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Modelli di radicalizzazione: il futuro dell’attrattiva jihadista

I Quaderni del Caffè – La difficoltà di dare una definizione universale di terrorismo si riflette sull’analogo dibattito nel definire e comprendere il processo di radicalizzazione. Alcuni modelli sviluppati dal 2001 ad oggi provano a dare una visione organica sul fenomeno. Valutiamoli

TERRORISMO E RADICALIZZAZIONE – Da quasi quattordici anni i fenomeni globalmente catalogati sotto la dicitura terrorismo catalizzano la maggior parte dell’attenzione universale dedicata alla politica internazionale. Con un ingenuo ritardo rispetto alla realtà storica, ciò di cui il mondo sta prendendo coscienza dallo scorso anno con l’emersione dello Stato Islamico sono le profonde modifiche e gli adattamenti strutturali che il terrorismo di matrice islamica ha intrapreso nel corso del tempo, tanto a livello ideologico e dottrinale quanto sul piano strategico, tattico e comunicativo.
Il ritardo persiste tuttavia in un ambito di indagine politologica strettamente connessa al terrorismo nelle sue manifestazioni concrete e spesso propedeutico a queste. Si tratta dei processi di radicalizzazione, ovvero di cause contestuali, fattori sociali, emotivi ed ideologici, spinte esogene ed endogene che forgiano il percorso dell’individuo verso la radicalizzazione. Essa è costituita da una crescente disponibilità a giustificare la violenza come strumento d’azione, da una richiesta di palingenesi totale della società che può risultare in una minaccia alle istituzioni democratiche internazionali e statuali.

La copertina del Quaderno N.5
La copertina del Quaderno N.5

IL QUADERNO – Nel tentativo di spiegare ciò che effettivamente accade durante i processi di radicalizzazione, e con particolare intensità dalla metà dello scorso decennio, esperti di terrorismo, politologi, psicologi e sociologi hanno messo a punto differenti modelli interpretativi del fenomeno.
Le prospettive che si incontreranno sono profondamente eterogenee e spaziano da approcci incentrati sui fattori sociali del processo a letture focalizzate sull’emotività individuale, da modelli complessi e multivariati a interpretazioni concise e schematiche.
Essendo griglie, modelli per l’appunto, per loro stessa natura denotano una fissità che ovviamente non rende ragione di tutte le numerosissime variabili che possono presentarsi nel corso della radicalizzazione, durante la quale l’individuo si ricolloca progressivamente a varie altezze di un continuum dai contorni ibridi, mobili, in divenire.
Ciononostante, le interpretazioni indagate nel Quaderno costituiscono un ottimo punto di partenza per un inedito ripensamento dei processi di radicalizzazione e sollevano nuove domande sulla sua natura.
Quali sono le tappe fondamentali della radicalizzazione di un individuo? Esistono delle definizioni univoche del processo? Da quali prospettive sono stati creati i modelli esistenti e, soprattutto, quanto sono validi per il panorama radicale islamico odierno?
A questi e altri interrogativi cerca di rispondere questa analisi, creata proprio per far luce su un aspetto del discorso sul terrorismo ancora poco affrontato e per ipotizzare se e in quale misura i modelli di radicalizzazione messi a punto fino ad oggi mantengano i propri punti di forza anche nella più stretta contemporaneità o, viceversa, come si vedrà, presentino delle debolezze interpretative segno dell’urgenza di tenere il passo con le dinamiche di adattamento messe in gioco dal jihadismo internazionale.

Sara Brzuskiewicz

Lo studio completo può essere scaricato gratuitamente compilando il form qui di seguito e cliccando sul link che apparirà.

Un chicco in più

GLOSSARIO

Radicalizzazione: processo caratterizzato da un’accresciuta predisposizione ideologica, emotiva e relazionale ad accettare la violenza come mezzo per contrastare ciò che è percepito come violazione dei diritti propri o, più spesso, della comunità di riferimento, sia essa religiosa o etnico-religiosa.

Terrorismo: fenomeno al contempo ideologico e fattuale. Da un lato consiste nella dottrina che promuove la presunta efficacia della generazione della paura e della violenza politica coercitiva e, dall’altro, in una pratica cospiratoria di violenza politica diretta e dimostrativa sprovvista di limiti legali o morali, che adotta come obiettivo soprattutto civili e non-combattenti, portata avanti in virtù dei suoi effetti propagandistici e psicologici.
Oltre a questa definizione generale, esaustiva è anche quella fornita da Gurr e Marshall (2005): «Il terrorismo, come atto politico, si colloca all’intersezione tra azione individuale e collettiva, sfera emotiva e razionale, strategia convenzionale e non convenzionale. Può divenire la forma più forte di protesta, la più debole di ribellione o una tattica specifica in un più ampio contesto di tirannia o stato di guerra».

Jihad: il termine è strutturato sulla radice trilittera jhd, che presiede all’area semantica dello sforzo. Nella dottrina islamica classica esistono quattro modalità di attuazione del jihad: con l’animo, la parola, la mano, la spada. Sono le prime tre ad essere definite “grande jihad”, a conferma del fatto che il significato primario del termine indica uno sforzo di miglioramento individuale, avvicinamento a Dio e controllo delle proprie passioni spiccatamente interiore o comunque morale e sociale. Il jihad semplicisticamente interpretato come “guerra santa” inoltre, può essere condotto soltanto in alcune condizioni codificate e con limiti ben delineati dalla tradizione giuridica.

Modelli di radicalizzazione: interpretazioni e realizzazioni schematiche create da esperti di differenti discipline comprese negli studi sul terrorismo e atte a spiegare le condizioni e/o gli stadi che portano un individuo a radicalizzarsi.

 

Foto: Kake Broek

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