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Attivisti del PKK curdo: insorti, milizia o terroristi?

Gli attori non-statali violenti

Miscela Strategica – Accade spesso che si parli di terroristi, ribelli, milizie. Chi sono? Come operano? La risposta non è univoca purtroppo e questo rende difficile sia capire che cosa si ha di fronte, sia intervenire per fermare le violenze in aree di crisi quando queste dipendano dalla presenza di uno o più di tali “attori”. Proviamo a dare un’idea.

 

ALCUNE DEFINIZIONI – Per attore non-statale si intende un’entità che non sia soggetto di diritto internazionale, cioè non venga riconosciuta ufficialmente dagli Stati di tutto il mondo (infatti la chiamiamo genericamente attore) e che al contempo interagisca con i soggetti di diritto internazionale riconosciuti. La maniera in cui l’attore non-statale interagisce è di natura varia, dalla semplice relazione al comportamento violento. Gli attori non-statali violenti (VNSA – Violent Non-State Actors) sono, in particolare, quelli che rappresentano una sfida sia all’autorità dello Stato e all’ordine internazionale costituito, sia ai diritti umani e alla loro tutela su scala globale, in quanto la mancanza di riconoscimento internazionale limita la possibilità quanto l’opportunità di agire contro di essi.

 

SIGNORI DELLA GUERRA – Il signore della guerra è spesso una personalità carismatica, con un background di tipo militare o militaristico e la capacità di esercitare il proprio controllo su un territorio principalmente attraverso il potere delle armi. Talvolta queste entità territoriali coesistono con lo Stato di diritto, ma in gran parte dei casi il signore della guerra tende a evitare qualunque forma di ingerenza statale sul territorio sotto il suo controllo, difendendolo all’occorrenza con la forza. Politicamente il signore della guerra pone il proprio interesse personale al di sopra di quello collettivo. Questo provoca un continuo rimescolamento di patti e alleanze, sia con gli attori statali che con altri attori non statali, e ne fa dei soggetti privi di qualunque credito presso qualsivoglia Istituzione (nazionale o internazionale). Gli obiettivi politici dei signori della guerra, infatti, non vanno oltre il possesso di territori e risorse.

 

MILIZIE – Una milizia può essere intesa come una forza irregolare armata all’interno di uno Stato debole o fallito. I membri delle milizie sono di solito di estrazione sociale bassa e si inseriscono in quest’ambiente alla ricerca di denaro, risorse, potere e sicurezza. Può accadere che l’arruolamento avvenga in modo coercitivo, ma spesso è volontario, perché visto come un’opportunità o, in alcuni casi, anche come un dovere. Talvolta le milizie sono l’espressione di un gruppo, una comunità oppure un’etnìa. Possono infatti operare sotto l’egida di leader locali o etnici o capiclan, oppure essere dei secessionisti delle forze regolari che si autogestiscono. A tal proposito è utile sottolineare come una milizia possa anche essere al servizio, diretto o indiretto, di uno Stato. Le milizie capeggiate da uno Stato sono di solito ottimi combattenti per i conflitti non convenzionali. Essendo staccati da qualunque vincolo o catena di comando, si collocano però al di sopra della legge. Un ambiente particolare nel quale le milizie si sviluppano facilmente sono quei territori in cui fazioni diverse o gruppi religiosi non si sentono tutelati a sufficienza dal potere centrale. Il caso di scuola sono le “favelas” di Rio de Janeiro, in cui i residenti hanno dichiarato di sentirsi più sicuri grazie all’istituzione della milizia.

 

FORZE PARAMILITARI – La distinzione tra forze militari e paramilitari non è sempre chiara. Una possibile caratteristica comune è che le forze paramilitari siano un’appendice dell’apparato governativo. Spesso, infatti, le forze paramilitari operano con il tacito consenso degli apparati governativi, quando non con l’appoggio espresso. Sunil Dasgupta, uno dei più autorevoli analisti che si occupano di forze paramilitari, le classifica come «armed formations outside regular military and police commands» («formazioni armate fuori dai comandi di forze armate e polizia»). Sottolinea inoltre come questi tipi di forze siano di solito scarsamente addestrate, equipaggiate con armi leggere e altamente frammentate. Il loro organigramma e le loro funzioni vengono ridisegnati frequentemente, ma il loro reclutamento su base politica consente ai regimi che le fondano di controllare capillarmente il territorio a un costo molto basso. Tuttavia alla facilità di creazione e dispiegamento, si contrappone la difficoltà di controllo una volta attive.

 

INSORTI – Gli insorti possono essere definiti come un movimento organizzato atto a minare la forma di Governo vigente su un determinato territorio mediante la sovversione e la lotta armata. La forma più articolata di insurrezione è quella tesa a deporre un Governo e prendere il potere rimpiazzandolo, prefigurandosi quindi come un vero movimento politico. L’insurrezione può avere anche obiettivi parziali o meno ambiziosi, come l’autonomia o l’indipendenza di una regione rispetto allo Stato centrale. A livello ancora inferiore vi sono le insurrezioni di dissenso politico, tese solo a modificare in maniera più favorevole agli insorti le leggi e le istituzioni dello Stato centrale. Tipicamente gli insorti tendono a delegittimare il Governo sostituendosi a questi come autorità legittima. Per gli insorti il controllo sulle azioni di un determinato Stato è il fine ultimo. Insoddisfatti dello Stato e di solito intransigenti nelle trattative, essi cercano di rimpiazzare l’ordine costituito con uno nuovo, basato sui principi che proclamano e intendono affermare.  I motivi che inducono a voler sovvertire l’ordine di uno Stato vanno dal desiderio di autodeterminazione e richiesta di indipendenza (Tigri Tamil in Sri Lanka) alla volontà di instaurare uno Stato di stampo

Combattenti di Hezbollah, ritenuto un’organizzazione terroristica (in ogni sua componente o solo in parte) da Australia, Bahrein, Canada, Consiglio di Cooperazione del Golfo, Francia, Israele, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea

maoista (ribelli in Nepal, ora parte del Governo) piuttosto che basato sulla Shari’a, per fare alcuni esempi (Talebani). Come si può notare, molti tratti caratteristici degli insorti si sovrappongono a quelli di milizie e paramilitari. In effetti è talvolta difficile distinguere, anche perché uno stesso attore può ricoprire più ruoli, per esempio sia milizia locale che movimento ribelle/insorto. La difficoltà di inquadrare i gruppi combattenti nelle varie categorie (e comprendere le intenzioni del VNSA in questione) fa ben capire perché ogni volta che si verifichi una ribellione o un’insurrezione la comunità internazionale trovi difficile decidere se e da che parte intervenire.

 

ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE – Alcuni VNSA usano il terrore come tattica. Per le organizzazioni terroristiche il ricorso alla violenza indiscriminata contro obiettivi civili non solo è fondamentale per la loro strategia, ma è anche la loro caratteristica per definizione. Questi gruppi cercano di solito il cambiamento politico attraverso l’uso della violenza. Tuttavia le diverse organizzazioni terroristiche sono parecchio eterogenee in termini di origini e obiettivi. Ognuna delle quattro categorie di terrorismo moderno identificate da David Rapoport – anarchici, anti-coloniale, di sinistra e religioso – ha avuto una propria serie di organizzazioni che desiderano il “cambiamento” e usano la violenza per realizzarlo. Le quattro fattispecie non sono ovviamente rigide, ma si evolvono, si compenetrano, coesistono oppure si succedono. I successori delle organizzazioni terroristiche anticoloniali, per esempio, sono gruppi insoddisfatti del risultato della decolonizzazione, e ricercano l’autodeterminazione nazionale attraverso la campagna terroristica, unico modo rimasto loro per esprimere dissenso e per raggiungere i propri obiettivi. Per questi gruppi lo Stato rimane il punto di riferimento e la rivendicazione principale. Quando tali gruppi hanno la simpatia popolare, un grado di legittimità e un certo controllo del territorio, in genere prendono anche alcuni tratti dei movimenti insurrezionali. Tuttavia, è chiaro che all’inizio del XXI secolo, il terrorismo più pericoloso e al momento più temuto non sia più quello perpetrato dai gruppi nazionalistici di questo tipo, ma quello dei gruppi radicalizzati, come le formazioni ormai tipiche dell’Islam militante. Anche se il terrorismo ha una lunga storia, gli eventi dell’11 settembre 2001 hanno dato un inedito rilievo. Da allora la maggior parte dell’attenzione si è spostata verso Al-Qaeda, l’organizzazione terroristica responsabile della distruzione delle Twin Towers del World Trade Center e dell’attacco al Pentagono.

 

Marco Giulio Barone

 

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