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Impressione pittorica di una coppia di UCAV nEUROn.

Breve panoramica sui drones europei

Miscela strategica- Nonostante le denominazioni molteplici e i dubbi sul loro utilizzo (soprattutto quando sono armati), è ormai evidente che i sistemi a pilotaggio remoto, comunemente noti come drones, rappresentino un assetto imprescindibile sul campo di battaglia contemporaneo. E l’Europa si sta adeguando al trend? A che punto siamo?

CARATTERISTICHE E CLASSIFICAZIONE – I sistemi aerei a pilotaggio remoto, più semplicemente conosciuti come drones, rappresentano una delle più rilevanti innovazioni nell’industria militare. Sebbene i non addetti ai lavori tendano ad associare il pilotaggio remoto con l’autonomia del mezzo, la peculiarità dei sistemi che impiegano tale tecnologia è che sono guidati a distanza: anche nel caso di quelli più grandi, infatti, l’equipaggio non si trova a bordo, ma in apposite cabine ricostruite a terra e spesso situate a notevole distanza dal luogo di svolgimento delle operazioni.

A livello generale, in base al loro ambito di azione, i mezzi a pilotaggio remoto possono essere aerei (UAVs, Unmanned Aerial Vehicles), terrestri (UGVs, Unmanned Ground Vehicles) o marini (UMVs, Unmanned Marine Vehicles). I droni vengono abitualmente distinti in classi legate al loro peso: la classe I comprende i mezzi di peso inferiore ai 150 chilogrammi, la classe II quelli che pesano tra i 150 e i 600 chilogrammi e la classe III i mezzi con peso superiore ai 600 chilogrammi.

I VELIVOLI A PILOTAGGIO REMOTO – Per i velivoli appartenenti alla classe III, un’ulteriore distinzione è effettuata in base alle altitudini che possono raggiungere e alla loro autonomia di volo (durata delle singole missioni); si differenziano quindi velivoli MALEMedium Altitude, Long Endurance (che volano missioni lunghe ad altitudini medie) – ed HALEHigh Altitude, Long Endurance (che conducono missioni prolungate a quota elevata). Altra rilevante classificazione per tali velivoli è data dal loro essere armati – in tal caso si parlerà di Unmanned Combat Aerial Vehicles (UCAVs, velivoli a pilotaggio remoto da combattimento) – o meno.

DRONI CIVILI E MILITARI: CAPACITA’ – I droni tendono ad essere distinti in base ai loro ambiti di utilizzo. In ambito civile, i sistemi a pilotaggio remoto maggiormente utilizzati sono quelli della classe I, di cui si sfruttano soprattutto le ridotte dimensioni e le capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione (le cosiddette capacità ISR – Intelligence, Surveillance and Recognition). I loro impieghi vanno dal monitoraggio dell’inquinamento ambientale a quello dei danni causati da calamità naturali, passando per gli usi di polizia, come il pattugliamento dei cieli per contrastare i furti o il controllo delle frontiere. Per ciò che concerne l’ambito militare, si utilizzano sistemi a pilotaggio remoto di tutte le dimensioni, tenendo conto che quelli delle classi I e II ricoprono abitualmente una funzione tattica, mentre quelli della classe III hanno un ruolo strategico. Grazie alle loro capacità ISR, i droni sono impiegati in luogo delle truppe per le missioni più pericolose e difficili, oppure a supporto e protezione delle stesse quando schierate sul teatro operativo.

I DRONI E L’UNIONE EUROPEA – Sin dagli anni Novanta, l’Unione Europea si è impegnata a perseguire una politica di ricerca comune per ciò che riguarda i droni attraverso l’erogazione di fondi. Nello specifico, a partire dal 5° Programma Quadro per la Ricerca (1998-2002) sono stati previsti investimenti in questo settore, sia per ciò che concerne la componentistica (ad esempio i sensori sense and avoid) sia per ciò che riguarda i sistemi finiti. Con l’avvio del 7° Programma Quadro, i fondi per la ricerca sono stati destinati ai sistemi a pilotaggio remoto da impiegare per la protezione delle frontiere e per scopi di polizia, e alla costruzione di componentistica generica o destinata a particolari usi civili. Con il prossimo avvio del Programma Horizon 2020 – nonostante questo dovrebbe essere focalizzato sulle tecnologie civili – si prevedono ulteriori finanziamenti nell’ambito dei droni, anche considerando le spinte della Commissione per l’introduzione di mezzi dual use. Ciò che è certo al momento è l‘aumento del budget destinato all’intero settore della Ricerca e Sviluppo, che passerà da 1.4 a 3.8 miliardi di euro.

http://fr.wikipedia.org/wiki/EADS_Talarion#mediaviewer/Fichier:EADS_Talarion.JPG
Modello di Talarion, Salone di Le Bourget, 2009

UAVs EUROPEI di CLASSE III? – I velivoli a pilotaggio remoto probabilmente più noti a livello europeo sono quelli, ancora in fase sperimentale, nati dalla collaborazione di “colossi” dell’industria della difesa. Per ciò che riguarda i velivoli di tipo MALE, i due principali concorrenti sono Talarion di EADS-Cassidian (con la collaborazione, tra le altre, di Alenia) e il Telemos di BAE e Dassault Aviation. Il progetto attualmente più interessante, e che coinvolge un maggior numero di Paesi, e l’UCAV nEUROn di Dassault Aviation, che dovrebbe colmare il gap europeo per ciò che concerne i droni armati. Il connotato “europei” attribuito a tali progetti è attualmente legato alla sola partecipazione di industrie provenienti da diversi Paesi e non ad un effettivo ruolo dell’Unione nella loro implementazione. Sebbene l’Agenzia Europea di Difesa – anche in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea – sia impegnata in questo settore già dalla metà degli anni 2000, finora i fondi da questa stanziati non sono finalizzati né ad un segmento specifico, né a mezzi ben definiti. Qualcosa, però, sta già cambiando: le conclusioni del Consiglio Europeo di Difesa tenutosi lo scorso dicembre hanno infatti individuato nell’AED il soggetto di punta delle ricerche nell’ambito degli UAVs. In linea con tali considerazioni, l’Agenzia sta attualmente operando su due fronti: da una parte l’armonizzazione della legislazione riguardante l’integrazione dei velivoli a pilotaggio remoto civili negli spazi aerei non segregati, dall’altra i lavori preliminari in vista del lancio di un drone MALE del tutto europeo, allo sviluppo del quale contribuirebbero i Paesi appartenenti al cosiddetto “club europeo di utilizzatori di droni” costituitosi a margine del già citato Consiglio.

Giulia Tilenni

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