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Lancio di un drone Strix. Image credit: U.S. Air Force Staff Sgt. Andrew Davis

L’Italia e gli aeromobili a pilotaggio remoto ad uso tattico

Miscela strategica Una panoramica sugli aeromobili a pilotaggio remoto (APR) impiegati per uso tattico dalle Forze Armate italiane che ne dispongono. Analizzeremo al contempo i possibili scenari futuri in merito ai programmi di acquisizione.

L’ITALIA E GLI APR, “LINEE GUIDA” – Il Decreto Ministeriale emanato il 23 giugno 2006 dall’allora Ministro della Difesa Arturo Parisi definisce l’aeromobile a pilotaggio remoto (APR) come «un vettore aereo, denominato aerial vehicle (AV), che compie la missione di volo, pilotato da un equipaggio operante da una stazione remota di comando e controllo (SRCC)». Lo stesso decreto – che integra la definizione di APR formulata nella legge 178/2004, poi abrogata – propone una classificazione leggermente differente rispetto a quella usualmente utilizzata. Gli APR vengono dunque distinti in micro (indicati con m, di peso inferiore a 2 kilogrammi), mini (M, con peso tra i 2 e i 20 kilogrammi), leggeri (L, peso tra 20 e 150 kilogrammi), tattici (T, tra i 150 e i 500 kilogrammi) e strategici (S, con peso superiore ai 500 kilogrammi).

APR TATTICI vs. USO TATTICO DEGLI APR – La suddivisione appena menzionata potrebbe ingenerare dei dubbi sull’utilizzo del termine tattico. E’ infatti possibile utilizzare per finalità tattiche anche gli APR di peso inferiore a quelli di tipo T (e dunque quelli strettamente definiti come tattici). Per chiarire la questione basta tenere a mente che un mezzo è usato in funzione tattica se serve a fornire supporto diretto alle truppe dislocate sul campo, e in chiave strategica se è invece utilizzato per supportare la catena di comando, e dunque le decisioni che riguardano in modo più ampio la condotta di tutte le operazioni.

La linea di demarcazione tra mezzo tattico e mezzo strategico non è necessariamente netta, come mostrato dal potenziale doppio utilizzo dei due APR in dotazione all’Aeronautica Militare: il Predator (che nasce come velivolo preminentemente strategico, ma che diventa tattico considerando l’invio alle truppe al suolo delle informazioni raccolte) e lo STRIX-C (che pur nascendo come tattico, può ricoprire una funzione strategica nel momento in cui invia le informazioni alla catena di comando).

Un operatore dell'Aeronautica Militare appronta uno Strix. Image credit: U.S. Air Force Staff Sgt. Andrew Davis
Un operatore dell’Aeronautica Militare appronta uno Strix. Image credit: U.S. Air Force Staff Sgt. Andrew Davis

AERONAUTICA MILITARE ED APR – Il mezzo (principalmente) tattico in dotazione alla nostra Aeronautica Militare, come precedentemente citato, è lo STRIX-C, che da qualche tempo consente ai Fucilieri dell’Aria del 16° Stormo di Martina Franca di migliorare la protezione, diurna e notturna, del perimetro esterno dell’aeroporto di Herat, base italiana in Afghanistan. Questo APR di 8 kilogrammi, che viene lanciato mediante una catapulta, sebbene non abbia delle prestazioni particolarmente performanti (vola missioni da otto minuti ciascuna e il suo range è di circa 12 chilometri, che possono essere aumentati se la stazione di controllo a terra viene montata su un mezzo che “segue” il velivolo sul terreno), consente la sorveglianza di obiettivi sensibili, il supporto a pattuglie esterne e la ricognizione su punti o aree, può essere usato per funzioni di intelligence, ma anche per interventi in emergenza.

GLI APR DELL’ESERCITO – L’Esercito italiano ha avuto ed ha in dotazione diversi tipi di APR con funzione tattica. Il Pointer, di produzione americana, è un APR di circa 4 kilogrammi che può volare missioni di circa un’ora, impiegato essenzialmente per la sorveglianza del campo di battaglia; è diventato operativo nel 2004, da quando viene impiegato in Iraq. Successivamente la Forza Armata ha acquisito gli APR micro Raven A (2007) e Raven B (2009), utilizzati in Iraq ed Afghanistan per supportare le unità di manovra. Tra le dotazioni dell’Esercito Italiano ci sono inoltre tre versioni del Bramor, un mini APR utilizzato per funzioni ISR (Intelligence, Surveillance and Recognition) e per l’individuazione di ordigni esplosivi improvvisati, che ha “debuttato” a Herat il 9 giugno scorso.

La Forza Armata, inoltre, attende a breve la consegna dell’APR di tipo tattico Shadow, che fornirà supporto ai battaglioni per sorveglianza, ricognizione ed acquisizione degli obiettivi.

http://pakmr.blogspot.it/2011/04/us-to-provide-85-hand-launched-rq-11.html
Immagine di un APR Raven.

DESIDERATA – Sia le Forze Armate che la Polizia di Stato, riconoscendo l’importanza che gli aeromobili a pilotaggio remoto potrebbero rivestire per le loro operazioni, hanno espresso la volontà di dotarsi di tali mezzi. Dopo un utilizzo sperimentale su Milano e Roma, i vertici della Polizia hanno compreso quanto l’apporto di APR possa essere rilevante per le loro azioni quotidiane di contrasto alla criminalità organizzata.

La lotta ai traffici illeciti, soprattutto quelli via mare, è invece una delle motivazioni addotte dalla Guardia di Finanza per giustificare la necessità di dotarsi di APR, in aggiunta al riconoscimento di segnali radar o lo sviluppo di operazioni di polizia di tipo complesso. In aggiunta, grazie alle previsioni del Nuovo Programma Operativo per la Legalità, sarebbe possibile richiedere l’impiego di nuove tecnologie per le fronteggiare sfide emergenti, come gli illeciti ambientali.

Anche la Capitaneria di Porto, che dalla fine degli anni ’80 si avvale di un servizio aereo organizzato su tre basi (Sarzana, Pescara e Catania), ritiene che i tempi siano maturi per l’acquisizione di velivoli a pilotaggio remoto. Dal 2016, infatti, inizierà il periodo di dismissione dei velivoli più vecchi tra quelli in dotazione, che dovrebbe concludersi nel 2035, quando sopraggiungerà il fine vita operativa degli ATR e dei Piaggio P180 (in servizio dal 2011). Sebbene non sia attualmente al vaglio alcun piano di acquisizione di aeromobili a pilotaggio remoto nel breve periodo, il varo di due pattugliatori con annesso ponte di volo si pone come precondizione per l’acquisizione di tali velivoli, che potrebbero rispondere alle esigenze di ricognizione strategica e tattica e di sorveglianza locale (in ambito portuale e del demanio marittimo).

GLI SVILUPPI FUTURI – Sebbene al momento non siano stati avviati dei veri e propri programmi di acquisizione di tali sistemi per Polizia, Guardia Costiera e Guardia di Finanza, non si può escludere che tali requisiti operativi siano formulati nel breve-medio periodo. In aggiunta a ciò che è stato sottolineato nel paragrafo precedente, infatti, le esperienze fatte dagli altri Paesi dimostrano come gli APR tattici possano costituire un valido supporto per le operazioni di tipo ISR (Intelligence, Surveillance and Recognition), considerando non solo le loro dimensioni abbastanza agevoli, ma anche la possibilità di utilizzarli in un ampio spettro di missioni per attività di law enforcement.

Giulia Tilenni

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