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Lancio di un missile intercettore del sistema Arrow II

La difesa antimissile di Israele

Miscela StrategicaIsraele possiede un sistema antimissile su più livelli, atto a proteggere l’intero territorio nazionale da attacchi con razzi e missili di diversa provenienza. In questo articolo analizziamo le minacce alla sicurezza percepite da Israele e i sistemi Arrow e Iron Dome, con uno sguardo ai progetti futuri. 

LA DOTTRINAIsraele possiede un sistema di difesa antimissile a più livelli, considerato uno dei migliori tra quelli operativi tra le Forze Armate mondiali. Il programma antimissile israeliano nacque negli anni Novanta ed ebbe subito un’accelerazione in sviluppo e finanziamento a causa dell’acquisizione da parte di Paesi e gruppi armati ostili della regione di missili superficie-superficie con gittata sufficiente a raggiungere Israele. Il Governo e le IDF (Israeli Defence Forces – Forze di Difesa israeliane) optarono per lo sviluppo di un sistema che fosse in grado di proteggere pressoché l’intero territorio nazionale. Le motivazioni di una tale scelta erano semplici. Innanzitutto, lo Stato israeliano ha un’estensione geografica limitata, il che non comporta i problemi di tipo logistico e attuativo di un sistema antimissile a copertura totale – come abbiamo riscontrato nei precedenti articoli riguardanti gli Stati Uniti e la Russia. Un territorio poco vasto comporta però un’alta concentrazione della popolazione, fattore che renderebbe un solo missile armato di testata nucleare sufficiente a provocare ingenti danni alle infrastrutture e a causare un numero elevato di vittime. Un sistema a copertura totale si rese perciò non solo conveniente, ma anche necessario.

Ispezione a un sito di lancio del sistema Iron Dome
Ispezione a un sito di lancio del sistema Iron Dome

LE MINACCE – Israele, sin dalla sua fondazione, si è sempre sentito circondato da minacce reali o potenziali. Il primo fattore che dimostrò quanto Israele fosse vulnerabile ad attacchi missilistici provenienti dalla regione fu il lancio di Scud da parte dell’Iraq di Saddam Hussein come rappresaglia contro l’operazione Desert Storm e come tentativo di scardinare la coalizione internazionale sua nemica (se Israele avesse reagito ai lanci, molti Paesi arabi facenti parte dell’alleanza si sarebbero ritirati). Il sistema antimissile Patriot schierato dagli USA a protezione dell’alleato israeliano si dimostrò scarsamente efficace nell’intercettare gli Scud in arrivo, che pure non erano dotati di un sistema di guida preciso e di sistemi d’inganno. Pur essendo una situazione in continua evoluzione, Israele considera minacce dirette alla sua sicurezza (ed esistenza) l’Iran, la Siria, Hezbollah e i movimenti operanti nella Striscia di Gaza (Hamas e il Movimento per il jihad islamico in Palestina).

IRAN E SIRIA – Israele ha più volte ribadito di considerare l’Iran una minaccia alla propria sicurezza a causa del suo programma nucleare e missilistico. Nonostante il primo sia in una fase in cui non permette la fabbricazione di testate belliche nucleari, il secondo sta facendo dei buoni passi avanti nel dotare Teheran della capacità missilistica a medio/lungo raggio. Il missile Shahab-3 è ormai collaudato e il suo raggio d’azione di 1.300 chilometri è più che sufficiente per colpire ovunque sul territorio israeliano. Il vettore non ha un sistema di guida ad alta precisione, ma il suo armamento con testate non convenzionali ovvierebbe al problema. L’Iran avrebbe anche in dotazione una versione migliorata dello Shahab-3 chiamata Ghadr-1 (conosciuta anche come Shahab-4). Questo missile disporrebbe di un sistema di guida migliorato e di un raggio d’azione di circa 2.000 chilometri. Non si hanno fonti ufficiali sulla sua operatività. Teheran starebbe anche sviluppando un missile stand-off da crociera lanciabile da terra, dal mare e dall’aria con un raggio d’azione massimo di 2.000 chilometri. Se questo programma si rivelasse reale, molto probabilmente il missile sarebbe un derivato dei missili russi trasferiti dall’Ucraina nel 2001.
La Siria rimane una minaccia potenziale. La guerra civile che dura ormai da tre anni ha portato Damasco a focalizzarsi sui nemici interni e lo sforzo diplomatico internazionale ha condotto alla messa in sicurezza dell’arsenale di testate chimiche siriane e all’inizio della loro distruzione. Nonostante ciò, la Siria possiede ancora lanciatori di tipo Scud con un raggio fino a 800 chilometri, capaci di minacciare Israele.

HEZBOLLAH E STRISCIA DI GAZA – La minaccia più imminente al territorio israeliano deriva dai missili in mano a Hezbollah in Libano e a Hamas e Jihad islamico nella Striscia di Gaza. Pur non essendo armati con testate non convenzionali, il loro relativamente basso costo e la grande quantità lanciabile hanno spinto Israele a sviluppare sistemi di difesa antimissile a corto raggio. Hezbollah ha dimostrato la capacità di colpire con salve di razzi durante l’operazione Piombo Fuso delle IDF nel Libano meridionale nel 2006. Il suo arsenale va dai Grad-Katyusha, con una gittata stimata attorno ai 40 chilometri, ai Fateh-110, con una portata di 300 chilometri, che, secondo la stampa israeliana, sarebbero in possesso di Hezbollah dal 2007.
A Gaza, i movimenti operanti nella Striscia sono i più assidui nei lanci di razzi verso il territorio israeliano, sfruttando la prossimità di diversi importanti centri abitati entro il loro raggio d’azione. Dai primi giorni di luglio i media internazionali sono focalizzati sull’ultima di una lunga serie di crisi tra Israele e la Striscia di Gaza: i razzi palestinesi, i sistemi di difesa antimissile israeliani e i raids delle IDF sono divenuti linguaggio quotidiano dei circuiti d’informazione. I palestinesi a Gaza sono dotati di razzi Qassam (gittata di 20 chilometri) e Grad-Katyusha.

ARROW – Per contrastare la minaccia derivante da missili balistici, Israele dispone del sistema antimissile Arrow II (Freccia). Lo sviluppo del missile e dei sensori ha coinvolto anche gli Stati Uniti con rilevanti trasferimenti sia finanziari sia di know-how. Arrow II è stato progettato per colpire i missili in arrivo durante la fare terminale del loro volo: il raggio massimo d’azione è infatti 100 chilometri. Il sistema si divide in tre componenti: il radar phased array Green Pine; il centro di controllo di fuoco Citron Tree e il missile intercettore. Il radar è in grado di individuare bersagli fino a 500 chilometri di distanza. Una volta individuata la minaccia in arrivo, il Citron Tree elabora una soluzione di tiro e lancia l’intercettore. Quest’ultimo è dotato di una testata esplosiva ad alto potenziale (HE – High Explosive) che esplode in prossimità del missile obiettivo. L’intercettazione avverrebbe ad alta quota per evitare che l’eventuale testata non convenzionale del missile in arrivo danneggi indirettamente le città o gli assets militari israeliani.

Iron Dome in azione
Iron Dome in azione

IRON DOME – Per contrastare la minaccia proveniente dai razzi a corto raggio, Israele ha sviluppato il sistema mobile di difesa antimissile Iron Dome (Cupola di Ferro), in grado di intercettare razzi e proiettili d’artiglieria da 155 millimetri con un raggio tra i 18 e i 45 chilometri. Il sistema è composto da radar, dal BMC (Battle Management Weapon Control – Controllo per la gestione dell’arma in battaglia) e da lanciatori mobili. Il radar individua il razzo (o il proiettile) in arrivo, ne stima la traiettoria e invia i dati al BMC il quale controlla il punto d’impatto previsto: se quest’ultimo è in un’area popolata o con la presenza di assets militari o strategici, viene ordinato il lancio da parte della batteria mobile meglio posizionata per quella minaccia. L’impatto della testata dell’intercettore dell’Iron Dome con il missile o razzo in arrivo avviene ad alta quota per evitare danni collaterali.

PROGETTI FUTURI – La nuova versione dell’Arrow, denominata Arrow III, ha superato diversi test e, secondo alcune fonti, potrebbe diventare operativa già entro la fine di quest’anno. Il sistema avrà radar di ricerca e centro di controllo migliorati e l’intercettore sarà in grado di intercettare missili balistici nella fase di volo sub-orbitale. Il raggio d’azione sarà aumentato a 1.250 chilometri e al posto della testata HE sarà utilizzato un EKV (Exo-atmospheric Kill Vehicle – Veicolo d’intercettazione extra-atmosferico).
Per completare il sistema difensivo “ad anelli”, Israele sta sviluppando il sistema David’s Sling (Fionda di Davide). I dettagli non sono pubblici, ma, a quanto si apprende, il sistema dovrebbe essere in grado di intercettare missili a corto-medio raggio durante la fase terminale del loro volo.

Emiliano Battisti

Un chicco in più

Il Caffè Geopolitico si è già occupato di difesa antimissile:

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