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Il sottomarino SSBN statunitense USS Maine in navigazione
Il sottomarino SSBN statunitense USS Maine in navigazione

L’evoluzione della guerra sottomarina

Miscela strategicaDa sempre l’uomo, affascinato dal mondo sottomarino, ha cercato un modo per navigare sotto la superficie, come dimostrato dalla campana di vetro sperimentata da Alessandro Magno (333 a.C.) e dai visionari progetti di Leonardo da Vinci. Vediamo come ci è riuscito

 

LE ORIGINI – Il primo sommergibile militare funzionante, in grado di navigare in superficie e all’occorrenza immergersi per un periodo di tempo, fu progettato nel 1776 dallo studente dell’Università di Yale David Bushnell: il “Turtle” (tartaruga), a forma di uovo.

In seguito Horace Hunley, ufficiale dell’Esercito confederato, nel 1863 ideò un battello armato con una mina esplosiva (torpedine) agganciata a una lunga pertica sul muso. Quest’unità, durante la Guerra Civile americana, inflisse per la prima volta una perdita al nemico affondando la corvetta nordista Housatonic nella rada di Charleston (South Carolina) prima di essere a sua volta affondata.

Il primo sommergibile da combattimento, dalle forme oggi usuali, è stato l’USS Holland (SS-1), progettato tra il 1880-1890 da John Holland, un irlandese emigrato negli USA.

Nel 1900, infatti, Holland vinse una gara d’appalto della Marina americana con il suo progetto innovativo, che comprendeva siluri autopropulsi lanciati da un tubo ricaricabile, un motore elettrico a batteria da impiegare in immersione e lo scafo che consentiva di navigare in mare aperto.

 

LA PRIMA GUERRA MONDIALE – L’Holland costituì la base per lo sviluppo di nuove tecnologie come motori diesel, periscopi, siluri migliorati e il ricorso alla radiocomunicazione. L’Impero tedesco intuì la portata di queste innovazioni e si dotò di una flotta di Untersee-Boote (U-Boote) che durante la prima guerra mondiale (1914-1918) inflisse gravi perdite agli Alleati, soprattutto nella campagna di Gallipoli (Dardanelli).

L'USS Hollande, 1898
L’USS Holland, 1898

Inizialmente i tedeschi, detentori di un primato tecnologico, non sfruttarono appieno questo potenziale, rispettando le convenzioni internazionali che proteggevano le navi mercantili.

Nel 1915, però, Kaiser Guglielmo – intenzionato a isolare l’Inghilterra – autorizzò la guerra sottomarina senza restrizioni che ebbe come conseguenza l’affondamento del transatlantico Lusitania e l’entrata in guerra degli USA al fianco degli Alleati.

Nel corso del conflitto il sommergibile si rivelò così insidioso da generare una nuova forma di guerra navale, quella antisom (Anti-Submarine Warfare, ASW) combattuta con la formazione di convogli, navi civetta (mercantili con armamento occultato), sensori come il rivelatore subacqueo (sonar) e le cariche di profondità.

Al termine della guerra, con il Trattato di Versailles fu proibito alla Germania di possedere i micidiali U-Boote e le forze vincitrici si spartirono i battelli superstiti per studiarli.

 

LA SECONDA GUERRA MONDIALE – Durante questo conflitto i sommergibili d’attacco (hunter killer) svolsero un ruolo essenziale negli oceani. In Atlantico, infatti, gli U-Boote della Kriegsmarine nazista, costruiti segretamente in violazione del Trattato di Versailles, in poche settimane dall’inizio delle ostilità affondarono numerose navi britanniche civili e militari.

Gli inglesi istituirono subito il sistema di convogli rodato durante la Grande guerra e potenziarono le loro forze ASW con radar, il varo di corvette, fregate e piccole portaerei di scorta. I tedeschi guidati dall’ammiraglio Karl Donitz, però, adottarono la tattica del “branco di lupi” derivata dall’osservazione degli animali (come lo swarming nel combattimento urbano), attaccando simultaneamente un solo convoglio nemico con 10-15 U-Boote. Questa tattica efficace fu vanificata dalla continua intromissione di Hitler nella gestione Donitz e dalla decrittazione, nel 1941, del sistema cifrato di comunicazione tedesca basata sulla macchina Enigma.

Nel Pacifico, invece, dopo l’attacco a Pearl Harbor (1941) che decimò la flotta di superficie USA, gli americani condussero un’aggressiva campagna sottomarina contro le forze giapponesi.

Alla fine della guerra, i sommergibili americani avevano affondato un terzo delle navi da guerra giapponesi distrutte e oltre la metà del naviglio mercantile, subendo però le perdite maggiori per la Marina.

 

Sommergibile russo classe Kilo. GLi ultimi modelli hanno la propulsione AIP
Sommergibile russo classe Kilo. GLi ultimi modelli hanno la propulsione AIP

DAL SOMMERGIBILE AL SOTTOMARINO – Con la “Guerra fredda” le superpotenze iniziarono a produrre una flotta sommergibile imponente, funzionale al nuovo scenario internazionale.

Gli americani furono i primi a introdurre la propulsione nucleare, che consentì la nascita dei sottomarini: battelli limitati nella navigazione in immersione solo dalla resistenza dell’equipaggio e dalle scorte. Nel 1960 il sottomarino d’attacco nucleare (Attack Submarines-SSNTriton fu il primo battello hunter killer a compiere la circumnavigazione del globo in immersione. Gli Usa, inoltre, idearono per primi anche i battelli dotati di missili balistici nucleari (Ballistic Missile Submarine-SSBN) per integrare l’arsenale strategico. Questi ultimi, noti come boomers (bombardieri), potevano lanciare le proprie armi nucleari dai porti di partenza, ma per occultarsi e renderne efficace la deterrenza, navigavano verso i cosiddetti “i santuari dei sottomarini”, zone particolari (come parti della banchisa artica) che per loro conformazione rendono difficile il rilevamento sonar.

Tra i recenti sviluppi che hanno riguardato i sommergibili il più importante è l’ideazione del sistema di propulsione a celle di combustibile (Air-Independent Propulsion-AIP) che li rende in grado di operare a lungo senza riemergere aumentandone l’autonomia in immersione.

 

CONCLUSIONI – Sommergibili e sottomarini, nelle loro versioni hunter-killer e boomers, costituiscono un efficace moltiplicatore di forza potendo compiere, con i dovuti distinguo, diverse missioni: dal bombardamento convenzionale a quello nucleare, dal pattugliamento classico alla conduzione di operazioni speciali in appoggio a propri incursori.

Inoltre, la sola minaccia del loro utilizzo in teatri operativi può pesantemente influenzare una campagna militare, come nel caso della guerra delle Falkland (1982). Durante il conflitto, infatti, la marina argentina non dispiegò tutto il suo potenziale per il timore fondato di incontrare SSN britannici, evento drammatico che si concretizzò con l’affondamento da parte dell’hunter – killer HMS Conqueror (S48) dell’incrociatore General Belgrano (2 maggio). Per questi motivi oggi i principali attori internazionali emergenti – come la Cina e l’India – sono interessati all’acquisto di battelli sempre più moderni, silenziosi e letali, in grado di costituire un serio deterrente per le marine avversarie.

 

Francesco Tucci

La distribuzione di sottomarini e sommergibili nel mondo.
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