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Onori alla bandiera dell'Unione Europea presso EUTM Somalia.

Euroscetticismo e difesa europea

Miscela Strategica – Le elezioni appena trascorse hanno visto un allargamento del “fronte euroscettico”. Questa frase ha calcato i media in mille declinazioni in questi giorni.

Ora tutti si chiedono cosa farà questo nuovo schieramento e come si opporrà ai partiti che ancora credono nell’Unione Europea.

FRONTE EUROSCETTICO? – La ricetta proposta dalla maggior parte dei partiti populisti consiste nel cambiare l’atteggiamento dell’UE nei confronti del Paese di provenienza non tenendo conto delle esigenze degli altri. Se questa è la premessa il “fronte euroscettico” non esiste. Esso è l’ennesimo “cancan mediatico” che identifica una pletora di partiti che conteranno poco al Parlamento Europeo perché hanno pochi parlamentari e li metteranno a fattor comune solo raramente. Marine Le Pen porterà sul serio le istanze dei francesi in Europa. Il problema è che, per fare un esempio, Nigel Farage, parte dello stesso “fronte” – per come lo hanno definito – arriverà a Strasburgo con istanze esclusivamente inglesi (e pagando il caffè in sterline e non in euro). E’ decisamente improbabile che le due visioni coincidano, così come quelle degli altri partiti di analoga natura. Nel caso di esempio entrambi gli schieramenti hanno guadagnato un numero sufficiente di parlamentari per dire “stiamo lavorando per voi in Europa” ma insufficiente per farlo sul serio.

Ma, oltre al mero calcolo numerico, nel valutare l’impatto dei gruppi parlamentari sull’attività politica dell’UE occorre ricordare che il vero perno del “decision making” europeo è il Consiglio dell’Unione Europea[1] (da non confondere con il Consiglio Europeo[2] o con il Consiglio d’Europa[3] – nda). Ciò significa che, al momento attuale, i Governi eletti in patria continuano ad essere i veri attori/registi del teatro europeo. Insomma, l’UE non è un tiranno dotato di vita propria che spadroneggia sui poveri Stati sottomessi. Al contrario, è un organismo carente di forza politica propria ed in balia dei giochi dei Governi nazionali. L’idea di Europa come soggetto politico autonomo è stata propinata, paradossalmente, solo quando è servito creare uno spauracchio per negare le responsabilità politiche dell’esecutivo di turno in merito alla situazione economica attuale (il famoso “l’ha detto/ce lo chiede l’Europa”). No, non sono i soliti italiani, lo hanno fatto tutti!

La natura economica ed amministrativa della maggior parte delle istituzioni dell’UE ed il conseguente deficit di rappresentanza democratica non sono il frutto della volontà di mettere a fattor comune quanto possibile. Al contrario, l’Unione Europea odierna è il doloroso compromesso tra gli Stati che hanno avvertito, dal 1954 ad oggi, il crescente bisogno di aggregarsi per garantire sviluppo economico e promozione sociale dei propri cittadini ma che non hanno mai avuto il coraggio (leggasi anche volontà politica) di andare oltre e rinunciare alle fette più importanti della propria sovranità per il successo del progetto (una specie di imprenditore tirchio!). Hanno deciso di cominciare con l’economia in attesa di essere pronti, poi … quel “poi” non è mai arrivato.

Da questo punto di vista i partiti euroscettici hanno fatto un errore concettuale. Il loro modo di “voler cambiare l’Europa” è parecchio somigliante alle cause che hanno creato i problemi che ormai tutti conosciamo. La vera rivoluzione ed evoluzione dell’Europa sarebbe il salto finale verso l’integrazione ed un modello di solidarietà reale, non un balzo indietro dettato dal poco ragionato “stavamo meglio quando stavamo peggio”.

Il Parlamento Europeo a lavoro. Image credit: European Union 2013 - European Parliament
Il Parlamento Europeo a lavoro. Image credit: European Union 2013 – European Parliament

SI PUO’ FARE DAVVERO? – Probabilmente Sì. Per fare un esempio pratico, la politica estera e la difesa sono due ambiti che, pur non annullando immediatamente le prerogative dei Governi nazionali – anche se riducendole fortemente – ben si presterebbero ad esser messi a fattor comune in tempi brevi (5-10 anni), a livello politico prima ancora che pratico. Ad esempio, Miscela Strategica di questo mese ha trattato di cyberspazio, risorse idriche, diritti umani , terrorismo, innovazione tecnologica. La dimensione strategica che include i conflitti contemporanei non si compone solo di campagne militari proprie. Ormai da tempo il cosiddetto “hard power” non è più la discriminante principale che permette ad un Paese o una coalizione di primeggiare sugli altri, perlomeno non nel nostro contesto geopolitico e non nel breve-medio termine. Questo significa che parlare di difesa europea non significa meramente sommare i soldatini (anche se questo passaggio sarebbe altrettanto auspicabile) o acquistare armamenti insieme. Piuttosto, occuparsi di sicurezza a livello continentale rappresenterebbe un’ottima palestra per imparare a far politica insieme, con il ritorno benefico di ridurre i costi e, nel caso di politiche dedicate a settori sensibili e ad alta competitività come quelli che abbiamo evidenziato, mettere a fattor comune risorse che sarebbero insufficienti a livello nazionale – in alcuni casi perfino inesistenti.

In questi termini i veri innovatori per una nuova Unione Europea sono/saranno/sarebbero coloro che propongano il superamento degli ostacoli politici (e di interesse particolare) che da 60 anni frenano il cammino dell’integrazione. A parere di chi scrive i partiti cosiddetti “euroscettici” ripropongono con rinnovato vigore, al di là dei proclami ufficiali, lo stesso paradigma campanilista che ha già dimostrato di essere ampiamente inadeguato alle sfide presenti e future.

Marco Giulio Barone

 

Le missioni internazionali a guida UE in corso. Image Credit: EEAS - European External Action Service
Le missioni internazionali a guida UE in corso. Image Credit: EEAS – European External Action Service

 

Note:

[1]Il Consiglio dell’UE è il principale organo legislativo dell’Unione. Le sue ampie competenze includono inoltre la firma dei trattati internazionali, l’approvazione del bilancio, la politica estera e il coordinamento dei sistemi giudiziari.

[2]Il Consiglio Europeo è un’istituzione dell’UE che stabilisce gli obiettivi programmati dell’Unione e indica il percorso da seguire per la loro realizzazione. Il Consiglio Europeo riunisce i capi di Stato e di Governo, il presidente della Commissione e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera. E’ presieduto da un proprio presidente, eletto dal Consiglio stesso; l’incarico è attualmente ricoperto dal belga Herman Van Rompuy.

[3]Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale ma non un organo UE. Esso riunisce i 47 Paesi democratici dell’Europa al fine di coordinare gli sforzi in materia di democrazia, diritti umani e Stato di diritto su base continentale.

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