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Evoluzione e trend del terrorismo internazionale

Miscela Strategica – Il terrorismo internazionale rappresenta una delle sfide più significative che il sistema internazionale moderno si sia trovato ad affrontare dal termine della seconda Guerra Mondiale, avendo dimostrato, negli ultimi settant’anni, una capacità di adattamento all’ambiente internazionale tale da riuscire a contribuire alla trasformazione del concetto stesso di guerra.

LA GUERRA AL TERRORE – La fine del sistema bipolare e la conseguente instaurazione del nuovo ordine mondiale hanno contribuito ad accentuare fortemente il processo di privatizzazione della violenza. Per effetto della globalizzazione, l’erosione della sovranità statale, risultato dell’indebolimento della relazione costitutiva tra stato e territorio, ha portando ad una profonda trasformazione dello spazio della politica. Gli effetti più marcati di tale cambiamento si sono riscontrati nell’aumento dell’importanza dei meccanismi di mercato e nella diffusione del controllo della violenza esercitato da una varietà più ampia di attori, tra cui gruppi armati non statali che fanno un uso illegittimo della violenza, come i terroristi.

Il terrorismo internazionale, nel tentativo di adattarsi a questo spazio globale, ha subito un’evoluzione nell’orientamento, nella struttura e nei metodi tanto profonda da rappresentare nell’attuale sistema multipolare uno dei principali fattori di insicurezza internazionale. All’emersione di questa nuova minaccia globale corrisponde una nuova idea e una nuova forma di guerra, asimmetrica e non convenzionale, combattuta contro avversari non statali, che apparentemente più deboli evitano il confronto diretto tramite lo strumento militare per colpire obiettivi politici, culturali o sociali.

UNO SGUARDO INDIETRO – Il terrorismo internazionale contemporaneo iniziò a delinearsi nel contesto bipolare caratterizzato dalla contrapposizione tra i due blocchi, ove le grandi potenze a tratti tolleravano, sfruttavano a proprio vantaggio o addirittura contribuivano a generare  i gruppi terroristici.

Primo tra questi, il terrorismo mediorientale, che dopo aver maturato la consapevolezza che non fosse possibile ritrovare le condizioni per una svolta nella propria area, iniziò a rivolgersi alla comunità internazionale, cercando di internazionalizzare la questione palestinese. Motivato dall’ideologia, nazionalistico per sua natura, portava avanti obiettivi identificabili e cercava, attraverso la rivendicazione dell’atto terroristico, di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica per ottenere legittimazione, arginare l’azione dei governi e bloccare il sostegno che ricevevano dai Paesi filo-occidentali nell’area mediorientale.

Insomma, un terrorismo transnazionale, che andava oltre i confini, attraverso la cooperazione tra gruppi terroristici appartenenti a Paesi diversi, accomunati dalla stessa ideologia e dagli stessi obiettivi di natura strategica. Nel caso del terrorismo palestinese, esso si contraddistinse  per la confluenza di diversi gruppi armati in seno ad una grande organizzazione, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

CARLOS, LA PRIMULA ROSSA – Una delle personalità simbolo del terrorismo nell’epoca bipolare fu Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos, venezuelano d’origine, marxista-leninista per educazione e filo-islamico per affiliazione. Negli anni Settanta e Ottanta, Carlos fu al centro di una rete terroristica internazionale ritenuta responsabile di numerosi attentati in Europa, tra cui il sequestro nel quartier generale dell’OPEC a Vienna, nel 1975, di circa 70 persone. Il fallimento di tale operazione gli costò l’espulsione dal FPLP, da cui era stato assoldato per eliminare i ministri del petrolio iraniano e saudita. Oltre che a gruppi terroristi palestinesi e tedeschi, Carlos ebbe rapporti con i servizi segreti di numerosi Paesi, tra cui i servizi della Romania, che lo assoldarono per assassinare alcuni dissidenti rifugiatisi in Francia e distruggere gli uffici di Radio Free Europe a Monaco di Baviera.

Il terrorismo “mercenario” di Carlos, che si adattava perfettamente alle dinamiche dettate dal confronto tra le due superpotenze facendo ricorso ai suoi servizi in maniera strumentale, non riuscì ad evolvere seguendo i profondi mutamenti del contesto internazionale post 1989. Una volta persa la protezione delle grandi potenze, che con l’instaurarsi del nuovo ordine mondiale non avevano più bisogno del suo operato, la missione di Carlos e la sua forma di terrorismo vennero condannate all’estinzione, lasciando spazio all’emersione del terrorismo internazionale nelle sue dimensioni attuali.

Frammento di ordigno recante le insegne di Hezbollah.
Frammento di ordigno recante le insegne di Hezbollah.

IL TERRORISMO CONTEMPORANEO – Dagli anni Novanta il terrorismo è stato dominato da forze fondamentaliste islamiche, unite dall’ideologia, dalla strategia operativa e dall’interpretazione univoca dei propri obiettivi: diffondere la lotta armata islamica a livello globale per sconfiggere i nemici dell’Islam, siano essi interni, come i regimi arabi moderati e apostati, o esterni come “i crociati e i sionisti”.

Il terrorismo di matrice islamica si è evoluto tramite un profondo cambiamento strutturale, passando attraverso una processo di decentralizzazione a livello operativo, logistico e finanziario, che ha dato vita ad una struttura a rete, molto meno incline ad un’effettiva repressione statale rispetto a un’organizzazione gerarchizzata. I gruppi terroristici internazionali più attivi si presentano come reti di cellule relativamente indipendenti, in contatto tra loro e con il nucleo centrale, a cui  resta il solo compito di fornire l’ombrello ideologico, tramite i più moderni strumenti offerti dalla rivoluzione delle tecnologie di comunicazione occidentali.

FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO – Mentre in passato le principali risorse economiche del terrorismo provenivano dai riscatti dei rapimenti o dalla sponsorizzazione degli stati che ne appoggiavano la causa, la privatizzazione del terrore ha portato ad una vera e propria economia di sostentamento del terrorismo, in cui ogni cellula ha la possibilità di autofinanziarsi tramite i più sofisticati strumenti della finanza internazionale.

Per il proprio finanziamento, i gruppi terroristici hanno iniziato ad integrare lo sfruttamento delle risorse economiche tradizionali con nuove opportunità offerte dal mercato occidentale, seguendo due direttrici opposte. La prima è rappresentata dal riciclaggio di denaro, operazioni attraverso cui viene data una parvenza legittima a risorse provenienti da contrabbando, traffico di armi, droga o altre attività di natura illecita. La seconda direttrice è rappresentata dal money dirting, ovvero il trasferimento di capitali di provenienza lecita, quali fondi versati da società produttive, commerciali o di servizi, dallo sfruttamento di organizzazioni caritatevoli o tramite altri sistemi di trasferimento di fondi utilizzati in un secondo momento per fini illeciti.

L’ex Segretario di Stato americano Colin Powell ha definito il denaro l’ossigeno del terrorismo: “senza risorse per raccogliere e distribuire il denaro in tutto il mondo, il terrorismo non potrebbe funzionare”. In un ordine in cui il terrorismo internazionale risponde maggiormente alle logiche del mercato che a quelle della politica tradizionale, dimostrando di poter contribuire in maniera più significativa di molti Stati nel determinare la distribuzione delle risorse materiali e immateriali nel mondo, sarà forse più sul piano economico rispetto al campo di battaglia che verrà a delinearsi il nuovo terreno di scontro globale.

Martina Dominici

La carta sugli attentati terroristici del 2013, recentemente sulle nostre pagine. Clicca per aprire.
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