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"Mock-up" del dimostratore UCAV multinazionale nEUROn.

L’affascinante concetto di “bilateralismo europeo”

Miscela Strategica – Tra le criticità relative alla crisi in corso tra Ucraina e Russia spicca l’inadeguatezza europea a parlare con una sola voce.
Ogni crisi mette a nudo le crepe profonde dell’integrazione europea, ma anche l’ostinazione dei singoli membri a voler fare da sé anche quando si evince in maniera eclatante che anche se sei la Germania o la Francia, il tuo parere ha  oggi un valore ponderato – politico e strategico – oggettivamente basso rispetto al passato.

IL LUPO PERDE IL PELO… – I temi della difesa dell’Europa e della difesa europea ci sono molto cari. Nel caso della crisi in Ucraina si è visto come a livello governativo non lo sia altrettanto. Ventotto diverse politiche di difesa, titolava un editoriale del settembre 2013, nel quale Lorenzo Nannetti spiegava in poche semplici parole che “esistono 28 visioni differenti, e nessuno è disposto a sacrificare la propria”, mettendo in guardia dalle conseguenze. Queste si sono poi palesate nella recente crisi ucraina, in cui i Paesi europei chiedono “garanzie alla NATO”, che si può tradurre in “mendicare sicurezza presso Washington”. Insomma, la guerra in Ucraina non la vuole nessuno, ma le nostre motivazioni sono particolarmente vigorose perché siamo praticamente incapaci di difendere in maniera credibile il nostro blocco continentale (vedi anche Speciale – Europa (In)Difesa). A scanso di equivoci, non vogliamo certo incoraggiare politiche di potenza o di riarmo, basterebbe recuperare, appunto, in credibilità e farlo insieme ai Paesi che condividono con noi la necessità di tutelare a livello internazionale i propri cittadini e i propri interessi senza dover calcare la mano sulle spese militari. La risposta la conosciamo già e si chiama Europa. Se oggi possiamo parlare di riduzione delle spese militari nonostante spendiamo meno dell’1% del nostro PIL per la voce difesa (per es. Israele spende circa il 7%, la Russia il 4%) è perché non ci sono nemici che minaccino ogni giorno il nostro territorio nazionale. Che piaccia o no questo si deve all’Unione Europea, che ha trasformato i nemici francesi, tedeschi e inglesi in alleati così fidati da abbattere le frontiere interne: un risultato unico al mondo. I nostri Governi nazionali lo sanno, ma continuano a considerare il proprio Paese come l’orticello di casa della propria politica. Salvo poi spacciare per europei programmi e obiettivi prettamente nazionali.

Bandiera europea... in alto mare.
Bandiera europea… in alto mare.

UN ESEMPIO RECENTE – Poco prima delle rivolte che hanno portato al tracollo del Governo di Kiev, il Presidente francese Hollande ed il Primo Ministro Cameron si sono incontrati nella base aerea britannica di Brize Northon. Due gli argomenti in programma: il futuro dell’Unione Europea e un accordo bilaterale per la realizzazione congiunta di un UCAV (Unmanned Combat Aerial Vehicle), per ora genericamente indicato come Future Air Combat System. Le aziende coinvolte sono le inglesi Rolls Royce e Bae e le francesi Thales e Dassault, cui è stato commissionato uno studio di fattibilità del valore di 198 milioni di dollari. Gli inglesi attingeranno al know-how conseguito con il programma Taranis, i francesi attingeranno alle esperienze del programma Neuron. Quest’ultimo è stato sviluppato in collaborazione con l’industria italiana, svedese, spagnola, greca e svizzera. Insomma, si svuota o comunque si indebolisce un programma multinazionale per uno bilaterale, che però assicurerà un po’ di respiro alle reciproche industrie coinvolte, senza considerare che esse rimarranno comunque troppo piccole per competere, soprattutto nel mercato dei droni, con quelle statunitensi ed israeliane che sono già leaders nel settore. Per quanto riguarda il futuro dell’Unione Europea, invece, c’è disaccordo totale. Per Hollande la rivisitazione dei Trattati non è prioritaria, Cameron invece ricorda che ha promesso ai britannici un referendum per l’uscita dall’Unione entro il 2017 e che l’intero futuro dell’Unione Europea va ridiscusso. Insomma, non c’è accordo sull’idea che si ha di Europa, figurarsi sulla difesa. Eppure qualcosa di sorprendente accade allorchè in seguito all’incontro il progetto FACS viene presentato come “il futuro UCAV europeo“. Qualche giornalista, allora, non capisce bene e chiede: “ma se le industrie italiana, tedesca, svedese, ecc. non sono state interpellate, perché questo drone viene definito europeo?”. Alcuni ufficiali di Sua Maestà rispondono prontamente: “una volta sviluppato e messo in produzione, dovrebbe essere adottato da tutti e 28 i Paesi dell’Unione, se è vero che si vuole una difesa comune!”. Mentre questo ragionamento viene ripetuto altre 26 volte, ciascuno per i propri programmi, i russi entrano in Crimea, i Paesi baltici intasano le linee telefoniche di SHAPE (il Comando Supremo Alleato in Europa) e i vari Governi nazionali chiedono ai propri consiglieri dove si trovino Odessa, Sebastopoli e Feodosiya. In seguito, l’Unione Europea ha alzato la voce, congiuntamente agli Stati Uniti, contro la Russia di Putin. Chissà se Catherine Ashton, mentre minacciava Mosca di sanzioni a nome dell’Unione, si sia resa conto di rappresentare il vaso di terracotta tra i vasi di ferro.

Marco Giulio Barone

 

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