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Compravendita legale di armi ed equipaggiamenti: come funziona

Miscela Strategica –  Tanto più sono complessi gli armamenti, tanto più le procedure per il traffico sono articolate e rigorose, così come avviene per gli intricati accordi di partecipazione industriale stipulati per la compravendita dei sistemi d’arma.

ARMI DA GUERRA O A USO CIVILE – Nell’affrontare il commercio estero delle armi è necessario distinguere in primo luogo le armi da guerra dalle armi a uso civile, poiché secondo l’uso specifico per cui l’arma è predisposta corrisponderanno differenti norme su esportazioni e importazioni. In Italia, secondo la legislazione nazionale, le esportazioni e importazioni di armi a uso civile sono regolate dalla normativa di legge 110/75, secondo cui l’autorizzazione ai trasferimenti è concessa da una licenza del questore, mentre per le armi ad uso militare si fa riferimento alla legge 185/90, secondo cui l’autorizzazione deve essere rilasciata dai Ministri degli Esteri e della Difesa. Tale concessione è subordinata a un previo controllo sulla situazione interna dei Paesi destinatari, in quanto l’esportazione bellica è vietata verso nazioni in guerra, sottoposte ad embargo o che violano le convenzioni internazionali in materia di diritti umani. A causa di questo dualismo normativo si possono creare delle zone grigie attraverso cui vengono evitati rigorosi controlli e divieti. Ad esempio, alcune armi classificate dalle Nazioni Unite come “armi leggere e di piccolo calibro” (SALW, Small Arms and Light Weapons), nello specifico fucili, carabine, pistole e revolver e i loro relativi ricambi e munizioni, in Italia, sono regolate dalla legge per le armi ad uso civile poiché concepite per la caccia, l’uso sportivo e l’autodifesa. Per tale ragione, la loro esportazione risulta più semplice e non incontra le stesse difficoltà delle armi da guerra se esportate verso Paesi in cui la vendita di queste ultime sarebbe bandita. Ad esempio, nel 2012, anno in cui la Libia era divenuta ostaggio degli scontri fra le numerose milizie tribali per la conquista del potere in seguito della caduta di Gheddafi, sono stati esportati verso il Paese 81.526 euro di armi leggere e di piccolo calibro tra cui fucili, carabine e pistole ad aria compressa.

SISTEMI D’ARMA E PARTECIPAZIONI INDUSTRIALI – Ricadono sotto la normativa che regola le armi da guerra anche i sistemi d’arma, ovvero tutte quelle complesse strutture belliche classificate dalle Nazioni Unite secondo le seguenti categorie: carri armati, veicoli corazzati da combattimento, aerei da combattimento, elicotteri d’assalto, sistemi di artiglieria di grosso calibro, navi da guerra, missili e lanciatori di missili. Nel momento in cui uno Stato decide di dotarsi di un nuovo sistema d’arma si troverà necessariamente davanti ad un bivio: produrlo attraverso le proprie industrie nazionali oppure importarlo da un fornitore straniero. Poiché questo tipo di equipaggiamenti militari presenta un elevato contenuto tecnologico, il numero dei Paesi che possiede le risorse sia in termini finanziari sia di know-how necessarie per produrli è limitato e la scelta ricade spesso sull’importazione. Insieme alla fornitura del sistema d’arma, i Paesi importatori richiedono alle aziende straniere di avviare “programmi di offset”, ovvero attività economiche o industriali parallele volte a sostenere la propria economia nazionale, per controbilanciare o compensare l’ingente spesa. Tale sistema di compensazioni ha quindi in primo luogo un aspetto di natura politica. Da una parte, l’acquisto di armamenti tramite clausole di offset aiuta a “giustificare” grazie al ritorno economico (posti di lavoro, trasferimento della tecnologia, ecc.) l’acquisto agli occhi dell’opinione pubblica, dall’altra parte diventa un vero e proprio strumento di politica industriale che permette di instaurare o rafforzare le relazioni tra Stati.

Grafico a cura di Martina Dominici
Grafico a cura di Martina Dominici

OFFSET CIVILI E MILITARI – Nella contrattazione dell’acquisto di un sistema d’arma, si avrà quindi un Paese importatore che richiede armamenti a un’azienda di un altro Paese per un determinato valore e vuole in cambio una percentuale di tale valore di compensazione (offset). Per ogni tipologia di offset offerto dall’azienda, il Paese importatore assegnerà un valore di credito, ottenuto dal prodotto del valore attuale dell’offset e di un fattore detto “moltiplicatore” che esprime l’importanza che il Paese importatore assegna a tale offset. Una volta raggiunto il valore di compensazione richiesto, viene compilato dal Paese importatore e dall’azienda esportatrice l’elenco degli accordi di offset e le relative obbligazioni d’acquisto. La proposta di compensazione offerta dalle aziende fornitrici è in genere un mix di progetti di offset diretti (chiamati anche “militari”) e offset indiretti (chiamati anche “civili”). Gli offset diretti sono accordi di compensazione riguardanti beni o servizi relativi all’equipaggiamento, sistema o servizio militare fornito con il contratto principale, come gli obblighi di co-produzione o impegni di subappalto a fornitori locali. Per gli offset indiretti, la compensazione invece riguarda altri beni e servizi, non direttamente collegati alla produzione degli armamenti, come l’assistenza alle esportazioni, acquisti o vendite e compensazione di crediti offset. Esistono poi alcune tipologie di compensazioni che possono essere sia dirette che indirette, a seconda se collegate o meno ai beni o servizi forniti, come il trasferimento di tecnologia, training, produzione su licenza, investimenti diretti esteri, finanziamenti e assistenza al credito.

LE ESPORTAZIONI BELLICHE ITALIANE – In Italia ogni anno il Presidente del Consiglio presenta annualmente una relazione al Parlamento sulle vendite e autorizzazioni concesse alle esportazioni belliche. L’ultima, relativa ai dati sulle operazioni di esportazione, importazione e transito di armamenti autorizzate nell’anno 2013 (“Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione e transito dei materiali di armamento”) è stata presentata il 18 giugno 2014. Secondo tale relazione, nel 2013 il valore globale delle licenze di esportazione definitiva è stato di 2.149.307.240 euro, di cui quasi il 30% (626.748.171 euro) è rappresentato dalla partecipazione a programmi intergovernativi di cooperazione per la produzione di armamenti in partnership con altri Paesi, come gli elicotteri EH-101 e NH-90, i caccia Eurofighter e le fregate Orizzonte e Fremm. Quasi la metà del valore totale delle autorizzazioni (48,52%) sono state concesse per esportazioni verso i Paesi UE/NATO, tra cui spiccano Germania (13,3%), Francia (10,2%) e Regno Unito (7,6%). La seconda area geografica verso cui sono state dirette le esportazioni è rappresentata dall’Africa Settentrionale e il Vicino Medio Oriente (33%). Tra questi il principale acquirente è stato l’Arabia Saudita (13,8%), che oltre ai caccia Eurofighter ha acquistato veicoli e velivoli militari, apparecchi per la direzione del tiro, missili aria-aria a corto raggio Iris-T, bombe e munizioni, al secondo posto l’Algeria (10,09%) e al terzo gli Emirati Arabi Uniti (4,4%).

Martina Dominici

Grafico a cura di Martina Dominici
Grafico a cura di Martina Dominici
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Foto: AMB Brescia

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