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Un giorno di straordinaria follia

A un giorno di distanza dagli attacchi terroristici che hanno insanguinato la giornata del 26 giugno, analizziamo i fatti per capire di che tipo di attentati si è trattato e quali sono gli obiettivi.

GLI ATTENTATI – Quattro attacchi terroristici in quattro Paesi diversi hanno sconvolto la giornata di venerdì 26 giugno. Gli eventi si sono verificati in Somalia, Francia, Tunisia e Kuwait e hanno portato alla ribalta, per l’ennesima volta, la capacità dello jihadismo di colpire inaspettatamente e in luoghi molto distanti tra loro. Nonostante gli attacchi si siano verificati nello stesso giorno, è necessario notare che si differenziano tra di loro per modalità di esecuzione e obiettivi concreti.

FRANCIA – L’attentato che ha colpito l’impianto di gas industriale nel dipartimento francese dell’Isère (non lontano dalla città di Lione) rispecchia le modalità d’azione dei cosiddetti “lupi solitari”, ovvero individui sensibili alla propaganda dei gruppi fondamentalisti e auto-indottrinatisi tramite il web e i social media, che decidono di colpire obiettivi non di primo piano che godono di una minore protezione. L’autore dell’attacco era già noto alle forze di sicurezza francesi per le sue posizioni estremiste, le quali però si erano “assopite” da tempo, causando un abbassamento del livello di guardia. Seppure l’obiettivo principale – causare un grave danno all’impianto – sia fallito, l’assalitore è riuscito comunque a emulare le azioni macabre dell’ISIS, decapitando il suo datore di lavoro e scrivendo frasi in arabo sulla testa della vittima.

Fig. 1 – L’impianto per il gas industriale colpito in Francia

SOMALIA – In Somalia, Al-Shabaab, gruppo terrorista da anni affiliato ad Al-Qaeda,  ha colpito una base del contingente del Burundi facente parte della missione internazionale di stabilizzazione guidata dall’Unione africana. L’attacco è stato eseguito con una tecnica ormai “classica” tra i gruppi jihadisti, ovvero l’uso di un’automobile imbottita di esplosivo e guidata da un attentatore suicida come “apristrada” per i miliziani, che arrivano successivamente colpendo con le armi da fuoco i disorientati sopravvissuti all’esplosione. In questo caso l’obiettivo è strategico: il Burundi sta attraversando un periodo di forte crisi politico-istituzionale interna e colpirne il contingente in Somalia potrebbe causarne un ritiro anticipato, indebolendo le forze della missione AMISOM.

TUNISIA – L’attacco alla spiaggia affollata di turisti in Tunisia ha un obiettivo ben preciso: colpire l’economia del Paese. Essa infatti è dipendente per buona parte dal turismo estero e un attentato del genere causerà la cancellazione di numerose prenotazioni sia per l’estate (come sta già avvenendo in queste ore) sia per le successive stagioni, causando un ingente danno economico. Inoltre va ricordato, come avevamo fatto anche in occasione dei fatti accaduti al Museo del Bardo, che la Tunisia risulta essere un obiettivo privilegiato degli jihadisti, poiché è l’unica delle cosiddette primavere arabe a non essere sfociata in una guerra civile o in sanguinosi scontri con le autorità e ad aver intrapreso un importante percorso di riforme legislative e costituzionali inviso agli estremisti. Il fatto che la frontiera con la Libia sia praticamente collassata fa della Tunisia un obiettivo facilmente raggiungibile da gruppi più o meno organizzati di jihadisti.

Fig. 2 – Turisti lasciano la Tunisia dopo l’attentato del 26 giugno

KUWAIT – L’esplosione in una moschea sciita nella capitale del Kuwait – Kuwait City – si differenzia dagli altri attacchi per la presenza di una rivendicazione. Il gruppo “Provincia di Nijad”, sedicente ramo saudita dell’ISIS, ha infatti dichiarato di aver compiuto l’attentato per colpire gli sciiti “colpevoli di insegnare i propri principi alla popolazione sunnita”. Al di là della motivazione confessionale, l’attacco colpisce anche un Paese che, pur non partecipando direttamente agli attacchi aerei contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria, è uno dei principali fornitori di basi per gli aeromobili della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Fig. 3 – L’evacuazione dei feriti dopo l’attacco suicida alla moschea a Kuwait City

IL RUOLO DELL’ISIS – Il sedicente Stato Islamico non è al momento direttamente collegabile a tutti e quattro gli attentati avvenuti venerdì. Gli unici collegamenti sembrerebbero essere un generale invito a colpire gli infedeli durante il Ramadan e la rivendicazione dell’attacco in Kuwait, come abbiamo analizzato in precedenza. Nonostante una regia ISIS sia da escludere, il ruolo del gruppo terroristico rimane comunque importante. Come è stato più volte analizzato, ISIS ha la sua maggiore forza nella propaganda, che avviene su molteplici canali, ma che sfrutta principalmente quelli con una portata globale, ossia i social media e, più in generale, Internet. Così facendo riesce a ingrossare le file di foreign fighters nei suoi ranghi in Siria e in Iraq, ma, soprattutto, indottrina individui o gruppi che poi decidono di agire in tutta autonomia, compiendo azioni, anche eclatanti, in nome del Califfato, che risultano le più difficili da contrastare per i servizi di sicurezza dei vari Paesi. Questi attacchi compiuti da gruppi o individui autonomi vengono spesso successivamente patrocinati dall’ISIS, aumentandone ulteriormente la forza propagandistica e attrattiva, e innescando così un circolo vizioso.

Emiliano Battisti

Foto: noticiascuyo

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