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Un BMP-3 si esibisce in un "display" ad un salone internazionale
Un BMP-3 si esibisce in un "display" ad un salone internazionale

L’industria russa del settore difesa

Miscela Strategica – Per possedere Forze Armate moderne e pronte a rispondere alle nuove sfide, per la Russia non è sufficiente ridisegnarne la struttura organizzativa. E’ anche necessario disporre di un’industria che possa sostenerle e dotarle di mezzi allo stato dell’arte. Le difficoltà all’ammodernamento che l’industria russa vive mettono tuttavia in dubbio la sua capacità di raggiungere gli obbiettivi posti dal Cremlino. Qual è dunque lo stato dell’industria russa e quale quello della ricerca? Quali sono i piani per il suo sviluppo e ammodernamento? E per terminare, qual è il posto della Russia tra le industrie della difesa del globo?

I CONTI COL PASSATO – Il passato sovietico pesa enormemente sul settore della difesa russo. Il dato più indicativo è la percentuale delle aziende statali, ma ciò che più ne rispecchia il retaggio è la modalità con cui il controllo statale viene esercitato. Un tempo le industrie erano controllate dai ministeri pertinenti, sistema messo da parte negli anni ’90. Nella fase di ristrutturazione dell’industria, operata tra il 2006 ed il 2008, è stato però creato un sistema molto simile: il controllo dello Stato ora viene esercitato attraverso 55 grandi compagnie, le quali possiedono il 40% dell’industria della difesa ed il 60% della produzione del settore. Un altro 20% delle imprese vede la presenza azionaria dello Stato per oltre il 25%. Il problema insito in questa organizzazione è ciò che già in epoca sovietica era prassi: l’enorme apparato statale che sovrintende al settore è un buco nero per i finanziamenti stanziati per i più svariati progetti. Ma la volontà di superare questi ostacoli, mostrata dal Cremlino (e da Serdyukov in particolare) dal 2008 in poi, hanno portato la lotta anti-corruzione e per la trasparenza tra le piorità (per quanto difficile, visto che i dettagli delle commissioni annuali sono classificati per il 70% circa, secondo le stime di alcuni esperti, contro il 6-7% circa degli USA, ad esempio). Tra i provvedimenti più significativi, la sostituzione dei dirigenti in alcune posizioni-chiave e una maggiore autonomia per  le agenzie deputate a compilare i reports classificati, tra le quali spicca Rosoboronzakas. Quest’ultima opera per conto della Commissione preposta alla gestione degli appalti per le forniture dall’industria.

COS’ALTRO? – Un’altra peculiarità russa è che le sue imprese del settore vivono una crisi dal punto di vista della manodopera a disposizione. Dopo lo sgretolamento dell’URSS e, più tardi,  la crisi del 1997, la produzione calò dell’80% e la forza lavoro impiegata di due terzi. Ciò che è rimasto è una manodopera poco qualificata e la cui età media (stime) si aggira attorno ai 50 anni, con una percentuale di under-30 attorno al 20% del totale di impiegati. Il problema in futuro sarà dunque anche la mancanza di un ricambio generazionale nel settore, dato che i giovani cercano occupazioni con una retribuzione migliore. Il tutto è aggravato dalla dislocazione geografica delle aziende del compartoi difesa, spesso in aree remote del Paese, isolate e con poche prospettive di impiego alternative al settore. Dal punto di vista finanziario, le industrie russe vivono una situazione difficile in primis a causa delle inefficienze nel metodo di allocazione delle commesse e degli sprechi. Nonostante una crescita continua (con una pausa allo scoppio della crisi globale nel 2008) negli stanziamenti, un settore che trova nello Stato il proprio cliente principale (talvolta unico) non è mai riuscito a riformarsi in un’ottica di apertura al mercato e rimane pertanto esso stesso inefficiente. Altro problema è la mancanza di ammodernamento degli impianti stessi: un rapporto del 2009 calcolava attorno al 74% lo stock di mezzi di produzione obsoleti.

GPV 2020 – In questo contesto si inserisce GPV 2020 (Gosudarstvennaya Programma Vooruzheniya), il programma statale per gli armamenti per il periodo 2011 – 2020. Forze Armate ridotte in numero implicano un affidamento maggiore alla tecnologia e ad equipaggiamenti moderni ed efficienti per poter raggiungere i propri scopi sul campo di battaglia. Il GPV 2020 vuole essere la risposta a tale fabbisogno, prefiggendosi per il 2020 di fornire il 70% dell’equipaggiamento necessario, da ottenere con fondi per circa 20 trilioni di rubli (ai quali si aggiungono ogni anno stanziamenti ad hoc). Quest’ambizioso piano pone serie sfide per la propria realizzazione e l’industria russa avrà difficoltà nel completarlo. L’obsolescenza dei macchinari, le caratteristiche della manodopera e gli altri problemi già evidenziati sono un formidabile ostacolo. A ciò si aggiungano le seguenti altre limitazioni: la legge sulla mobilitazione del 1997 e la legge sulle riserve di materiali del 1994. Il derivante obbligo di firmare contratti con lo Stato per mantenere le capacità di mobilitazione delle FA distoglie preziose risorse che altrimenti potrebbero essere destinate alla produzione o all’ammodernamento tecnologico.

Un datato MiG-29 scorta il caccia di V generazione T-50
Un datato MiG-29 scorta il caccia di V generazione T-50

SCIENZA, RICERCA E SVILUPPO – Prerequisito per la fornitura di un equipaggiamento moderno è la ricerca e lo sviluppo di quest’ultimo. Circa il 35-40% delle spese in ricerca e sviluppo viene destinato al settore militare, il quale impiega il 50% dei ricercatori. Il personale impiegato è generalmente altamente qualificato ed il settore è contraddistinto da un elevato tasso di innovazione e dall’impiego di tecnologie avanzate. Ma non sono tutte rose e fiori nemmeno per questo campo della Federazione. Una parte considerevole delle attività di ricerca e sviluppo non ha prodotto risultati, secondo l’ex-ministro Serdyukov (e Putin sembra essere d’accordo), ed il budget viene mal gestito. Per rispondere a questi problemi, nel 2011 è stato creato il Consiglio per la Politica Scientifica e Tecnica (il cui compito è quello di preparare e implementare piani per la ricerca e lo sviluppo), mentre l’anno successivo è stata istituita la Fondazione per la Ricerca Avanzata (che finanzierà progetti di ricerca fondamentali e ad alto rischio). L’attività di coordinamento e sorveglianza rafforzata sulla buona gestione dei fondi ai progetti di ricerca dovrà fare in modo che si avvii un rilancio della ricerca militare russa che, nonostante le proprie eccellenze, ha anch’essa subito danni dalla crisi susseguente il crollo sovietico e l’assenza di riforma che ha in generale afflitto l’intero sistema Russia. L’obbiettivo è quello di colmare un gap di un ventennio rispetto alla ricerca del “Mondo occidentale” ed in tal senso la priorità sarà data allo sviluppo di tecnologia “dual-use” (sia militare che civile), al miglioramento del processo di sviluppo degli armamenti ed alla modernizzazione dell’equipaggiamento militare.

IMPORT – La perdita di “know-how” che la Russia ha vissuto in certi settori e l’assenza di progressi in alcuni campi della ricerca rallentano o addirittura impediscono la produzione e la fornitura dell’equipaggiamento moderno richiesto per le Forze Armate (si veda per esempio la difficoltà nello sviluppo del SLBM classe Bulava o i bassi standard dei componenti elettronici russi). Come già praticato da Serdyukov, la Russia farà affidamento anche sull’acquisto di equipaggiamento da Paesi esteri (tra i più conosciuti  l’acquisizione di 4 unità anfibie classe Mistral dalla Francia, trattative e contratti esplorativi per circa 3000 Veicoli Leggeri Multiruolo dall’italiana Iveco e UAV dalle Israel Aerospace Industries) qualora le industrie di casa non riescano a rispondere alle esigenze dell’apparato militare. Tali accordi di fornitura permetteranno allo stesso tempo di importare tecnologia che manca a Mosca, sebbene per un certo periodo (non breve) la renderà dipendente dall’estero. Prendendo gli anni dal 2008 al 2012 come riferimento, i dati del SIPRI indicano che i maggiori esportatori verso la Russia sono stati la Repubblica Ceca (commesse di aerei l-410 turbolet), l’Ucraina (motori per gli aerei Yak-130) oltre che Israele, Francia e Italia.

EXPORT – Non bisogna però essere indotti a pensare che le difficoltà che l’industria della difesa russa vive le impediscano di esercitare un ruolo di primo piano nella fornitura di armamenti alle forze militari di altre nazioni. I prodotti dei settori di punta russi hanno continuato ad essere richiesti e a conquistare fette del mercato globale. Sempre prendendo in esame i dati elaborati dal SIPRI per il periodo 2008 – 2012, emerge che l’industria russa detiene il 26% del mercato globale, in crescita di 2 punti percentuali rispetto al quinquennio 2003 – 2007 e secondo solo agli USA che detengono il 31%. I principali destinatari delle armi russe sono l’India, che assorbe il 35% delle esportazioni del Cremlino (le quali costituiscono il 79% delle importazioni di New Delhi), la Cina con il 15% (69% delle importazioni totali di Pechino), l’Algeria,  con il 14%. Altri partners importanti di Mosca sono il Vietnam, la Siria, il Kazakhstan ed il Venezuela. Le due aree regionali principali per l’export russo sono l’Asia e l’Oceania che ne assorbono il 65% (il ruolo russo nella corsa agli armamenti nel Sud-Est Asiatico è rilevantissimo, fornendo soprattutto aerei Su-30MK e Su27S insieme a missili, quest’ultimi acquistati da Indonesia, Malesia e Vietnam). Gli armamenti dell’export moscovita sono principalmente aerei (46%), missili (20%), sistemi di difesa aerea (11%) e veicoli corazzati (10%).

CONCLUSIONI – L’industria russa vive da un ventennio una fase di difficoltà, impedita e incapace di riformarsi, ma il nuovo corso che ha preso piede dal 2008 potrebbe finalmente operare i cambiamenti tanto necessari. Perché questo settore cominci ad essere competitivo ed efficiente passerà un lungo periodo, durante il quale si dovrà recuperare un gap tecnologico e una perdita di “know-how” colossali. Tuttavia le basi di partenza ci sono, come dimostrano le ottime prestazioni di alcune aziende russe e per una volta non sembra mancare la volontà del governo.

Matteo Zerini

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