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Libano: in bilico tra instabilità interne e difficoltà regionali

Pur essendosi contraddistinto in passato per essere il Paese che meglio garantiva libertà in tutta l’area Mediorientale, il Libano si trova a dover gestire una situazione complessa.  All’ instabilità interna si uniscono le difficili dinamiche regionali.

INTERNI – Il principale aspetto della complicata situazione interna del Libano è il vuoto di potere che dura ormai dal 24 maggio 2014, da quando cioè si è concluso il  mandato del Presidente della Repubblica Michel Suleiman. Dal 25 Maggio dello scorso anno vari sono stati i  tentativi  da parte delle due principali alleanze (8 Marzo e 14 Marzo, maggiori informazioni nel “Chicco in più”) di trovare un accordo sul nome del Presidente; tentativi che fino ad oggi non hanno prodotto risultati. Di fatto si è creato uno stallo tra due candidati: Samir Geagea, sostenuto da alcune realtà dell’Alleanza del 14 Marzo, e Michel Aoun sostenuto invece dall’Alleanza dell’ 8 Marzo. La candidatura di Geagea è stata contestata da molti per il passato in carcere dello stesso in relazione all’uccisione del Primo Ministro Rashid Karame nel 1987. Sull’instabilità politica del Libano si  è espresso lo scorso marzo anche l’ ONU con una dichiarazione che richiamava le forze politiche libanesi ad agire responsabilmente per difendere gli interessi nazionali facendo quindi appello al Parlamento per l’elezione di un nuovo leader senza ulteriori rinvii.

SICUREZZA – In tema di sicurezza a preoccupare maggiormente è la sempre più forte minaccia terroristica. Il Consiglio di Sicurezza, nel già citato statement di Marzo, ha anche condannato fermamente gli attacchi ed i rapimenti da parte di gruppi terroristici o estremisti legati alle formazioni siriane, riferendosi quindi soprattutto a Jabhat al Nusra (presente nel Nord del Paese) e ad ISIS. Non solo: secondo il Consiglio sono da tenere costantemente monitorati gli eventi lungo la blue line, alla frontiera tra Israele e Libano, zona in cui opera la missione ONU UNIFIL e lungo la quale già in Febbraio si erano verificati scontri con Israele.

Fig. 1 – Michel Aoun (a sinistra) e Samir Geagea (a destra), candidati alle elezioni presidenziali

RIFUGIATI – Il tema dei rifugiati è un fattore chiave per la stabilità del Libano. Data la situazione in Siria e in Iraq un elevato numero di persone in fuga dalla guerra ha cercato rifugio proprio nello stato libanese. L’ UNHCR afferma che oltre 15.000 iracheni sarebbero stati registrati, 6.000 dei quali sarebbero rifugiati ed in attesa di ottenere asilo politico. Il numero dei rifugiati siriani ammonterebbe ad oltre 100.000. Servono quindi non solo programmi per far fronte alle esigenze sanitarie, ma anche centri di supporto psicologico e assistenza finanziaria. Un compito oneroso non solo da un punto di vista organizzativo, ma anche economico, affatto semplice data la situazione attuale del Paese. Nella già citata dichiarazione di metà Marzo le Nazioni Unite hanno aggiunto che 78 Paesi e 40 Organizzazioni non governative hanno preso parte alla conferenza dei donatori che ha raccolto fondi per l’emergenza in Siria; svoltasi in Kuwait, in essa è stato ribadito ancora una volta come il Libano, instabile per le vicende interne, non possa far fronte senza l’appoggio della Comunità Internazionale all’emergenza dei rifugiati da Siria e Iraq.

ESTERI  Le difficoltà dal punto di vista della politica interna non sono le uniche a vedere protagonista il Libano, costretto a prendere posizione anche sulle recenti vicende della regione mediorientale. A questo proposito è utile porre l’attenzione sul discorso del Segretario Generale di Hezbollah (il partito di Dio, una delle principali realtà politiche libanesi) Hassan Nasrallah in merito all’attacco in Yemen da parte dell’ Arabia Saudita: “Abbastanza è abbastanza”, “questo è quello che l’Arabia Saudita deve sapere”. Nel discorso di venerdì 17 Aprile Nasrallah ha rifiutato di classificare il conflitto in Yemen come scontro tra Sunniti e Sciiti. La popolazione yemenita non ha bisogno di provare la propria identità, vuole solo difendere la propria nazione”. “Nessuno ci fermerà dal denunciare e condannare l’aggressione Saudita-Americana e di portare la nostra solidarietà alla popolazione Yemenita”. Nasrallah ha criticato la mobilitazione del governo di Riyadh e l’accusa agli Houti di minacciare i luoghi santi dell’ Islam in Arabia Saudita, prevedendo un ritorno al potere da parte del Presidente Hadi. Le parole di Nasrallah si inseriscono in un’ aspra critica che l’ex Primo Ministro Hariri (approfondimento sulle forze politiche libanesi nel “Chicco in più”) aveva mosso qualche settimana fa allo stesso segretario del Partito di Dio accusandolo di portare avanti una retorica filo iraniana dannosa per il Paese stesso. Una critica che non fa altro che alimentare lo scontro tra le principali forze del Libano. Osservando i dati di cui sopra è possibile affermare come il Libano si trovi a gestire, oltre ad una delicata situazione interna, anche l’onere di una presa di posizione riguardo alle dinamiche della regione mediorientale. Le ripercussioni di quanto si sta verificando sembrano già visibili in un’economia in sofferenza da inizio anno, con la disoccupazione arrivata alla soglia del 25%.

Camilla Filighera

Un chicco in più

Le Alleanze “14 Marzo” e “8 Marzo” sono due realtà formatesi nel 2005 durante la “rivoluzione”. Taḥāluf 14 Adhār, l’alleanza del 14 Marzo, è una coalizione politica formata dai partiti della coalizione antrisiriana. La direzione è affidata a Saad Hariri (residente in Arabia Saudita), figlio del defunto Rafik Hariri, il cui giorno della morte dà nome alla stessa alleanza. Le sue principali componenti sono: il Movimento del Futuro (Tayyar Al Mustaqbal), il Partito Socialista progressista (Hizb al-Taqadummi al-Ishtiraki) e gli Indipendenti del 14 Marzo.

Contrapposta alla coalizione appena citata è l’alleanza dell’8 Marzo Taḥāluf 8 Adhār. Questa seconda realtà politica è nata come reazione al movimento del 14 Marzo. Le sue principali forze sono: il movimento patriottico libero (at-Tayyar al-Watani al-Hurr, partito Maronita di cui è segretario Aoun), Hezbollah ed il movimento della Speranza (Harakat Amal). Hezbollah  ossia Partito di Dio, è un partito politico sciita, fondato nel Giugno 1982 come movimento di resistenza all’occupazione israeliana; in quanto tale è dotato di un’ala militare ed è considerato vicino all’Iran. Il Future Movement è un movimento sunnita fondato nel 1992 dal padre di Saad Hariri.

 

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