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Immagini in ricordo della strage di Beslan del settembre 2004, nella quale morirono 334 persone, 186 delle quali erano bambini

Il terrorismo nel Caucaso dieci anni dopo Beslan

Doku Umarov è morto. Ucciso durante un’operazione delle forze operative russe alla fine del 2013, secondo quanto riferito da Alexander Bortnikov, capo dei Servizi federali per la sicurezza (FSB). Mosca resta comunque vigile, a dieci anni esatti dalla strage nella scuola di Beslan.

Shamil Basaev
Shamil Basaev, tra i personaggi principali del terrorismo islamico ceceno

IL TERRORISMO ISLAMICO IN RUSSIA – Mosca resta comunque vigile. Orfani del loro leader, in realtà dato per morto in diverse occasioni, i terroristi di matrice islamica possono rappresentare ancora una minaccia per la sicurezza della Russia. Come accaduto in passato, quando il Cremlino dovette fare i conti con Šamil Basaev. Dopo aver partecipato alla prima guerra russo-cecena (1994-1996), Basaev fondò la Brigata islamica internazionale (1998) per poi realizzare cinque attentati terroristici (quattro dei quali a Mosca), scatenando la seconda guerra russo-cecena (1999-2009). Nel 2000 creò un commando di donne suicide note come le “vedove nere” e organizzò nell’ottobre del 2002 – l’occupazione del teatro Dubrovka di Mosca, chiedendo il ritiro dell’esercito russo dalla Cecenia in soli sette giorni. Richieste cadute nel vuoto: piuttosto che aprire una trattativa con chi aveva preso in ostaggio circa 850 persone, Vladimir Putin ordinò l’intervento delle forze speciali. Nell’irruzione morirono 129 civili e 39 terroristi. Il 9 maggio del 2004 Basaev organizzò un attentato contro l’allora presidente ceceno Akhmad Kadyrov, uccidendolo, per poi orchestrare nel settembre dello stesso anno il sequestro della scuola di Beslan (334 vittime, tra le quali 186 bambini). Basaev è morto in circostanze mai del tutto chiarite nel 2006. Il suo posto non è tuttavia restato vacante a lungo.

CHI È DOKU UMAROV – Nato il 13 aprile 1964 nel villaggio di Kharsenoj (Cecenia), dal 1990 Umarov è stato uno dei leader dei fondamentalisti islamici attivi nel Caucaso del Nord. Fu ministro della Sicurezza della Cecenia nel corso della sua breve indipendenza (1996-1999), per poi ricoprire – tra il 2006 e il 2007 – la carica di “Presidente” dell’Ičkeria, ovvero della Cecenia secessionista, in contrapposizione a Ramzan Kadyrov, Presidente della Cecenia filo-russa. Quella “ufficiale”, in sostanza. Umarov, che nell’ottobre del 2007 proclamò la nascita di un sedicente Emirato del Caucaso (Imarat Kavkaz), ha dedicato la propria vita al conseguimento di un obiettivo: instaurare una teocrazia islamica nel nord del Caucaso. Ovvero in regioni dove la presenza russa è esigua (Daghestan 3,6%, Cecenia 1,9% e Inguscezia 0,8%, secondo l’ultimo censimento ufficiale della Federazione russa del 2010) e dove il fondamentalismo islamico ha fatto molti proseliti, molti dei quali disposti a tutto. Anche a uccidere, in Russia e altrove.

L'attentato alla maratona di Boston
L’attentato alla maratona di Boston

I CECENI IN SIRIA E L’ATTENTATO A BOSTON – Alcuni fondamentalisti islamici, cresciuti tra il Daghestan e la Cecenia, non rappresentano – o hanno rappresentato – una minaccia solo per il Cremlino. Per esempio: i fratelli Džochar e Tamerlan Carnaev, ritenuti responsabili dell’attentato alla maratona di Boston del 15 aprile del 2013 (tre morti e 264 feriti), erano ceceni. Molti altri sono stati invece i loro connazionali che hanno deciso di prender parte – schierandosi tra le fila anti-Assad – alla guerra civile siriana. In tutto sarebbero 186, secondo una recente stima dell’Economist. Tra questi ci sarebbe Omar al Shishani (“il ceceno” in arabo). «Al Shishani, – ha osservato qualche tempo fa Peter Neumann, esperto di terrorismo al King’s College di Londra, parlando all’International Business Times, – avrebbe addirittura architettato l’assedio di Mosul (la seconda città più importante dell’Iraq, controllata a oggi dallo Stato islamico – N.d.R.). Molti dei ceceni accorsi in Siria, – conclude Neumann, – si sono distinti per la loro brutalità».

QUANTI SONO I JIHADISTI NEL CAUCASO – Secondo le stime del ministero dell’Interno russo, citate in febbraio dall’ISPI, nel Caucaso del Nord si potevano contare oltre 600 miliziani, organizzati in circa 40 brigate. Nel corso del 2013 e secondo quanto riferito dal Cremlino, le forze di sicurezza russe hanno “sventato” 12 attentati e ucciso 255 terroristi, mentre 500 sono stati quelli arrestati come presunti tali. Questo non ha comunque impedito ai fondamentalisti islamici di uccidere 4 civili e ferirne 52 a Makhachkala in Daghestan il 20 maggio e di ucciderne altri 42 in tre diversi attentati a Volgograd (21 ottobre, 29 e 30 dicembre del 2013). I servizi di sicurezza russi hanno così continuato a condurre il loro lavoro, compiendo 33 operazioni anti-terrorismo, uccidendo 65 terroristi e arrestandone 240 nel primo trimestre del 2014. Proseguendo così sulla via della repressione che dal 2003 al 2013 ha permesso la cattura di circa 8mila presunti terroristi e l’eliminazione di molti altri (oltre 3.500), secondo quanto riferito dal capo della Direzione generale del ministero per la Circoscrizione federale Nord-caucasica, SergejČenčik. «La maggior parte degli attacchi, – osserva invece il Dipartimento di Stato americano nel suo Country Reports Terrorism 2013, – avviene per mezzo ordigni esplosivi improvvisati (IED) o sono attentati suicidi».Alcuni dei quali organizzati per volere di Doku Umarov.

Il presidente Putin incontra le forze antiterrorismo del Gruppo Alfa in Cecenia
Il presidente Putin incontra le forze antiterrorismo del Gruppo Alfa in Cecenia

GLI ATTENTATI DI UMAROV – L’Emiro del Caucaso è infatti ritenuto responsabile degli attentati – «una vendetta legittima», a suo dire – alle stazioni della metropolitana di Mosca del marzo 2010 (38 morti) e all’aeroporto internazionale di Domodedovo nel gennaio 2011 (37 vittime). L’autoproclamatosi Emiro avrebbe voluto però allungare l’elenco in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi. «Sulle ossa dei nostri avi, di molti musulmani che sono morti e sepolti sul nostro territorio lungo le coste del Mar Nero si apprestano ad andare in scena i Giochi olimpici. E noi come mujaheddin non dobbiamo permettere che ciò possa accadere», aveva ribadito Umarov nel luglio del 2013.Minacce restate tali: i Giochi sulle sponde del Mar Nero si sono infatti svolti senza problemi. Eppure le preoccupazioni della vigilia non avevano toccato uno dei “fedelissimi” di Vladimir Putin: il presidente della Cecenia Razman Kadyrov. «Il rischio jihad in Caucaso, – aveva ribadito a pochi giorni dall’inizio di Sochi 2014, – è tutta propaganda dei nostri nemici,che non vogliono ammettere che la Russia è perfettamente capace di organizzare un grande evento come le Olimpiadi. Umarov non ha futuro».

Mirko Spadoni

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