slovenia (2009); Croazia (2012); Ungheria (2013); Svezia (2014); Gran Bretagna (2015).
L’idea dei Paesi fondatori era quella di “preparare il terreno” per l’ingresso della Polonia nell’Alleanza atlantica (avvenuto 1999), di fatto velocizzandone l’iter. Raggiunta la Full Operational Capability (FOC) nel 2006, il MNC NE è stato inserito pienamente nel contesto NATO, tanto da iniziare a operare in Afghanistan (dove le truppe sono state rischierate nel 2007, nel 2009-2010 e nel 2014) e a incrementare la propria partecipazione a varie esercitazioni congiunte. Queste ultime hanno consentito un addestramento finalizzato a operare in diversi contesti geografici – esempi notevoli le esercitazioni Crystal Eagle 13, simulante l’azione nello scenario afgano, e Saber Strike 13, la prima svoltasi fuori dal territorio dei tre Paesi fondatori.
Nel corso degli anni, i componenti del MNC NE hanno potuto non solo fare esperienza diretta in Afghanistan, ma anche simulare un intervento in difesa di un altro Paese NATO, grazie alla partecipazione all’esercitazione Anakonda (la prima volta nel 2012), alla quale MNC NE ha preso parte con il ruolo di forza multinazionale per la difesa della Polonia (Paese organizzatore).

LE TAPPE PRINCIPALI 

1998: firma della Convenzione istitutiva.
1999: cerimonia di inaugurazione.
2006: raggiungimento FOC.
2014: passaggio a High Readiness Force.
2016:
previsione nuova FOC.

…AD AVAMPOSTO NATO A EST – Con l’aumento del numero di Paesi partecipanti, il raggiungimento della FOC e il conseguente inserimento a pieno titolo nell’organico NATO, il MNC NE si candida ad acquisire un ruolo sempre più rilevante all’interno dell’Alleanza atlantica. Pensato come evoluzione di LANDJUT – corpo multinazionale voluto da Germania e Danimarca nel 1962 per la difesa della Penisola dello Jutland – ed evolutosi in alleanza tripartita prima, e composita poi, il Multinational Corps non ha avuto molta “notorietà” nemmeno dopo le tre missioni condotte in territorio afghano a supporto dell’Alleanza. La maggiore attenzione e la volontà di aumentarne il ruolo all’interno del contesto NATO sono state sugellate con il Summit tenutosi in Galles lo scorso anno, e a seguito del quale il numero di effettivi di stanza presso il quartier generale di Szczecin è stato raddoppiato – giungendo a 400 militari. Ulteriore prova della rilevanza che si vuole attribuire al gruppo e dato dal livello di prontezza assegnato, passato da Forces of Lower Readiness (2006) a High Readiness Force (2014) – con previsto raggiungimento della nuova FOC nel 2016. La NATO, dunque, confida sulla possibilità di impiegare il personale dislocato in Polonia in caso dovessero verificarsi le condizioni per un intervento a livello regionale. Infatti, il MNC NE – che dal 2006 dipende dal SACEUR (Comando Supremo Alleato in Europa) – ha come compiti particolari l’intervento in caso di attivazione dell’articolo V del Trattato di Washington (l’intervento in difesa di un membro dell’Alleanza attaccato) e a supporto di missioni di pace e attivate ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Il Paese che ha accolto più favorevolmente il rafforzamento del MNC NE è senza dubbio la Polonia, che come già sottolineato ospita il quartier generale. Il Paese, infatti, ha sempre nutrito timori che, in caso di attacco nei suoi confronti, gli Stati europei possano defilarsi e venir meno ai loro “obblighi” di difesa previsti dal Trattato di Lisbona, manifestando dunque – almeno in questo settore – una vocazione più atlantica che europea. E in questo frangente, ospitare sul proprio territorio il quartier generale di una delle sette Forze ad alta prontezza della NATO rappresenta senza dubbio una buona garanzia di difesa.
Ancora una volta, dunque, la partita NATO-RUSSIA potrebbe coinvolgere Stettino (altra denominazione di Szczecin, quartier generale del MNC NE e tra i luoghi simbolo della “cortina di ferro” di cui aveva parlato Winston Churchill), ma forse anche la regione del Baltico.

Fig. 1 – L’ingresso del complesso Baltic Barracks, quartier generale del MNC NE

IL NUOVO RUOLO – Considerando il clima di profonda incertezza in cui versano le relazioni con la Russia a seguito della crisi ucraina, la NATO ha deciso di riordinare le proprie forze al confine non solo sul confine orientale dell’Europa, ma anche su quello settentrionale, così da poter agire in modo più efficace e veloce in caso di contrasto diretto nell’intero fianco europeo. Il MNC NE sembra ad oggi candidato a poter rappresentare l’avamposto dell’Alleanza atlantica nell’area appena descritta. Il Multinational Corps può infatti vantare, oltre al buon addestramento degli effettivi, la volontà di espandere ulteriormente il numero di nazioni partecipanti – anche se senza specifica menzione dei possibili candidati all’ingresso. A questo si aggiunge un potenziale vantaggio rispetto alla stessa NATO, quello della membership della Svezia – attualmente non  membro dell’Alleanza atlantica. Il coinvolgimento del Paese nel Multinational Corps consente, nonostante il numero esiguo di ufficiali rischierati al quartier generale polacco, di aumentarne il peso regionale, collegandolo sia ai Paesi baltici che alla Finlandia (altro Stato non membro della NATO e dunque potenzialmente oggetto di confronto diretto con la Russia). La presenza dei Paesi baltici, in aggiunta a quelli dell’Europa centrale, concorre bene al raggiungimento dell’obiettivo fissato per queste interazioni, quello di creare la maggior sinergia possibile tra i contingenti dei Paesi dell’area, siano essi membri della NATO o del MNC NE, e di poter agire quanto più efficacemente possibile in caso di contrasti regionali.

IL PERCORSO FUTURO DEL MNC NE – Sebbene sia stato avviato un percorso di rafforzamento e annunciato l’ulteriore ampliamento, il futuro del Multinational Corps non è ancora chiaro. Diversi sono i fattori che potrebbero influenzarlo.

Effettive capacità militari

Effettive capacità militari

Nonostante il previsto aumento dei Paesi partecipanti e del potenziale ruolo del MNC NE, alcuni ritengono (anche se non ci sono numeri che consentono di confermare o smentire) che i mezzi a disposizione siano esigui, e che, dunque, sarebbero insufficienti in caso di necessità di impiego per la risoluzione “autonoma” di una crisi. Il Multinational Corps sta attualmente attraversando un periodo di revisione della propria struttura e di modifica dei propri OPLAN (Piani operativi) in vista  del raggiungimento della FOC per il nuovo livello di prontezza, prevista per il 2016. L’esercitazione Combat Eagle 15, organizzata per il prossimo novembre e indirizzata a simulare un intervento ex-art V del Trattato di Washington potrà già dare un primo quadro degli eventuali progressi fatti. 

La presenza svedese

La presenza svedese

Non essendo membro della NATO, la Svezia è entrata a far parte del MNC NE con uno status particolare, ma non meglio specificato. Non è dunque chiaro se in caso di un aggressione militare che dovesse interessare il Paese (ad esempio da parte della Russia) il MNC NE potrebbe correrne in soccorso, aggirando, oltre all’eventuale immobilismo dell’UE (che, sebbene “autorizzata” ad agire in mutua difesa ai sensi dell’art. 42 comma 7 del Trattato sull’Unione europea, avrebbe serie difficoltà a raggiungere l’unanimità sull’avvio di un simile tipo di azione) le possibili reticenze all’intervento da parte dei Paesi NATO.

NBG e NORDEFCO

NBG e NORDEFCO

Di fronte alla probabile inazione di NATO e UE di fronte a un’eventuale aggressione ai loro danni, Svezia e Finlandia stanno tentando di aumentare la cooperazione militare con altri Paesi della regione dentro e fuori framework internazionali preesistenti (Svezia e Finlandia non sono nella NATO, e la Danimarca non partecipa alle operazioni UE). L’eventuale “egemonia regionale” del MNC NE potrebbe dunque “scontrarsi” con il Battlegroup del Nord (NBG, in seno all’UE; Svezia, Finlandia, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Irlanda) e la Nord Defence Cooperation (NORDEFCO; Finlandia, Norvegia, Svezia, Islanda, Danimarca).

Fig. 2 – Soldati svedesi presso la base aerea di Hagshult, parte della Forward Operation Base del NBG, circa 240 km a nord-est di Malmo

RISCHI

  • Inidoneità all’azione militare per scarsità di mezzi.
  • Presenza di “competitor regionali” nell’area baltica (NGB, NORDEFCO).
VARIABILI

  • Posizione della Svezia.
  • Modifiche della vocazione atlantica della Polonia.
  • Evoluzione della politica di difesa comune europea.

 

 

Giulia Tilenni

Foto: włodi

1 comments
Paoluccio Anafesto
Paoluccio Anafesto

Quasi non fosse sufficiente l'anacronistica NATO, troppo spesso braccio armato di ben definiti interessi, che oramai si è introiettata l'intera Europa, ora si plaude alla creazione di analoghe entità, per lo più composte da nazioni con non nascoste simpatie neonaziste, a portare avanti filosofie parallele a quelle dalla NATO e praticamente a proporsi come spine nel fianco della Russia.

La stupidità geostrategica di voler vedere la Russia, che per inciso è la nazione più estesa e con maggior risorse al mondo, supina ai desiderata di qualche non lucido ultraottuagenario d'oltre oceano, che in barba all'essere con entrambi i piedi nella bara, sogna ancora di poter disporre di quelle risorse a suo piacimento, sta portando l'occidente al collasso se non a una possibile guerra.

La Russia, dopo il collasso dell'Unione Sovietica e dopo la vergognosa parentesi Eltsiniana, ha proteso tutti i suoi sforzi a mantenere integra la sua sovranità e a riammodernarsi, senza alcuna mira di espansione.

il risultato della stupidità di bramosia delle sue risorse ha portato al delinersi in un asse asiatico molto resiliente al quale cominciano confluire altre nazioni del pianeta per nulla d'accordo con l'arroganza di uno sparuto manipolo di persone che attraverso il blocco occidentale, col sistema del divide et impera, è ancora convinta di poter dominare il mondo a loro piacimento.

Ora che è già in atto la dedollarizzazione negli scambi tra nazioni con circa il 50% della popolazione mondiale, per di più economie emergenti, si pensa davvero di poter far recedere il processo mostrando i muscoli con qualche scalcinato clone della NATO?