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Quando il clima infierisce

Dall’inizio del 2011 si è verificata una siccità dalle proporzioni enormi per il Corno d’Africa con un apice tra i mesi di Giugno e Luglio, due mesi durissimi dal punto di vista climatico a causa della Nina, un fenomeno meteorologico che incide sulla quantità di precipitazioni in Africa e che ha provocato la più grave siccità degli ultimi 60 anni. La popolazione, già provata da anni di instabilità politica ed economica, paga ancora una volta le conseguenze

 

IL GRANDE ESODO – In particolare è la Somalia nelle condizioni peggiori. E’ qui che si sta consumando «una tragedia umanitaria di proporzioni inimmaginabili» come ha confermato l’UNHCR, l’agenzia dell’Onu per i Rifugiati, secondo la quale il flusso di sfollati negli ultimi mesi ha raggiunto cifre da esodo biblico: 135 mila dall’inizio del 2011, 54 mila solo nel mese di giugno. Bambini, donne, anziani, uomini in fuga dalle violenze e dalla fame. Ogni giorno circa tremila somali varcano le frontiere con l’Etiopia e il Kenya e si ammassano nel più grande campo profughi che si trova nelle vicinanze di Dadaab(Kenya), la sua capienza è di circa 90 mila persone ma attualmente ne contiene  addirittura 400mila e ciò rende necessario la creazione di nuovi campi profughi.

 

Sono circa 10-11 milioni le persone colpite da questa emergenza umanitaria e tra queste circa 2milioni di bambini,che rappresentano il futuro di questi paesi e dell’Africa intera. L’emergenza era stata prevista dagli esperti ma si è fatto ben poco,soprattutto da parte dei paesi ricchi e sviluppati,concentrati su altre problematiche come la crisi economica e il rischio di default sul debito per alcuni stati, che non hanno prestato voce ai richiami e agli allarmi proveniente dal corno d’Africa. Un quarto dei Somali è in fuga dalla propria terra andando ad accrescere sempre più i campi profughi allestiti nelle zone di confine,per cercare di fuggire non solo dalla siccità ma da una situazione di instabilità politica anch’essa insostenibile che non aiuta a prendere misure valide per risolvere l’emergenza attuale. La difficoltà nella gestione di questa emergenza per i paesi del Corno D’Africa è sintomatica della crisi politica che scuote il territorio da decenni e rappresenta al tempo stesso una sfida per cercare di cambiare questa situazione di perenne guerra a partire dal nuovo stato del Sud Sudan che, coinvolto in questa crisi umanitaria, si trova a dover affrontare per la prima volta come Stato autonomo ed indipendente una crisi di queste dimensioni.

 

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CLIMA – Uno degli aspetti forse più drammatici è che gli esperti prevedono che anche la prossima stagione caratterizzata dal passaggio del Niño (il fenomeno meteorologico che invece porta abbondanti piogge in Africa e si bilancia con il fenomeno nefasto della Niña) porti con se una quantità di piogge insufficienti a colmare la durissima siccità in corso con possibili ripercussioni anche nell’anno successivo.

 

AIUTI INTERNAZIONALI – Il 13 Luglio il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, lanciando un appello per «undici milioni di uomini che nell’Africa dell’Est non possono attendere» perché «bisogna porre fine alla sofferenza ora, subito», ha ricordato che solo la metà del miliardo e mezzo di dollari necessari all’operazione di soccorso è disponibile, e ciò mostra come anche le grandi organizzazioni internazionali siano in una situazione difficile e causa rallentamenti e incomprensione che hanno come unico effetto quello di ritardare la distribuzione di aiuti in un area che non può e non ha più voglia di aspettare.

 

Andrea Piras

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